Era un grafico che faceva ridere. Ora non più. È il grafico che descrive un ciclo di superinflazione così lontano che il grosso dei nostri lettori non solo non ricorda, ma non ne ha mai sentito parlare. Un doppio picco inflazionistico: dopo un’inflazione molto elevata, un ritorno su livelli più bassi e poi un’altra corsa verso l’alto. Il massimo? 14,8% di inflazione. Perché oggi fa paura? Perché ci sono dei temi ricorrenti: Iran, paesi arabi esportatori di petrolio, crisi energetica.
Avere paura, anticipiamo il contenuto, ha senso. Bitcoin potrebbe trovare un momento di svolta e consacrarsi – anche se di incertezza ce n’è tanta. Per l’azionario e altri tipi di mercati, la questione si fa più complicata.
Una breve cronistoria
Non siamo un giornale che si occupa di storia, lasceremo qui soltanto un breve resoconto di quei terribili anni:
- 19 ottobre 1973: embargo petrolifero contro gli USA. Il 6 ottobre di quello stesso anno Egitto e Siria attaccarono Israele. Gli Stati Uniti si schierarono a favore di Israele. Arrivarono in successione prima taglio alla produzione, poi embargo selettivo verso i paesi che sostenevano Israele. L’embargo non sarà revocato fino al marzo 1974. Il prezzo del petrolio passò da 3$ a 12$ al barile.
- novembre 1974: primo top dell’inflazione al 12,1% anno su anno.
- autunno 1978: cominciano gli scioperi alle raffinerie iraniane. A gennaio 1979 produzione crollata di quasi 5 milioni di barili al giorno. Parliamo di circa il 7% della produzione mondiale di greggio di allora. Di lì a poco lo shah Mohammed Reza Pahlavi lascerà il comando dell’Iran. Arriva la rivoluzione di Khomeini.
- 1980: scoppia la guerra tra Iran e Iraq, che complica ulteriormente le cose, non solo sul piano diretto e fisico, ma anche su quello mentale e delle aspettative. In sette terribili anni il mondo si rende conto che l’energia a buon prezzo non è garantita. E che il petrolio può essere sfruttato geopoliticamente.

Carl Quintanilla di CNBC ha pubblicato un grafico che abbiamo visto in tutte le salse negli ultimi mesi. Ora però fa più paura, perché abbiamo:
- Prima crisi: pandemia e boom dell’inflazione, rientrata a grande fatica e con politiche monetarie molto restrittive (quasi alla Volcker, per tornare ai paragoni al 1973-80).
- Inflazione vicina al target: l’inflazione è tornata vicina al target del 2% (in Europa raggiunto pienamente).
- Seconda crisi: la guerra attuale in Iran.
C’è però un trucco nel grafico di cui sopra. I valori riportati per l’una e l’altra linea sono diversi e farli combaciare così perfettamente è un po’ un gioco di prestigio. I trend però si assomigliano in larga parte e se ne dovrà tenere conto.
Paura sì, terrore forse no, considerazione più che dovuta.
Bitcoin davanti a una doppia crisi inflativa
Qui abbiamo parlato con André Dragosch di Bitwise delle reazioni di Bitcoin, in genere positive, all’aumento delle aspettative sull’inflazione. Non è una regola scritta sulle Tavole della Legge, ma è comunque un rapporto interessante e ottimista in una fase di grande tensione sui mercati.
Bitcoin apprezza le aspettative alte sull’inflazione, non apprezza però le conseguenze, ovvero politiche monetarie più restrittive. Sarà difficile tirare le somme – nella speranza che non avremo il bis del periodo tra anni ’70 e ’80, che i genitori di tanti ricorderanno come un periodo terribile.
Gli altri asset
Il mondo del 2026 è molto diverso da quello del 1970-80, fosse anche soltanto per gli strumenti che oggi le banche centrali hanno a disposizione. Per quanto assurdo possa sembrare, oggi hanno non solo maggiore conoscenza di certi fenomeni, ma anche maggiori strumenti e appoggi politici per utilizzarli.
| Asset | Primo shock | Secondo shock |
|---|---|---|
| S&P 500 | -17% nel 1973, -29% nel 1974 | +1% nel 1978, +12,3% nel 1979, +25,7% nel 1980 |
| Dow Jones | -16,5% nel 1973, -27,5% nel 1974 | -3,15% nel 1978, +4,19% nel 1979, +14,9% nel 1980 |
| Oro | +73% nel 1973, +67% nel 1974 | +37% nel 1978, +126% nel 1979, -14% nel 1980 |
Andamenti molto diversi, che lasciano una speranza per chi vuole vedere questo ciclo come identico a quello di ormai 50 anni fa. Torneremo sicuramente a parlarne, soprattutto se – come sembrerebbe – i danni al mercato energetico e delle materie prime dovuti a questa guerra dovessero protrarsi a lungo.
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