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GALERA

1.000 chilometri per 66 milioni in Bitcoin e crypto: per i due scatta la GALERA

Un altro caso di attacchi - questa volta con calcoli completamente campati in aria.

Mille chilometro – per sottrarre criptovalute non con l’inganno, ma con la forza. È la storia di due adolescenti statunitensi, ora assicurati alla giustizia, che da San Luis Obispo, California, hanno raggiunto Scottsdale, Arizona, per sottrarre 66 milioni di dollari in criptovalute. Una storia che ora è materiale per le cronache giudiziarie, con i due che sono stati già arrestati.

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È soltanto l’ennesimo caso di attacco a detentori di criptovalute, con l’Europa e in particolare la Francia che però detengono il triste primato, anche come conseguenza della diffusione di dati sulle proprietà crypto da parte di ormai ex dipendenti del fisco francese.

Travestiti da corrieri

Il piano era stato ben articolato. I due si sarebbero infatti travestiti da corrieri e si sono presentati nella casa che ritenevano ospitare ricchi, anzi ricchissimi investitori in Bitcoin e criptovalute. Avrebbero – sempre secondo quanto racconta FOX 10 Phoenix – fatto il loro ingresso in casa e poi avrebbero legato due dei membri della famiglia e li avrebbero picchiati.

Le detenzioni effettive in crypto delle vittime non sarebbero però state confermate dalla polizia. Una delle vittime, durante il sequestro, ha più volte negato di essere in possesso di criptovalute.

Ora i due dovranno rispondere di diverse gravi accuse: furto con scasso, aggressione aggravata e sequestro di persona. Sempre secondo quanto riporta Fox 10, i due erano in possesso di pistole realizzate con stampanti 3D, seppur prive di munizioni.

Un piano apparentemente articolato che però non ha fatto guadagnare loro criptovalute, ma una probabile condanna ad anni di carcere.

Problema sicurezza

È un problema che non riguarda l’informatica, ma il mondo fatto di carne e ossa dove malintenzionati attaccano detentori (in genere noti) di grandi quantità di criptovalute. È successo più volte in Francia negli ultimi mesi, complice la cessione di informazioni da parte di una dipendente del fisco francese a bande criminali organizzate.

E succede anche altrove, cosa che dovrebbe spingere tutti a essere più modesti nel rendere pubblici i propri investimenti. I malintenzionati, purtroppo, ci sono – e come in questo caso sembrerebbero essere pronti a praticamente tutto pur di mettere le mani su Bitcoin e crypto – investimenti che si possono trasferire senza intermediario e che dunque sono più attrattivi per questo tipo di attività criminali.

L’Italia sembrerebbe essere per il momento una sorta di isola felice, anche se ebbe una discreta eco il caso dell’italiano sequestrato a New York proprio agli stessi scopi.

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