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La guerra fermerà la macchina miliardaria di questi investimenti: la paura ora colpisce l’AI

Il problema non è solo il petrolio: grossi guai in Corea del Sud e anche altrove...
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I problemi non sono soltanto negli approvvigionamenti di petrolio. Mentre questi ultimi tengono banco su tutti i giornali, c’è chi si preoccupa – dalle gloriose colonne del Financial Times – di cosa ne sarà di una filiera altrettanto importante. È quella dell’intelligenza artificiale e dei relativi data center, che dipendono direttamente e indirettamente da materie prime diverse dal greggio, che però passano comunque (in tempi normali) dallo Stretto di Hormuz.

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A scrivere è un non troppo raggiante Tej Parikh, che parla di zolfo, elio e altri prodotti che sono necessari sia per la produzione di memorie sia per la produzione di chip e che sono tutti bloccati dalla parte sbagliata dello stretto.

I problemi non finiscono con il petrolio

La lista della spesa che non si può fare è riportata su Financial Times ed è lunga e angosciante. Tutti, correttamente, ci siamo occupati dei problemi alla filiera del greggio, dimenticandoci però che c’è tanto altro che passa dallo Stretto di Hormuz e che serve per tenere in piedi l’unico settore che ha regalato qualche gioia nel corso degli ultimi anni. Parliamo del settore dell’AI, i cui data center dipendono da hardware realizzato in Corea del Sud e più in generale nel Lontano Oriente. La Corea, ricorda ancora una volta FT, dipende energeticamente dal petrolio che non sta transitando dallo Stretto di Hormuz, così come dipendono i produttori di memorie da zolfo e elio che dovrebbero transitare da lì.

Non stanno transitando ed è un problema, considerando conto che parte di questi materiali era già sottoposta a un certo supply squeeze per la grande corsa all’acquisto di prodotti finiti da parte dei data center.

Un problema meno importante del petrolio, ma…

Potremmo anche ritenerlo un problema di secondo ordine rispetto a quello del petrolio, anche se comunque degno di attenzione da parte dei mercati. Il settore AI e i suoi investimenti sono stati il motore della crescita delle borse e sono in aggiunta l’unico settore in grado di investire in modo importante in questa epoca.

Per quanto in tanti abbiano provato a ridimensionare, numeri alla mano, la dipendenza dell’economia da questo comparto, rimane questo un problema del quale si dovrà necessariamente discutere, soprattutto se le cose non dovessero normalizzarsi a breve nello Stretto di Hormuz.

Dati gli scambi di battute accesi nel corso del weekend, non sembra ci sia spazio per un pronto ritorno alla normalità, per quanto la speranza, anche per i mercati, sia davvero l’ultima a morire.

La situazione rimane comunque degna di osservazione: una volta che la coltre di fumo alzata dalle preoccupazioni sul petrolio si affievolirà – e si faranno i conti con i danni veri del transito interrotto – si dovrà parlare anche di questo.

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