Tutto rientrato, o quasi. La difficulty di Bitcoin si è adeguata come da programma e per questo giro abbiamo avuto un aumento del 14%,73%. Trattandosi di una metrica relativamente precisa della potenza di calcolo destinata complessivamente alla sicurezza di Bitcoin – nonché una metrica del livello di attività dei miner per ovvi motivi – è un buon segnale. Ed è anche un segnale che sconfessa tante analisi di crisi del settore mining, che avevano preso a circolare negli ultimi mesi. Il mining di Bitcoin è in ottima salute, anche se il prezzo causa chiaramente qualche problema in termini di ricavi.
Una situazione dunque meno preoccupante di come l’avevano raccontata in tanti. Probabilmente il calo importante del precedente aggiustamento è stato più conseguenza delle avverse condizioni climatiche negli USA che la decisione dei miner di spegnere una parte considerevole di macchine perché non più profittevoli.
La difficulty
Bitcoin è dotato di un meccanismo per tenere la produzione dei blocchi il più possibile vicina ai 10 minuti. Per produrre un blocco i miner devono eseguire una grande quantità di calcoli per trovare un numero (la diciamo molto grezzamente) sotto un determinato livello, moltiplicandolo per il contenuto del blocco (ancora una volta, non è una spiegazione tecnica precisa, ma utile per capire cosa fanno i miner).
Più potenza di calcolo si destina a questa operazione, più – mediamente – questo numero può essere trovato rapidamente. Per questo motivo, ogni circa 2 settimane, il protocollo calcola il tempo medio di produzione delle ultime due settimane per i blocchi, e se più alto di 10 minuti, abbassa la difficoltà nel trovare un numero congruo e valido – e viceversa.

Se la difficulty è aumentata del 14,73% come nell’ultimo aggiornamento, vuol dire che i blocchi sono stati trovati più rapidamente, e al netto delle anomalie statistiche, che c’è stata maggiore potenza di calcolo destinata al mining di Bitcoin.
È un buon segnale. Dall’11 novembre 2025 infatti la difficulty era progressivamente scesa, segnale del fatto che stava scendendo anche la potenza di calcolo destinata a queste attività. In parte saranno state quasi sicuramente le vicissitudini di prezzo. Il calo però enorme che si è avuto il 5 febbraio (e dunque in riferimento alle due settimane precedenti, il crollo del 5 febbraio c’entra poco in sé) è completamente rientrato, come mostra il grafico.
Segnale che quel calo anomalo per proporzioni era da ricondursi in larga parte a questioni meteo negli USA che avevano reso impossibile operare.
Una rondine non fa certamente primavera, ma è una prima risposta a chi aveva preso la tastiera per infestare il mondo con analisi sulla crisi dei miner. I miner sono vivi e vegeti e continuano a contribuire con una potenza di calcolo complessiva vicina ai massimi alla sicurezza di Bitcoin.
Anche per le analisi che riguardano il mining, non possiamo che invitarvi a guardare i numeri più delle ciance sui social. Queste ultime hanno come obiettivo visualizzazioni e click – e non necessariamente la ricerca della verità.
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