Non solo Bitcoin e crypto. La settimana che oggi – almeno per quanto riguarda le contrattazioni classiche – si conclude sarà ricordata per una delle più terrificanti per quanto riguarda determinate correzioni. Sebbene gli indici tengano e siano vicini comunque ai massimi, ci sono stati singoli titoli in borsa che – pur non essendo in alcun modo correlati con il mondo crypto – hanno incassato perdite enormi.
Cosa sta succedendo? In realtà l’unica questione che sembrerebbe essere chiara è l’assenza di certezze, con trimestrali forse non al top che però puniscono più di quanto sarebbe razionale aspettarsi. Da AMD a Amazon, passando per l’argento, e anche per titoli assai più nostrani come Stellantis. Nessuno sembra essere al riparo da intemperie di mercato che in pochi forse avremmo ritenuto possibili, almeno a certe latitudini.
È la qualità degli asset a mancare?
Bisogna fare una prima considerazione: ci sta vedere delle correzioni su certe azioni, soprattutto se tali correzioni arrivano dopo trimestrali non entusiasmanti. È stato il caso di AMD, che in una settimana ha lasciato sul campo il 13%, con le cifre che sono state in alcuni momenti delle contrattazioni di ieri anche più basse (fino al 17% di perdita).

È stato il caso di Stellantis, che mentre vi scriviamo di Stellantis, che dopo aver perso il 23% nella sola sessione di oggi si trova a distanze siderali da quei 26,94€ di massimo che l’azienda comandava soltanto a marzo 2024. Il gruppo ha comunicato lo stop ai dividendi e oneri per 22,2 miliardi nel 2025. Anche qui, certamente ci sono state delle ottime ragioni per una correzione, ma le proporzioni lasciano letteralmente esterrefatti.
Caso argento: dopo aver toccato massimi vicini a 120$ sul mercato spot, oggi viene scambiato a 73$ circa. L’argento è esattamente, fisicamente parlando, quello che era una settimana fa. Il prezzo non sembra però considerare queste verità fisiche. Segno da un lato che le grandi corse lasciano poi dei buchi importanti negli order book, dall’altro che siamo in un contesto estremamente punitivo non appena si presentano appunto delle correzioni.
Lo stesso oro, che rimane uno dei trade più importanti e solidi anche per il 2026, si trova a scambiare a qualcosa in meno del 10% rispetto ai massimi toccati soltanto qualche tempo fa. Ripetiamo: nessuno sta contestando la bontà dell’oro come asset, ma semplicemente segnalando difficoltà enormi per i mercati non appena arrivino delle minime riconsiderazioni.
Bitcoin accompagna, ma non è da solo…
La cosa curiosa è che mentre tutti i giornali si affannano a sottolineare la (comunque imponente) correzione che ha colpito Bitcoin, in pochi si preoccupano di confrontarla – anche per un giorno terribile come quello di ieri – a quanto abbiamo visto accadere su asset che molto più raramente vengono derisi.
Non è un togliersi sassolini dalla scarpa, anche perché con la performance recente di Bitcoin c’è poco di cui rallegrarsi. Tuttavia, anche i ricchi (e gli storicamente affidabili) piangono, per quella che è una fase di mercato dove di certo c’è… soltanto l’incertezza.
Esagerate preoccupazioni AI?
Per il momento probabilmente sì. Gli investimenti continuano e sono molto meno circolari di quel che sembrano e certe reazioni sembrano dovute più alla fantasia dei soldi infiniti che ad un effettivo stress del settore.
Preoccupazioni cicliche ai limiti del FUD che però riescono talvolta a governare i comportamenti di certi operatori di mercato, retail inclusi.
Nel frattempo però, sessione all’attacco sia per l’argento, che recupera circa il 4%, sia per Bitcoin, che dopo aver toccato i 60.000$ nella nottata, ha trovato un (momentaneo?) bottom e ha recuperato livelli di prezzo di quasi il 10% più elevati.
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