La blockchain di Tron continua a viaggiare su ottime metriche on-chain, complice soprattutto l’incessante incremento della supply di Tether, che con la sua stablecoin USDT si conferma un punto cardine per l’economia della rete. Negli ultimi mesi, però, l’aumento dei capitali non è stato improvviso, bensì guidato da un movimento lento e costante, seguendo una dinamica che accompagna da tempo anche il token TRX, che negli ultimi 30 giorni ha guadagnato un ottimo +10,5%.
Grazie ai nuovi mint di USDT, il network riesce a trovare continuità e mantenere un livello di utilizzo elevato e costante, con un numero sostenuto di transazioni che genera domanda di blockspace e favorisce l’ingresso di nuove revenue. Vediamo più da vicino l’outlook in cui si sta muovendo Tron, e quali indicatori sostengono l’attività speculativa della crypto TRX.
Tron e USDT: supply stablecoin vicina al record storico
Attualmente la supply di stablecoin presente all’interno della blockchain di Tron segna $86,7 miliardi, a distanza di appena $100 milioni dal precedente massimo storico registrato a metà marzo. Solo nell’ultima settimana, la rete ha visto un ingresso di $563 milioni di nuova liquidità, che corrisponde ad un aumento del +0,65% dei capitali deployati on-chain.
A sostenere questa dinamica è ovviamente Tether USDT, che ha una dominance incontrastata, del 97,8% su tutte le stablecoin del network. Solo la supply di USDT rappresenta $84,9 miliardi di valore, con gran parte dell’attività su Tron che continua a ruotare attorno a questa stablecoin.

Non si tratta comunque di una novità: da anni Tron è uno degli hub principali per i trasferimenti di USDT, e questa sua peculiarità è nota praticamente a tutti gli appassionati del settore. Sorprende tuttavia l’aumento lineare della metrica della supply che, salvo qualche breve outflow, vede entrare in modo costante monete di nuovo conio.
Fees e revenue su Tron aumentano di conseguenza
Un’altra caratteristica più che risaputa di Tron riguarda la sua componente di alta redditività, come ovvia conseguenza di un network arzillo e con alta domanda per eseguire operazioni on-chain. Ricordiamo che per ogni trasferimento gli utenti pagano una fee in TRX, moneta che trae beneficio da questa dinamica economica e porta indirettamente un aumento della pressione di acquisto sul mercato crypto.
Tron ha addirittura tagliato più volte la quantità di TRX necessaria per processare transazioni, come parte di un incentivo economico agli utenti e come misura per “contrastare” l’effetto indesiderato dell’aumento di prezzo del token. In una singola occasione, a settembre dello scorso anno, il network ha addirittura tagliato le fee del 60%, riuscendo comunque a mantenere ricavi elevati e un alto volume di scambi.

A livello di revenue, Tron si classifica come il quarto protocollo più profittevole dell’intero settore, posizionandosi appena dietro Hyperliquid, Circle e Tether, con $1 milione di guadagni netti al giorno.
Gli holders di TRX tra i più resilienti del settore crypto
Un dato molto interessante che si lega agli argomenti discussi finora riguarda il comportamento degli holders di TRX, che in questo momento stanno mostrando segnali di tenuta superiori rispetto a quanto osservato su tante altre crypto. Gli alti ricavi del network e la domanda costante di spazio di blocco portano forte interesse sull’asset, determinando una volatilità estremamente più ridotta rispetto alla media del settore, e un trend rialzista lineare e costante dal bottom di dicembre 2022.
Questo permette a molti holders di scambiare TRX in condizioni di profitto, come evidenziato dalla metrica SOPR che mostra come il prezzo medio di vendita sia superiore a quello dell’ultimo trasferimento on-chain. Si tratta di un dato“anomalo”, nel senso che la quasi totalità delle altre criptovalute negozia a un SOPR negativo in questo momento a causa dei continui ribassi degli ultimi mesi.

Un’altra metrica che analizza la profittabilità degli holders di TRX è il NUPL, che guarda semplicemente ai profitti e alle perdite non ancora realizzati sul mercato. Stupisce anche in questo caso vedere come gli short-term holders, ossia gli investitori attivi almeno una volta negli ultimi 6 mesi, siano già usciti dalla zona di capitolazione dopo il calo di febbraio.
Diversi altri crypto asset, al contrario, restano ancora underwater, con una parte significativa degli holders che fatica a rientrare sopra il proprio prezzo di carico. Anche per i long-term holders, la situazione è più incoraggiante, a conferma di come la struttura del mercato sia sostenuta da domanda reale.

Un indicatore in discesa per Tron
Per Tron non è ovviamente sempre tutto rosa e fiori: ci sono delle dinamiche che non sempre seguono il trend positivo osservato sulle altre metriche. Una di queste è ad esempio il numero degli indirizzi attivi sul network, che da febbraio ad oggi ha visto perdere 1 milione di address – calcolando il dato su una media a 14 giorni.
Parliamo di una riduzione di circa il 30% del totale, che segue in maniera speculare anche il calo del numero di transazioni registrato nello stesso periodo. Ad ogni modo, paragonando la discesa delle due metriche con l’andamento storico di TRX, non sembra che questo rallentamento influenzi in modo significativo il prezzo.

Ci sono comunque anche altri aspetti in cui Tron non è dominante come altre blockchain, specialmente se usciamo dalla logica dei volumi di trasferimento on-chain e della supply stablecoin. In generale il problema principale di Tron riguarda lo scarso interesse verso l’ecosistema di DApps in DeFi, che è usato da poche persone e incassa relativamente poco in termini di revenue rispetto alla chain madre.
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