L’incontro tra banche, exchange e emittenti di stablecoin è stato produttivo, secondo chi vi ha partecipato, ma non ha prodotto effetti concreti. Parliamo di ciò che è avvenuto ieri, martedì 10 febbraio, alla Casa Bianca, nel tentativo da parte del governo USA di riattivare il percorso del Clarity Act, la legge che regolamenterà il mercato crypto negli Stati Uniti. Una legge che tutti gli analisti ritengono profondamente bullish e il cui cammino è a un punto potenziale di svolta.
Questa volta però, almeno secondo i report dei più informati, a fare le barricate sarebbero state le banche, che avrebbero chiesto limitazioni ancora più importanti per la possibilità degli exchange di offrire rendimenti ai clienti tramite stablecoin.
Cosa dirà Scott Bessent?
Prima di passare al resoconto di quanto avvenuto ieri, sarà il caso di chiedersi quale sarà la reazione di Scott Bessent, Segretario del Tesoro USA. Bessent aveva attaccato pubblicamente – pur senza fare i nomi – Coinbase, exchange che è forse l’unico ancora a spingere per la possibilità di offrire rendimenti ai clienti tramite stablecoin.
Bessent ha più volte ribadito che l’ostruzionismo non sarà tollerato a lungo e che il Clarity Act è necessario per gli USA, che non possono continuare senza una legge chiara sulle criptovalute e sui gestori dei mercati.
Chissà se questa volta si produrrà in una strigliata pubblica indirizzata alle banche, che secondo diversi report nella giornata di ieri avrebbero avanzato richieste ancora più limitanti.
Incontro produttivo, ma senza punti fissati
L’incontro – secondo i partecipanti – sarebbe stato produttivo, parola che in gergo aziendale significa più o meno che ci si è parlati senza insulti ma senza arrivare a conclusioni produttive.
Niente spinta, che comunque difficilmente sarebbe potuta arrivare da un incontro che vedeva pochi C level – ovvero massimi dirigenti dei gruppi – partecipare.
Circolava voce di un ennesimo incontro di scambio di idee, con il governo USA a cercare di fare da paciere affinché si porti a casa il risultato più importante, ovvero il passaggio di leggi che regolamentino il mondo crypto.
Leggi che il governo preferirebbe imperfette (e da sistemare più avanti) piuttosto che non esistenti.
Servirà ora dare una strigliata alle banche, che probabilmente forti del supporto in TV di Scott Bessent hanno ben pensato di alzare la posta, rendendo però parzialmente più difficile il lavoro di sintesi tra i loro interessi e quelli degli exchange.
La questione rendimenti
La questione è semplice: le stablecoin non possono – secondo il Genius Act – offrire rendimenti diretti ai clienti. Questo divieto però può essere facilmente aggirato se saranno gli exchange a offrire tali rendimenti, soprattutto se in virtù di accordi come quelli che esistono tra Coinbase e Circle.
Si tratta però non solo di profitti, perché in realtà le banche temono che la presenza di rendimenti spingerà tanti loro clienti ad affidarsi agli exchange piuttosto che ai conti bancari, con la possibilità di fuga.
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