Quanto avvenuto la scorsa settimana ha riaperto il sempiterno dibattito sui colpevoli delle correzioni di Bitcoin. Come quasi sempre accade, anche questa volta in tanti hanno guardato in direzione dei derivati, e in particolare dei futures. I futures, dicono, creano mercati con leve gigantesche che poi, alla prima sollecitazione, si sciolgono come neve al sole, trascinando a cascata tutto il comparto. Ma stanno davvero così le cose?
I numeri vanno guardati. Per noi lo ha fatto Alessandro Adami in questo speciale, che ha analizzato la questione sul fronte opzioni e individuato delle anomalie che ci raccontano un pezzo – interessante e importante – della storia. Altri invece di guardare i numeri non si sono preoccupati e hanno puntato il dito, ancora una volta, verso un mercato dei derivati che questa volta non ha avuto colpe.
Una questione preliminare: la psicologia del capro espiatorio
Prima di passare alla questione più squisitamente numerica, lasciateci spazio per parlare di nuovo di un aspetto molto naturale, molto umano e molto… sbagliato.
Prima che qualcuno si offenda: è una tendenza naturale del cervello umano trovare spiegazioni plausibili, possibilmente semplici e che si facciano carico di ogni colpa.
È molto difficile accettare che siamo stati liquidati perché eravamo posizionati in modo scorretto. Così come è difficile accettare che ci possano essere delle correzioni di un asset che abbiamo acquistato con convinzione – e che magari raccontiamo a tutti, da anni, come la soluzione a tutti i problemi del mondo.
Il mondo reale, quello degli adulti per intenderci, è però diverso. Non solo infatti possono esserci concause – Alessandro le ha analizzate per voi e sopra trovate il link – ma in aggiunta certi strumenti (come i futures) possono avere effetti positivi e negativi, a seconda di quale sia lo scenario che noi riteniamo ideale.
Chiusa la parentesi psicologica, passiamo ai numeri.
I numeri: sono stati i futures?
Risposta breve: no. Risposta lunga: non ci sono state liquidazioni significative e non ci sono stati degli eventi a cascata che hanno fatto crollare Bitcoin o le altre criptovalute. Il dato è sotto gli occhi di tutti, è stato ricostruito anche da parti terze e non vi è nulla del deleveraging improvviso e violento, come ad esempio invece è avvenuto il 10 ottobre scorso.

- Quando i futures sono problematici
Se non conosci il funzionamento del mercato dei futures sulle crypto, più avanti troverai una spiegazione sommaria ma puntuale. Se lo conosci, lasciati dire che i futures sono particolarmente problematici in un caso specifico:
- Quando la leva monta ovvero le scommesse con poco margine diventano considerevoli sul totale degli scambi;
- Quando ci sono movimenti di prezzo improvvisi e profondi che iniziano a innescare liquidazioni automatiche.
Sono problemi che hanno tutti i mercati dove operano i futures a leva (ricordi il crollo dell’argento di giovedì?) e che sono molto difficili da contenere.
Sul mercato dei futures non ci sono circuit breaker, ovvero dei meccanismi che interrompano le contrattazioni nel caso di ribassi eccessivi. E i meccanismi che si attivano automaticamente con liquidazioni per quantità di denaro importanti spesso peggiorano il problema invece di risolverlo.
Il caso del 10 ottobre
A prescindere da come la si pensi sull’innesco (è stata colpa di Binance? È stata colpa della leva eccessiva? È stata colpa di Trump? Tutte e tre le cose?), sappiamo meccanicamente cosa sia successo il 10 ottobre, tale da causare almeno 19 miliardi di liquidazioni.
Sappiamo infatti che le liquidazioni sono state così importanti per quantità da far innescare i temutissimi ADL, sistemi automatici che cercano sul book posizioni contrarie al fine di chiudere la liquidazione senza danni per l’exchange.
Sono meccanismi disordinati, che spesso incontrano book di ordini già massacrati e che – è diventato chiaro il 10 ottobre – non sono neanche troppo efficienti.
In quel caso sì: a prescindere da chi abbia acceso la miccia, il patatrac è stato causato senza dubbio alcuno dal mercato dei futures.
Il mercato dei futures crypto
In realtà in questo calderone finiscono prodotti molto diversi tra loro:
- Futures propri: sono quelli del CME di Chicago, hanno scadenza, sono cash settled, nel senso che a fine contratto si vede chi ha guadagnato – e lo si paga in dollari – e chi ha perso – che paga in dollari. Non hanno sottostante, ma non sono certamente oggetto delle leve folli che siamo abituati a vedere su altre tipologie di futures;
- Futures perpetual: vengono chiamati futures ma vi assomigliano più che esserlo. Sono prodotti che non vanno mai a scadenza e che vengono regolati utilizzando il funding rate, ovvero un meccanismo che rende più o meno conveniente andare long o short a seconda di quanto il prezzo è distante da quello spot.
Spiegazione grezza (ci torneremo in altri approfondimenti), ma che dovrebbe darti un’idea di come facilmente si può arrivare a situazioni di leva eccessiva.
E dunque? Perché mai dovremmo accettare l’esistenza dei futures? Perché non proibirli?
La sindrome di Batman
Quando i futures – non è stato questo il caso – sono fonte di problemi, tornano anche quelli che vorrebbero proibire tutto ciò che – talvolta – causa problemi. È un caso tipico di sindrome di Batman: il mondo è storto e qualcuno dovrà pur raddrizzarlo.
Ci sono però diverse questioni che chi parte all’attacco dei futures ignora:
- I futures svolgono un ruolo enormemente positivo per la price discovery, rendono il mercato più liquido e più in generale, anche quando guidano la formazione del prezzo rispetto ai mercati spot, offrono più solidità nei book.
- Bandirli? Come? I futures sono contratti tra le parti: in qualunque parte del mondo ci si può accordare con qualcuno per scambiarsi un contratto di questo tipo. L’arrivo di piattaforme DEX come Hyperliquid rende poi ancora più difficile attaccare i gestori dei mercati, ammesso che abbia senso farlo.
- Non può esistere un mercato maturo che non consenta di prendere posizioni in entrambi i versi, cosa che i futures aiutano a fare in modo egregio. Tutte le volte che ai ministri di questo o quel paese (categoria di persone ciclicamente colpita dalla sindrome di Batman) hanno proibito ad esempio le vendite short, non ne hanno quasi mai ricavato alcunché, anche in termini di sostegno al prezzo.
Purtroppo – e torniamo alla questione del mondo degli adulti – problemi complessi (ammesso che siano problemi) non possono essere risolti in modo semplice. Bitcoin e crypto continueranno, in alcune circostanze, a soffrire eventi di liquidazione importanti. Con il tempo diventeranno meno ricorrenti, soprattutto con l’evolversi del mercato. Difficile però pensare che sia una buona soluzione bandire i futures. Ammesso che (e stiamo facendo un enorme sforzo di fantasia) sia possibile.
Una nota storica
Una parte dell’odio per i futures da parte dei bitcoiner deriva dal lancio dei prodotti al CME di Chicago, nell’ormai lontano dicembre 2017. Un lancio che coincise allora con il top di quel ciclo.

Il lancio avvenne il 18 dicembre 2017 e il massimo di 19.700 USD, del giorno prima, non fu più raggiunto per lungo tempo. Effetti – forse – di un mercato che fino ad allora aveva offerto poco accesso a short puliti, ma con il ruolo dei futures presso la più grande borsa derivati del mondo che – come in tutte le storie del passato – è stato forse raccontato in modo esagerato.
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