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RECORD Ethereum: il 30% della supply di ETH è bloccato in staking – come impatta sul prezzo?

Agli investitori piace lo staking di Ethereum, lo dicono questi dati che certificano il boom di ETH!

Continua a crescere la quota economica detenuta all’interno dello staking di Ethereum, che negli ultimi giorni è arrivata a toccare una quota pari al 30% della supply circolante di ETH. Si tratta di un risultato non indifferente a distanza di 5 anni dal lancio del contratto ufficiale di Proof-of-Stake, che contribuisce a ridurre la potenziale pressione di vendita su ether, limitando al tempo stesso l’impatto delle nuove emissioni sull’offerta disponibile.

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Inoltre, va anche segnalato che c’è una quantità molto elevata di validatori attualmente in coda per entrare nello staking, con code che superano i 70 giorni, a discapito di una una fila per l’uscita molto contenuta. Questi dati solitamente piacciono agli holders e vengono interpretati in chiave bullish, ma fino a che punto lo squilibrio si riflette davvero sull’andamento dei prezzi? Vediamo qualche dato in questo articolo.

Ethereum rompe quota 30% della supply di ETH nel contratto di staking

36,87 milioni di ETH: è questo il numero token attualmente bloccati nella Proof-of-Stake di Ethereum, ossia nella sezione dedicata al consenso e alla sicurezza economica del protocollo. Parliamo di un numero che vale per l’esattezza il 30,28% rispetto alla supply circolante della moneta secondo i dati di Validatorqueue.

Il dato è ai massimi storici, reduce da un forte ingresso di capitali registrato negli ultimi mesi, in larga parte riconducibile a investitori istituzionali e DAT, come ad esempio Bitmine, che hanno deciso di trattare ETH come asset produttivo ed approfittare del suo rendimento nativo. Rendimento che in questo momento equivale ad un 3% annuo, offerto a ben 966.409 validatori, ognuno dei quali ha dovuto impegnare almeno 32 ETH cadauno per partecipare al consenso della rete.

Il 30% per della supply vuol dire che 1 ETH su 3 non è disponibile per essere venduto liberamente sul mercato, se non dopo una fase di unstake che richiede ore/giorni in base all’affluenza di uscita dei validatori.

La situazione tra ingressi ed uscite dallo staking di Ethereum

Questa quota del 30%, già di per sé estremamente significativa, è destinata verosimilmente ad aumentare nei prossimi giorni a meno che non accadrà qualcosa di destabilizzante per gli investitori. Infatti se guardiamo ai dati relativi alle code di ingresso ed uscita dei validatori dallo staking, vediamo che emerge una divergenza enorme.

In particolare la coda per depositare ETH nello staking è ai massimi storici, con tempi di attesa elevatissimi, mentre quella per il prelievo è praticamente nulla. In termini più analitici, vediamo che ci sono ben 4,07 milioni di ETH che faranno il loro ingresso nel contratto nei prossimi 70 giorni, mentre dall’altro lato abbiamo appena 128 ETH che lasceranno lo stake nelle prossime ore.

Se dovessimo immaginare in modo fittizio che questa situazione rimarrà invariata per i prossimi 70 giorni, senza nuovi depositi e prelievi, una volta smaltita la coda il contratto di staking arriverebbe a contenere circa 40,94 milioni di ETH, pari al 33,6% della supply circolante del token.

coda validitori Ethereum
Coda validator EthereumFonte dati: https://www.validatorqueue.com/

La distribuzione dello staking di Ethereum

Molto interessante guardare anche a come è composta la classe dei validatori che si occupano dello staking di Ethereum. Infatti non tutti sono singoli operatori indipendenti con 32 ETH depositati direttamente nel contratto, che ricordiamo essere la quota minima indispensabile per l’ingresso. Una quota notevole è infatti ad oggi gestita da servizi di terze parti, in primis piattaforme di liquid staking, che si occupano di aggregare i depositi degli utenti e gestire l’infrastruttura tecnica necessaria per partecipare alla validazione dei blocchi.

Questo vuol dire che tanti investitori che partecipano allo staking e che raccolgono i premi, lo fanno in maniera indiretta con servizi esterni, come Lido, Figment, RocketPool, Binance, Coinbase, Ether.fi, Kraken, Everstake ed altri provider. I dati riportati da Dune Analytics contano qualche ether e qualche validatore in più rispetto a quelli emersi su Validatorqueue, ma più o meno il quadro generale è questo: il 23,44% dello staking è svolto su Lido, mentre i vaidatori singoli compongono il 28% della torta.

Distribuzione staking ETH
Distribuzione staking ETHFonte dati: https://dune.com/hildobby/eth2-staking

In passato si è parlato a lungo di come lo staking sembri per certi versi “centralizzato”, vista soprattutto l’alta quota detenuta da provider come Lido. Ad ogni modo è opportuno ricordare che queste entità rappresentano migliaia di piccoli investitori, e che in ogni caso la “dipendenza” di Ethereum dalle loro pool si è parzialmente ridotta nel corso degli ultimi anni, grazie all’ingresso di nuovi operatori.

Quanto impattano i dati positivi dello staking sul prezzo di ETH?

Sicuramente vedere la quota dello staking di Ethereum che aumenta nel tempo è una buona cosa poiché rafforza la sicurezza del network e restringe la quantità di ETH immediatamente dumpabili sul mercato. Il fatto che tanti ether siano bloccati sullo stake significa che non possono essere venduti tutti di colpo, cosa che riduce l’offerta libera nelle borse. 

Detto ciò, questo non implica necessariamente una spinta bullish sul prezzo di ETH. Spesso gli investitori del mondo crypto intendono erroneamente il concetto di deflazione (o  meglio di riduzione dell’offerta inflattiva) con un meccanismo monetario che porta automaticamente a una crescita del prezzo. Non è in realtà così: non c’è nessun legame diretto tra le due cose, in quanto il prezzo di un asset dipende sempre dall’incontro tra domanda ed offerta.


Avere tanti ETH bloccati nello staking è un elemento che agisce sul lato dell’offerta, riducendo le potenziali vendite, ma non fornisce alcuna indicazione sulla domanda effettiva né implica che l’offerta libera residua non possa essere scaricata causando deprezzamenti. Ad ogni modo, al di là delle distorsioni cognitive di alcuni appassionati, il dato è comunque da intendersi in ottica positiva, soprattutto per lo sbilanciamento che vediamo tra ingressi e uscite dal contratto di staking.

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