La community dei bitcoiner non prende nulla alla leggera. Figurarsi quando in ballo ci sono i bitcoin del creatore dell’intera baracca, Satoshi Nakamoto. È arrivata una proposta per rendere il network resistente ai quantum computer, prevede un complesso sistema per il passaggio e – cosa che ha scatenato le ire degli appassionati – il congelamento di vecchi indirizzi. Congelamento che riguarderebbe anche quantità importanti di $BTC nelle mani, virtuali, di Satoshi Nakamoto. Apriti cielo.
Ci sono almeno due problemi con la questione: il primo è che la parola freeze non piace a nessuno, soprattutto se coinvolge l’entità mistica che ha dato il via al tutto. Il secondo è che non ci sono soluzioni semplici. Si dovrà fare qualcosa di insolito, che probabilmente non si potrà evitare, e che costringerà la community a scegliere tra due situazioni spiacevoli.
Il proposal
Per brevità ti rimandiamo al nostro approfondimento sulla proposta guidata da Jameson Lopp, che prevede un percorso in tre fasi per neutralizzare la minaccia quantum.
Non si potranno, durante la prima fase, inviare Bitcoin verso indirizzi vulnerabili, poi scatterà il congelamento, che si potrà eventualmente superare durante la terza fase.
Senza scendere nei particolari tecnici, la cosa sarebbe piuttosto insolita. Una mossa straordinaria che interviene su uno dei cardini della filosofia di base di Bitcoin: nessuno ha diritto di estromettere altri, che si tratti di criminali, di investitori sbadati che non faranno il passaggio, di persone che hanno perso le chiavi per firmare.
Si tratterebbe dunque di un’eccezione di fronte a un problema… eccezionale. Una cosa da fare una tantum e che però creerebbe un pericoloso precedente, almeno secondo chi sta protestando proprio in queste ore.
Per chi non segue sempre: scontare le dichiarazioni
Per chi non frequenta le community dei bitcoin c’è da ricordare qualcosa, che farà arrabbiare qualcuno. Gli appassionati di Bitcoin non sono esattamente tra i più moderati commentatori delle cose del mondo. L’isteria che governa i toni della discussione arriva ai massimi livelli quando si tocca Bitcoin o qualche parte del suo funzionamento.
La reazione è stata veemente, a occhio maggioritaria, ma il grosso dei commenti andrebbe scontato del fattore bitcoiner. Le discussioni sono sempre accese, sempre estreme e spesso incomprensibili (anche nei toni) per chi arriva da fuori.
Una domanda intelligente
La domanda più intelligente di queste ore riguarda la vera specificità della minaccia quantum rispetto alle altre.
Se qualcuno – fosse anche BlackRock che possiede quasi 800.000 Bitcoin, o Strategy, ormai sulle stesse cifre – dovesse perdere le chiavi o venire bucato, nessuno si sognerebbe di intervenire per ripristinare la giustizia. Hai perso le chiavi e dunque hai perso i tuoi Bitcoin e sono fatti tuoi.
Il network opera secondo l’insindacabile giudizio del codice: se hai le chiavi, puoi firmare. E non importa come tu le abbia ottenute. Non è compito del protocollo ripristinare la giustizia.
Perché si dovrebbe operare diversamente con il quantum? Vale la regola, del codice, che se la firma è valida allora la transazione è valida. Come si sia arrivati a questo processo, non è affare del network di Bitcoin. O almeno, non lo è stato fino ad oggi.
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