Bessent aumenta il riacquisto di bond, ma i rendimenti continuano a salire
Fed verso il rialzo dei tassi, mentre Scott Bessent e il Tesoro USA intervengono sui Treasury senza frenare il rialzo dei rendimenti.
11:00 • Pubblicato 10/09/2026
Scritto da Alex Lavarello
Senior Technical Analyst & Trader
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Giornalista finanziario
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Il Tesoro americano ha portato a 6 miliardi di dollari il riacquisto di titoli con scadenza tra dieci e venti anni, operazione partita oggi. È il triplo rispetto all’importo comunicato inizialmente agli operatori. L’intervento punta a contenere la corsa dei rendimenti, ma il mercato ha reagito nella direzione opposta. Il motivo va cercato in ciò che gli operatori prezzano sulle prossime mosse della Federal Reserve, che conta più del Segretario del Tesoro.
Il Tesoro USA triplica i riacquisti sui titoli lunghi, ma i rendimenti salgono lo stesso
La sequenza degli annunci e l’attivismo del Tesoro USA, con il suo segretario Scott Bessent, si sono sviluppati in tre settimane. Il 19 agosto il Tesoro aveva comunicato che avrebbe raddoppiato le operazioni sul tratto lungo, portandole da 2 a 4 miliardi di dollari. Il 9 settembre è arrivato il passo successivo, con il tetto della singola operazione fissato a 6 miliardi. Si tratta del secondo incremento ravvicinato delle somme destinate all’intervento diretto sul mercato.
Il termine “triplicato” può risultare fuorviante, perché i 6 miliardi valgono per l’operazione di oggi, mentre quelle successive del trimestre restano fissate ad almeno 4 miliardi. Soprattutto, la dotazione trimestrale complessiva dei riacquisti del Tesoro resta ferma a 38 miliardi di dollari. Quindi non sono state messe in campo risorse aggiuntive. Il Tesoro ha concentrato quelle esistenti sulle scadenze lunghe, dove la tensione è maggiore. La reazione è stata immediata e contraria alle intenzioni, con il rendimento decennale salito fino al 4,8528%, massimo da novembre 2023.
Dove sono i rendimenti dei Treasury americani oggi
I rendimenti dei Treasury evidenziano una curva interamente spostata verso l’alto, come si osserva dal grafico allegato. Il titolo a due anni (US2Y) tratta al 4,419%, il decennale (US10Y) al 4,835%, il trentennale (US30Y) al 5,287%. Tutte e tre le scadenze si trovano sui massimi o in prossimità dei massimi del 2026.

Da inizio 2026 il rendimento a due anni è quello cresciuto maggiormente con un +27,17%, quello a dieci anni del +15,21%, quello a trenta anni del +8,54%. La scadenza breve ha corso molto più delle altre.

Il confronto visibile nel grafico misura la variazione percentuale da inizio 2026, non l’aumento in punti base. Il titolo a due anni partiva da un livello più basso quindi lo stesso movimento pesa di più. In punti base l’incremento è di 94 sul biennale, 64 sul decennale e 42 sul trentennale.
Perché a correre è la scadenza breve
Il rendimento a due anni, riflette essenzialmente il percorso atteso dei tassi ufficiali della Fed nell’arco del biennio successivo. Le Banche Centrali riescono a influenzare in modo quasi diretto le scadenze brevi.
Il rendimento a trenta anni funziona diversamente. Contiene la media dei tassi attesi su un orizzonte lunghissimo, sulla quale la politica monetaria pesa sempre meno. Il mercato richiede un premio a termine, cioè un compenso per detenere titoli a lunga scadenza, che comportano rischi con orizzonti più lunghi. Quel premio dipende da deficit, offerta di carta e inflazione attesa.
Il fatto che quest’anno a correre sia la scadenza breve indica una cosa precisa. Il movimento è guidato dalle aspettative sulla politica monetaria, non dalla componente fiscale. Se fosse il contrario, davanti a tutti troveremmo il trentennale.
Cosa prezza il mercato sulla Federal Reserve
I futures sui Fed Funds quotati al CME esprimono il tasso medio atteso per il mese di riferimento, e da quel prezzo si ricava la probabilità di ciascuno scenario che è riportata tramite il FedWatch nel grafico. Per la riunione della Fed del 16 settembre il rialzo di 25 punti base viene assegnato al 60,3%, contro un 39,7% di conferma dell’attuale intervallo 350-375.

Per la riunione del 9 dicembre la probabilità di almeno un rialzo sale all’87,3%, mentre quella di almeno due rialzi complessivi entro fine anno raggiunge il 47,1%.
Emerge così la contraddizione di fondo di questi giorni. Il Tesoro acquista titoli sulla parte lunga della curva per contenere i rendimenti, mentre gli operatori prezzano una stretta della banca centrale sulla parte breve. Due direzioni opposte che tendono ad annullarsi.
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