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Fuga da Bitcoin e crypto? Exchange, emittenti stablecoin e progetti guardano a nuovi business

I grandi business investono anche altrove. È necessariamente un problema?

Il cambiamento è evidente. Sta avvenendo su diversi fronti e sta coinvolgendo diversi dei player più strutturati del mondo crypto. Dai miner agli emittenti di stablecoin, passando per gli exchange, sono pochi a rimanere con le mani in mano e a confermare business model che nel nuovo mondo finanziario potrebbero rendere poco e male. In tanti ci leggono una fuga dal mondo crypto. In realtà le cose sono più complesse di così – ed è di questo che ci occuperemo nel corso di questo approfondimento.

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Miner che virano verso l’AI, exchange che vogliono offrire qualunque tipo di asset, emittenti di stablecoin che cercano business alternativi. I movimenti ci sono già – e sarà il caso di iniziare a interpretarli per capire come si sta evolvendo il mercato.

Stablecoin: business model non eterno, c’è chi si guarda intorno

Il mondo delle stablecoin è dominato da due aziende. Tether, che emette USDT e USAT, che ha una gestione per il momento attiva delle proprie riserve e Circle, che invece investe le riserve al 100% in titoli di stato a breve scadenza e altri titoli cash like.

Il rendimento dei bond con maturity a 6 mesi costante. Non potrà rimanere così alta in eterno?

I loro introiti sono fortemente legati – anche se in proporzioni diverse – ai rendimenti dei bond, che non rimarranno in eterno su questi livelli.

Per questo motivo – temendo un contesto ZIRP (zero interest rate policy) – si stanno muovendo. Tether con corposi investimenti nel settore energetico e anche nei media, Circle lanciando una propria blockchain e integrandovi anche dei servizi avanzati per il forex e per le banche.

Con l’arrivo inoltre del settore bancario nel comparto stablecoin, ci sono ottime possibilità di vedere la fetta di market share ridursi per gli operatori crypto native.

Miner: AI più interessante

I miner Bitcoin hanno una quantità importante di energia a disposizione a costi molto bassi. Questo li rende un bersaglio ideale per quelle società del giro AI che hanno bisogno di enorme potenza di calcolo per le inferenze e anche per addestrare i propri modelli.

miner bitcoin
Il calo della difficulty segnale di “addio” dei miner? No. Ci sono altri fattori, dal prezzo ai problemi meteo negli USA.

Tant’è che di accordi tra giganti del mining Bitcoin e giganti del mondo AI ce ne sono stati già diversi. A meno che non si prosciughi l’enorme fiume di capitali che girano nel mondo AI, probabilmente il 2026 sarà l’anno della conferma di questo trend.

Non è un problema. Al contrario, queste opportunità hanno reso il mondo dei miner più solido sotto il profilo finanziario. E con i programmi USA per aumentare la produzione di energia, con ogni probabilità ce ne sarà sempre più che a sufficienza per destinarne anche al mining Bitcoin.

Exchange: la super App

Diversi exchange si stanno evolvendo verso una sorta di super App per investimenti su tutti i settori, per i pagamenti (tramite carta e conti basic) e più in generale per qualunque tipo di esigenza legata al denaro e agli investimenti.

Ben Zhou spiega ai lettori di Criptovaluta.it® i prossimi trend

Ne avevamo già parlato con Ben Zhou di Bybit, in un’intervista dove ci aveva anticipato una tendenza che dovrebbe essere ormai chiara per tutti.

Dalla tokenizzazione delle azioni all’accesso a futures sui principali indici, passando per le carte crypto che ormai permettono di spendere – tramite i servizi degli exchange – le nostre crypto dove vogliamo.

Ripple e i servizi finanziari classici

Il trend è confermato anche dall’acquisto di importanti infrastrutture TradFi da parte di società del settore come Ripple. Hidden Road, ma anche GTreasury, che sono già integrate parzialmente con i prodotti crypto del gruppo, compresa la stablecoin RLUSD.

È un altro segnale della grande trasformazione in corsa, alla quale parteciperanno ad avviso di chi vi scrive sempre più società.

È un problema?

Da un lato ci sono gli entusiasti di un’integrazione sempre maggiore. Dall’altro i puristi che vedono questo percorso come una sconfitta degli ideali iniziali del mondo crypto.

La verità è che si può lavorare su entrambi i fronti. Da un lato le società che hanno accumulato capitali importanti nel settore hanno diritto (e dovere verso gli eventuali azionisti) a cercare anche delle linee di business alternative. Dall’altro si possono certamente rinforzare gli intendimenti più puramente crypto. Partendo dall’assunto che senza soldi non si cantano messe.

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