A luglio le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate al centro dello scenario geopolitico. Il petrolio ha reagito con un rally che vale +37% su base mensile per il Brent e +28% sul WTI e che ora pesa sugli indici azionari e sulle crypto. La prossima settimana il quadro si complica ancora, perché sul mercato arriva anche una lunga serie di trimestrali delle Big Tech oltre la riunione della Fed.
Il petrolio alza la tensione per crypto e mercati finanziari
Da inizio 2026 il petrolio è ovviamente la commodity che sale maggiormente, con il Brent a +65,45% e il WTI americano a +55,60%. Osservando l’andamento delle scadenze sul future del petrolio il prezzo paga il rischio sulla prima consegna di settembre. Il barile consegnato subito costa di più rispetto a quello consegnato tra sei mesi.

La scadenza settembre 2026 del Brent quota 96,78$, la dicembre 2026 si ferma a 85,52$ e la marzo 2027 scende a 81,28$. Questa configurazione si chiama backwardation e segnala che chi ha bisogno di greggio adesso paga un premio pur di non aspettare.
Petrolio in backwardation
In condizioni normali la curva del petrolio assume la forma opposta, che il mercato chiama contango. Tenere il greggio nei depositi costa in stoccaggio, assicurazione e capitale, quindi la consegna lontana dovrebbe valere più di quella vicina. Il ribaltamento della relazione dice che il barile fisico costa maggiormente ora per il rischio di scarsità.
La pendenza della curva dice quanto dura la crisi
Il dato più interessante riguarda però la pendenza, cioè la velocità con cui lo sconto si riduce. Tra settembre e dicembre il prezzo perde 11,26$, pari a -11,63% in tre mesi. Tra dicembre e marzo la perdita si ferma a 4,24$, cioè -4,96% nei tre mesi successivi. Lo sconto si dimezza abbondantemente nel secondo tratto, e questo indica che gli operatori trattano la crisi come un fatto temporaneo.
Tre settimane fa le tre scadenze si muovevano tutte in area $71-72, con una curva praticamente piatta. Oggi le separano ben $15,50, pari a -16,02% andando dal settembre 2026 al marzo 2027. La causa dello squilibrio si legge nel traffico marittimo attraverso lo stretto di Hormuz. Secondo il sito di analisi dati Kpler, tra il 22 e il 24 luglio sono transitate appena 3 navi al giorno.
La correzione di venerdì colpisce settembre

La seduta di venerdì 24 luglio mostra dove si concentra il rischio. Il prezzo del Brent di settembre ha aperto a 100,67$ e ha chiuso a 96,78$, lasciando sul terreno 3,89$. Il dicembre è passato da 86,70$ a 85,52$ e il marzo da 81,75 a 81,28$. La correzione si è sentita maggiormente sulla scadenza vicina, cioè il punto dove il premio si era accumulato.
Nella notte tra venerdì e sabato l’Iran non ha segnalato raid americani, dopo tredici notti consecutive di attacchi. Se il mercato prenderà sul serio la distensione, a scendere sarà soprattutto il settembre e la curva si appiattirà davanti.
Il Brent su Hyperliquid

Su Hyperliquid il Brent si scambia anche di sabato e domenica, attraverso un contratto perpetuo chiamato BRENTOIL-USDC. Perpetuo significa senza scadenza, quindi il prezzo resta agganciato a una fonte esterna e ora quota 89,33$. Rispetto ai contratti ufficiali il divario vale 7,60$, ed è lo stesso problema del contratto continuo, che incolla scadenze diverse e in alcuni frangenti non coincide con nessun prezzo reale. Tuttavia, non sta facendo registrare movimenti o spike, segno che il weekend sta passando senza particolari tensioni, fino al momento di questa stesura.
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