L’Iran continuerà a riscuotere per garantire il passaggio alle navi dallo Stretto di Hormuz. Questo ci interesserebbe il giusto, se non fosse che fonti del Financial Times affermano che il pedaggio sarà pagato in Bitcoin. Negli scorsi giorni erano circolate poco credibili voci riguardo eventuali pagamenti in stablecoin, criptovalute il cui valore è ancorato al dollaro USA (o ad altra valuta).
Cambio di programma, ammesso che quanto affermato da tal Hamid Hosseini, portavoce di Oil, Gas and Petrochemical Products Exporters’ Union, che afferma appunto che dopo i controlli di rito, il pagamento per il transito deve essere effettuato in Bitcoin, in pochi secondi, e evitando accuratamente il possibile sequestro dei fondi dovuto alle sanzioni.
Prima le stablecoin
In realtà di pagamenti tramite criptovalute a favore delle autorità iraniane si parla da tempo. Già era circolata notizia del pagamento di armi ricorrendo alle valute digitali. Poi, negli scorsi giorni, circolava voce della possibilità, e anzi della preferenza delle autorità iraniane, per il pagamento in stablecoin.
Le stablecoin sono valute digitali il cui valore è ancorato a quello del dollaro tramite – in genere – un sistema di riserve. Tali criptovalute però sono poco utili nel caso di coinvolgimento di paesi sottoposti a sanzioni. Le società emittenti di tali token possono infatti congelare da remoto gli indirizzi tramite i quali si ricevono pagamenti, rendendo impossibile qualunque ulteriore spostamento e operando come sequestro di fatto.
Per questo motivo gli iraniani avrebbero deciso – almeno secondo la ricostruzione di Financial Times – di passare a Bitcoin. A parlare, in virgolettato, è Hamid Hosseini, che sarebbe il portavoce della Oil, Gas and Petrochemical Products Exporters’ Union dell’Iran. Non si tratta di un gruppo direttamente sotto il controllo statale, ma per motivi assai ovvi è comunque vicino alle autorità di Teheran.
Una volta arrivata la mail [con la lista dei membri dell’equipaggio e del carico, N.d.R] e dopo che l’Iran ha concluso la ricerca, i natanti hanno pochi secondi per pagare in Bitcoin, assicurandosi che non possano essere tracciati o confiscati a causa delle sanzioni.
Tecnicamente parlando, questa dichiarazione apre ad almeno due interrogativi:
- Non tracciabili: nel senso che l’Iran ha intenzione di farsi pagare soltanto dopo che si è passati da un mixer? Probabile.
- Pochi secondi: di media servono circa 10 minuti per confermare un pagamento su rete Bitcoin. O Hosseini non ha idea del funzionamento di Bitcoin, oppure non ne hanno idea le autorità iraniane. Oppure, fatto però meno probabile, si utilizzerà Lightning.
Ad ogni modo, una storia curiosa che varrà la pena di seguire, nella certezza che in tanti guarderanno ossessivamente alla blockchain di Bitcoin alla ricerca di pagamenti in $BTC che siano riconducibili alle autorità iraniane.
Un esercizio certamente non futile e che potrebbe essere fruttuoso, data la natura trasparente della timechain.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi
