Brent torna sopra 100$: i futures ci dicono cosa può succedere al petrolio nel 2027
Brent supera 100$ e la curva futures va in backwardation: lo shock da offerta a Hormuz alimenta volatilità e rischio rialzista.
21:47 • Pubblicato 10/09/2026
Scritto da Alex Lavarello
Senior Technical Analyst & Trader
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Giornalista finanziario
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Il prezzo del petrolio è tornato sui massimi da maggio dopo il balzo di questi giorni. A spingere le quotazioni è l’intensificazione dello scontro tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz. Il Brent supera i 100$ al barile e si porta sostanzialmente sui massimi dallo scoppio della guerra. Il WTI arriva a toccare i 100$ al barile ma ancora resta lontano dal picco di marzo.
Petrolio sui massimi da maggio, il Brent torna al picco della guerra
Il Brent ha toccato un massimo di 105,84$ al barile e ha superato il picco di 104,87$ segnato a maggio. Si tratta del livello più alto per il greggio europeo dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Il WTI ha raggiunto i 100,88$ al barile e ora quota 99,93$ come si può osservare dal grafico allegato.

Il massimo della guerra per il greggio americano (WTI) resta però a 119,48$ al barile, toccato lo scorso marzo. Su base settimanale il WTI cresce del +9,46% e il Brent del +9,21%, mentre da inizio 2026 salgono rispettivamente del +74,41% e del +72,77%.
Shock da offerta, la curva dei future del Brent in backwardation
La struttura dei prezzi a scadenza racconta uno shock da offerta, cioè una scarsità di barili disponibili subito. Il contratto Brent con scadenza più vicina quota 105,28$ al barile, la scadenza di dicembre 2026 vale 100,65$ mentre quella di marzo 2027 quota 90,22$ come si osserva in allegato.

Il mercato si trova quindi in backwardation, la condizione in cui le scadenze lontane costano meno di quella immediata. Lo sconto vale circa 4,6$ tra il primo contratto e dicembre e circa 15$ verso marzo 2027, pari al 14% in sei mesi. Gli operatori pagano un premio per il petrolio consegnato ora e scontano ancora un allentamento delle tensioni nei mesi successivi. Questo è quello che si definisce shock da offerta.
Cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz
La spinta al prezzo del petrolio arriva dalla più grave ondata di attacchi al traffico marittimo nello Stretto di Hormuz dall’inizio della guerra, entrata nel settimo mese. Gli Stati Uniti hanno distrutto cinque petroliere iraniane nel Golfo Persico e l’Iran ha risposto colpendo dieci navi vicino allo Stretto di Hormuz. Il prezzo del Brent ne sta risentendo maggiormente e guadagna il 30% dai minimi di inizio agosto. Anche il petrolio consegnato fisicamente, e non solo il contratto future, viene pagato più di 100$ al barile, per cui non si è di fronte a mera speculazione finanziaria. Tuttavia, Goldman Sachs vede il Brent a 85$ a fine 2026, ma sopra i 120$ nel 2027 se la produzione del Golfo resterà ridotta.
Le previsioni di Polymarket sul prezzo del petrolio
Sul mercato delle previsioni di Polymarket la soglia dei 100$ al barile data per settembre è ormai già stata raggiunta. Adesso gli scommettitori assegnano il 55% di probabilità a un tocco dei 105$ entro fine mese, il 33% punta ai 110$ e il 12% ai 120$.

Sul lato opposto la discesa sotto i 95$ vale il 77% e quella sotto i 90$ il 51%, un quadro che prezza ancora molta volatilità. Il ritorno del greggio sul massimo storico del 2008 a 147,27$ è dato al 2% entro il 30 settembre mentre le possibilità salgono al 13% entro fine 2026.
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