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INFLAZIONE ANALISI

Rischio inflazione verso il 3% ad aprile: prediction market puntano sul terrore dei mercati

I prediction market puntano su un'inflazione in forte ascesa per il prossimo mese.
INFLAZIONE ANALISI

L’incertezza che arriva dalla guerra si ripercuote anche sulle aspettative sull’inflazione. Mercoledì 11 avremo il dato che riguarda quella di febbraio, che della guerra non risentirà. Il 10 aprile invece avremo il dato più importante, perché indicherà il movimento dei prezzi di un marzo caratterizzato da forti rincari per carburanti e prodotti petroliferi. Uno sguardo ai prediction market può aiutarci a capire cosa si aspettano i mercati, nella forma di chi comunque ci sta… mettendo i soldi.

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Abbiamo dato uno sguardo a Polymarket, che rimane il più liquido dei mercati delle predizioni. Una finestra che storicamente è stata sempre piuttosto precisa. Vediamo cosa pensano della prossima inflazione, dato marzo su febbraio, e – cosa più importante – di quella di marzo che sarà rivelata ad aprile.

Mercoledì tra 2,4% e 2,5%

In realtà è un dato che è pienamente in linea con le stesse aspettative formulate dagli analisti delle principali banche d’affari. Si tratta di un dato in linea con le letture precedenti. Segnala qualche difficoltà, ma comunque ampiamente preventivata.

Previsioni marzo
Previsioni per il dato di mercoledì

Gli utenti di Polymarket sono quasi equamente divisi tra le due possibilità, con l’arcano che sarà svelato tra meno di 48 ore. I mercati preferirebbero un dato più basso – e questo vale anche per Bitcoin, ma sarebbe comunque in larga parte ininfluente sia sulla decisione del 18 marzo, sia probabilmente sulle successive.

Il dato più importante

Gli utenti di Polymarket prevedono però per il dato che sarà svelato il 10 aprile 2025 un forte rialzo dell’inflazione. Il dato è quello della CPI classica, misurazione dell’inflazione che include anche i costi energetici e che dunque potrebbe essere modificata al rialzo dalla crisi petrolifera in corso.

Aprile
Previsioni per il dato del 10 aprile

Nelle ultime 24 ore l’inflazione sopra il 2,8% è salita fino all’87%, una somma che pare – almeno a chi vi scrive – un tantino eccessiva. È vero che i costi energetici possono avere un impatto considerevole, ma per riportare l’inflazione sopra il 2,8% dovremmo assistere a corse immediate e importanti del costo del petrolio. Potrebbe essere il caso, ma non il caso che vale l’87%.

Pericolo no tagli

L’andamento dei prezzi – in relazione anche al petrolio – preoccupa i più tra gli investitori. Il piano di tagli aggiuntivi di Fed potrebbe essere messo a repentaglio da un ritorno di fiamma dell’inflazione dovuto proprio a queste circostanze.

Un’eventualità che non è da scartare – e che continueremo a valutare anche sul nostro Canale Telegram Ufficiale – tramite il quale potrai sempre rimanere aggiornato su tutte le vicende di mercato più importanti.

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Mauro Dattilo
Mauro Dattilo
2 ore fa

il punto più importante è un altro.
Il mercato oggi sembra reagire più alla paura dell’inflazione che ai dati reali. I prediction market come Polymarket stanno scontando scenari molto estremi, ma spesso questi strumenti riflettono più il sentiment del momento che una previsione economica precisa.
Il dato di mercoledì probabilmente resterà nell’area 2,4-2,5%, quindi in linea con le aspettative. Il vero rischio inflattivo, se mai arriverà, sarà legato ai mesi successivi e soprattutto all’impatto dell’energia. Tuttavia storicamente gli shock petroliferi hanno effetti sull’inflazione con ritardi di diversi mesi, non immediatamente.
Inoltre c’è un aspetto che spesso il mercato dimentica: un aumento temporaneo dell’inflazione dovuto all’energia non implica automaticamente una politica monetaria più restrittiva da parte della Fed. Le banche centrali tendono a guardare soprattutto alla core inflation, che esclude proprio energia e alimentari.
Per questo motivo il mercato potrebbe stare sovrastimando il rischio stagflazione nel breve periodo.
Paradossalmente, nei cicli passati, momenti di forte paura sull’inflazione hanno spesso creato le migliori opportunità di accumulo sugli asset di rischio, soprattutto su criptovalute come Bitcoin ed Ethereum.
In altre parole:
più che il dato di inflazione in sé, il vero segnale da osservare sarà la reazione dei mercati dopo il dato.
Se la paura è già completamente prezzata, anche un dato solo leggermente migliore delle attese potrebbe innescare un forte rimbalzo.