Le banche europee stanno guardando al futuro, e nel farlo stanno aprendo alle tecnologie stablecoin. È questo quanto afferma un recente report di S&P Global, che vede una potenziale crescita fino a 1.100 miliardi di capitalizzazione per questo settore, limitatamente a quelle che replicano il valore dell’euro. Si tratterebbe di una crescita enorme dai circa 650 milioni di dollari di capitalizzazione registrati a fine 2025.
Una crescita che vorrebbe dire aumentare di quasi 1.700 volte la capitalizzazione, grazie alla presenza, afferma sempre S&P Global, di regole chiare come quelle del MiCAR, che permettono ai grandi gruppi bancari di iniziare a sperimentare nel settore senza più il timore di aggressioni (figurate) da parte dei regolatori.
Il 2026 sarà l’anno giusto
Le stablecoin sono pronte a entrare nel mainstream della finanza europea nel 2026. Questi token digitali, spesso ancorati uno a uno alle valute tradizionali, promettono una maggiore stabilità rispetto agli asset crypto privi di garanzia, pur mantenendo molti degli stessi vantaggi: velocità, bassi costi e tracciabilità. Questo le rende uno strumento potenzialmente utile sia per gli investimenti (tramite asset tokenizzati) sia per le transazioni commerciali, soprattutto quelle transfrontaliere.
Così apre il suo lungo report sullo stato delle stablecoin in Europa pubblicato da S&P Global, un report che contiene delle stime molto ottimistiche della penetrazione di queste tecnologie anche sui mercati europei. A spingerle saranno settori come quello della tokenizzazione degli asset e anche del trasferimento di denaro.
La forbice di crescita è tra più modesti 25 miliardi, che vorrebbero comunque dire un aumento della capitalizzazione di questi asset superiore a 38 volte, partendo dai 650 milioni di dollari attuali. Dopo un 2025 di studio, sarà dunque il 2026 l’anno della consacrazione di queste tecnologie, che sempre per lo stesso gruppo potrebbero arrivare a valere 1.100 miliardi di cap, il 4,2% circa dell’intero mercato degli overnight deposit in Europa.
Le banche globali rispondono alle minacce
Da quella che sembrava una minaccia, S&P afferma che nasceranno delle opportunità, che sono state già segnalate dall’ingresso nel settore del consorzio di 9 banche, poi diventate 11, all’interno del quale ci sono anche le italiane Unicredit e Banca Sella.
Altre banche sono già attive da tempo – vedi Deutsche Bank – tramite delle controllate e altre probabilmente ne arriveranno anche a stretto giro. Questo nonostante l’arrivo di un euro digitale che – almeno stando a quanto raccontano dalla cabina di regia – avrà una doppia vita sia come moneta digitale per i consumatori, sia come moneta wholesale per i grandi operatori.
Una sfida per la quale però le stablecoin hanno un vantaggio considerevole: sono tecnologie già pronte e la cui implementazione richiede, nel peggiore dei casi, pochi mesi. L’Euro Digitale invece, ammesso che tutte le votazioni vadano per il verso giusto, difficilmente vedrà la luce prima del 2028-29.
La teoria di S&P si inserisce in un filone costruito ormai da tempo da analisti e commentatori: il ritardo europeo su queste tecnologie è dipeso in larga parte dal ritardo del regolatore, che prima ha annunciato regole imminenti e poi le ha prodotte soltanto dopo un cammino durato sei anni. Vedremo se i numeri che si faranno registrare a fine anno confermeranno questa teoria.
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