Jerome Powell è intervenuto all’Università di Harvard poche ore fa, parlando di politica monetaria e di tutto ciò che ci aspetta con l’inflazione, i tassi, il mercato del lavoro e anche la crisi energetica. È stato un Jerome Powell più tranquillo di quanto ci aspettassimo. Le sue parole sono state però ampiamente ignorate dai mercati, fatta eccezione per dei movimenti sui tassi attesi.
Jerome Powell, presidente di Federal Reserve, è ancora incerto sugli effetti della crisi energetica in Iran. Ha però idee più chiare sui dazi e sull’impatto di medio e lungo periodo sull’inflazione. E ha anche rassicurato i mercati sulla bolla del credito privato.
Cosa ha detto Jerome Powell, in breve, e gli effetti sui mercati
Jerome Powell ha parlato a lungo, rispondendo anche alle domande di rito degli studenti. Il presidente di Federal Reserve ha spaziato lungo tutti i temi più importanti del momento per i mercati.
- Troppo presto per sapere a che punto siamo con l’inflazione da petrolio
Powell è rimasto sulle stesse posizioni della sua ultima apparizione pubblica post FOMC. Ha affermato, infatti, che è troppo presto per valutare che tipo di effetti ci saranno sull’inflazione a causa della crisi petrolifera. Per chi si fosse perso l’ultima uscita di Powell, qui la nostra diretta di allora.
- Kevin Warsh
Powell ha rifiutato di rispondere su domande che riguardano il suo successore, limitandosi a sottolineare come l’indipendenza di Fed sia un caposaldo del board attuale. È una risposta politica, che poco interesserà i mercati. Ricordiamo ai nostri lettori che durante l’ultima uscita pubblica di Powell, lo stesso ha affermato che non lascerà il board (non come presidente, ma come membro semplice) finché non sarà risolta la questione indagini.
- Nessun problema sistemico dal credito privato
Powell ha confermato che il credito privato non è per il momento fonte di preoccupazione. Vede gli attuali problemi del mercato del private credit come una correzione più che una crisi che potrebbe estendersi ad altri settori.
- Dazi
Powell ritiene che abbiano avuto un impatto una tantum – lettura che può essere considerata come dovish, ovvero maggiormente aperta ai tagli.
La reazione dei mercati
La reazione principale e più interessante è arrivata dal mercato dei bond. I rendimenti, sia sui bond con scadenza a due anni, sia su quelli a scadenza decennale, sono scesi. Segnale che i mercati hanno inteso le parole di Powell come più mansuete rispetto a quelle che si aspettavano.

Degli effetti dei tassi attesi sui bond abbiamo anche parlato in un recente video pubblicato su YouTube. I mercati, fino all’intervento di Jerome Powell, prezzavano addirittura un rialzo dei tassi (25 punti base o poco meno di media). Ora sembrano essere più aperti all’ipotesi tagli.
La situazione rimane comunque molto incerta, in particolare per quanto riguarda il mercato del lavoro (venerdì ci saranno i dati sulla disoccupazione, qui un’anteprima) e per la questione iraniana, che non sembra stia facendo molti passi avanti.
Ricordiamo inoltre ai nostri lettori che oggi, sui tassi in Europa, si è espresso Villeroy de Galhau, presidente della banca centrale francese, con toni più preoccupati di quelli di Powell. La situazione però è assai diversa tra area euro e USA.
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