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Ancora scontro sulla super legge crypto: exchange contro banche per i rendimenti

Si riapre la battaglia sui rendimenti da stablecoin. Accordo a metà non soddisfa il più importante exchange USA.
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Coinbase non sosterrà l’ultima versione del Clarity Act, che include un accordo di massima per limitare la possibilità di rendimenti tramite stablecoin. Questo è quanto riporta Punchbowl, che conferma così che l’accordo di massima tra senatori repubblicani e democratici non è pienamente soddisfacente per le parti coinvolte. Coinbase è l’azienda più interessata alla possibilità di offrire rendimenti ai propri clienti, calcolati dalle detenzioni in stablecoin.

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Coinbase non sosterrà l’accordo, così come era avvenuto per la precedente formulazione, la quale escludeva categoricamente la possibilità di offrire rendimenti. L’attuale formulazione, che permetterebbe rendimenti su azione dell’utente (ovvero su blocco sul conto a tempo, etc) non sarebbe comunque sufficiente per Coinbase, che per il momento però non ha commentato ufficialmente.

Si torna di nuovo indietro sul Clarity Act?

Sembrerebbe di sì. La legge che dovrebbe normare tutto il settore crypto e Bitcoin negli Stati Uniti non sembra avere molta fortuna. L’accordo questa volta bipartisan, non sembrerebbe infatti essere soddisfacente per lo stesso player che aveva organizzato in passato le barricate. Si tratta di Coinbase, che in virtù di un accordo commerciale con Circle ha maggiori interessi economici legati alla possibilità di offrire rendimenti ai propri clienti, legati alle stablecoin.

  • Un’eventualità detestata dalle banche

L’offerta di rendimenti tramite stablecoin è vista come fumo negli occhi dalle banche, che temono di perdere depositi da parte della clientela. Le banche USA offrono infatti interessi sui conti soltanto se di deposito e comunque in misura nettamente inferiore rispetto a quella che potrebbero offrire gli exchange crypto.

FDIC, una delle principali agenzie governative coinvolte nella regolamentazione bancaria, si è già espressa a favore degli istituti, affermando di voler tutelare i depositi bancari, che sono poi funzionali alla trasmissione anche delle politiche monetarie.

Impasse superabile?

Data la posizione di Coinbase – e ammesso che sia confermata – probabilmente no. I politici che hanno trovato l’accordo hanno già invitato tutti alla calma e parlato di FUD della stampa, mentre il Clarity Act va avanti.

C’è il problema delle tempistiche: è di massima importanza che si arrivi a un accordo di massima entro fine aprile, affinché si proceda con la lettura in commissione e le relative votazioni, che permetterebbero – con queste scadenze – l’approvazione entro fine anno.

Le discussioni continueranno con la massima celerità, anche come conseguenza dell’impegno della Casa Bianca, che ha interesse affinché il Clarity Act venga approvato prima delle elezioni midterm.

Per ora mancano comunque conferme da parte di Coinbase – che in passato non ha avuto problemi a confermare pubblicamente la sua opposizione. Ne sapremo con ogni probabilità di più nel corso delle prossime ore, per una giornata che sarà di passione politica.

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