Nei mercati finanziari, anche nei più imprevedibili come quello di Bitcoin (BTC), si dice che non può piovere per sempre, e che dopo una lunga tempesta ritorna sempre il sole. Questo è tendenzialmente vero, ma non è sempre facile capire quando i venti avversi iniziano ad esaurirsi e tornano definitivamente le condizioni per una nuova fase di recupero.
L’outlook resta ancora particolarmente incerto, soprattutto dopo la brutta capitolazione registrata dagli holders che ha complicato ancor di più un sentiment già eroso dai precedenti cali. In questo articolo proviamo a fare chiarezza e vediamo i tre fattori chiave da tenere sotto controllo per valutare se ci sarà nei prossimi giorni un progressivo ritorno della domanda e una ripartenza dei prezzi.
1-Il primo dato da osservare per un recupero di Bitcoin
Per poter anche solo pensare ad un recupero di Bitcoin, è imprescindibile che si arrivi innanzitutto a placare la pressione di vendita che si è scagliata negli ultimi giorni sugli order book dei mercati. È necessario che i prezzi inizino a consolidare sopra il primo supporto rilevante, al momento della stesura collocato in zona $60.000, con un open interest che si stabilizza ed un funding rate che ritorna ad un territorio ampiamente positivo.
Soprattutto è fondamentale che la spinta aggressiva dei taker sell registrata negli ultimi giorni si plachi, e che il CVD nelle borse spot e futures vada verso un rialzo. Finché proseguirà la tensione e l’order flow resterà sbilanciato lato vendita, ogni tentativo di rimbalzo rischia di rivelarsi vano. Prima di tutto dobbiamo aspettare che gli orsi escano dal mercato, per poter davvero ipotizzare un’inversione.

Attenzione: è estremamente raro vedere volumi importanti da parte della domanda dopo che si è registrato un sell-off da -30% in 8 giorni. Bitcoin resta imprevedibile e saremmo felici di essere smentiti dalla price action, ma nel brevissimo sembra quantomeno improbabile che i tori tornino subito a prevalere sugli scambi.
Ci vorrà del tempo per assestare tutto, costruire nuovi posizionamenti e un nuovo flusso di acquisti. Ovviamente ci può stare nel frattempo qualche rimbalzo tecnico e qualche strappata al rialzo, visto anche l’aumento registrato sul fronte volatilità, ma per parlare di vero e proprio recupero strutturale dovremo attendere che il mercato assorba psicologicamente quanto accaduto e inizi a rimarginare le ferite lasciate dal crollo.
2- Serve un solido ritorno della liquidità
Già a metà dicembre dello scorso anno, e più recentemente a fine gennaio, avevamo spiegato come uno dei problemi principali di Bitcoin e del mercato crypto fosse la mancanza di nuova liquidità che potesse alimentare il rally. La capitalizzazione del comparto stablecoin è ferma ormai da mesi, senza più immissioni di nuovo capitale e con addirittura una lieve contrazione su USDT e USDC.
Questo per ovvi motivi porta contestualmente anche difficoltà sui prezzi degli asset risk-on come Bitcoin, che vivono letteralmente di liquidità. Vi facciamo notare come lefasi più bullish degli ultimi 3 anni siano arrivate quando la capitalizzazione di USDT a 60 giorni cresceva in modo significativo, mentre i ribassi sono avvenuti quasi sempre in concomitanza con fasi di stagnazione.

Non basta guardare l’indice M2, come molti analisti erroneamente fanno. Occorre che arrivi una nuova ondata di mint sulle principali stablecoin e che quest’ultime fluiscano poi con forti inflow verso gli exchange, dove tipicamente avvengono le negoziazioni. Teniamo inoltre sotto osservazione eventuali segnali di nuove iniezioni di liquidità a livello macro, che tendono comunque a riflettersi sui mercati con tempi e modalità più dilatate.
3- Bitcoin ha bisogno di domanda forte dagli Stati Uniti
Negli ultimi giorni abbiamo spesso visto aprire le sessioni di Wall Street con brutti scarichi su Bitcoin, cosa che ha poi ovviamente influito sulla price action e sui pessimi risultati lato ETF. Questo pattern ha accompagnato un Coinbase Premium Index fortemente negativo, che ha toccato il suo valore più basso da dicembre 2024.
Ricordiamo che questo indicatore calcola la differenza tra il prezzo di Bitcoin spot su Coinbase e quello su Binance, ed è tendenzialmente utilizzato come proxy della domanda istituzionale dagli investitori USA. Un valore negativo indica generalmente una maggiore pressione in vendita sul mercato americano ed un controllo da parte delle negoziazioni più “internazionali” che avvengono su Binance.
Per poter pensare ad un recupero di Bitcoin è di primaria importanza che il Coinbase Premium Index recuperi vigore fino a tornare in territorio positivo, cosa che potrebbe comunque accadere anche in tempi ristretti. È però fondamentale che la forza USA si mantenga per più sessioni consecutive (come accaduto durante il rally di maggio/giugno 2025), così da riportare fiducia e stabilità nella struttura del mercato.

Tutto è relativo, anche nei mercati
A prescindere da quando ritornerà ufficialmente la fase bull per Bitcoin, ognuno di voi dovrebbe ragionare innanzitutto sulla propria strategia, e basare la propria operatività in funzione di essa. Come diciamo sempre, i mercati sono relativi: uno scenario che per molti può sembrare rischioso per la propria gestione del rischio, per altri potrebbe essere un ottimo momento per riposizionarsi ed accumulare.
Se eravate bullish a $120.000 e siete investitori di lungo periodo su Bitcoin, non vediamo il motivo per cui non dobbiate esserlo con prezzi decisamente più a sconto, a maggior ragione visto che i fondamentali non sono cambiati di una virgola. Se invece state solo cercando di speculare nel breve periodo, cercate di fare attenzione ed attendere un segnale concreto di ripresa prima di tuffarvi nella mischia.
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