Inflazione USA secondo le aspettative. La CPI headline, la classica che include anche energetici e alimentari, segna +2,4%, identica al dato precedente e soprattutto alle aspettative di Wall Street e analisti. Nessuna sorpresa anche dall’inflazione Core, quella che esclude dal conteggio energetici e alimentari (in genere più volatili), che rimane a +2,5%. Non è il migliore dei mondi possibili, ma neanche il peggiore. Il dato è su febbraio e dunque non include gli eventuali aumenti dovuti alla guerra in Iran.
Non ci sono sorprese, ma vale la pena di ricordare al nostro pubblico che si tratta di uno dei dati sull’inflazione meno rilevanti di sempre. Difficile che Fed cambi idea sul 18 marzo (prossima data di decisione sui tassi), mentre le problematiche e le preoccupazioni sono decisamente altre.
Dato in linea con le aspettative
Reazione per ora fiacca dei mercati, che aspetteranno l’apertura di Wall Street per emettere una sentenza. Bitcoin rimane sopra i 69.000$, dopo averli persi a causa delle notizie che arrivano dall’Iran, con un portavoce dell’esercito di Teheran che ha affermato il passaggio a ritmo di attacco continuo e non solo in risposta.

Il mondo crypto continua comunque, da inizio del conflitto, a operare in modo più tranquillo e privo di grandi sbalzi almeno rispetto all’azionario e anche al mercato delle materie prime più nobili, come l’oro che è da sempre ritenuto una sorta di porto sicuro.
Il dato sull’inflazione appena arrivato cambia molto poco del quadro, sebbene si debba notare che dell’effetto prorompente dei dazi, che a questo punto si sarebbe dovuto osservare, non sembra ce ne sia traccia, se non in misura molto modesta.
Ora la parola a Wall Street
Ora la parola passerà a Wall Street, che apre alle 14:30 e che dovrà decidere che tipo di direzione imprimere ai mercati. Bitcoin e crypto rimangono resilienti, nonostante una situazione sui mercati che – bisogna pur ricordarlo – non è troppo tranquilla.
Più dei dati macro continueranno a dominare la discussione, purtroppo, le notizie che arriveranno dallo scenario bellico in Iran, senza che per il momento si intraveda alcun tipo di soluzione duratura.
Occhi puntati anche sul petrolio, che continua a muoversi in relazione alle notizie che arrivano dallo Stretto di Hormuz, con gli stessi governi coinvolti che non sembrerebbero avere alcuna intenzione di comunicare chiaramente cosa sta accadendo.
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