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Petrolio: shock porterà tassi in alto. Ma c’è una sorpresa positiva per azioni e crypto

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Sono il motore del mondo economico, l’ingranaggio principale – e il conflitto in Iran finirà per modificarne la traiettoria. Parliamo dei tassi di riferimento fissati dalle banche centrali, un tema che impatta anche sui mercati azionari e crypto, con prospettive se vogliamo peggiori rispetto a quelle che avevamo in febbraio, ovvero prima dell’inizio della guerra in Iran.

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Cosa sta succedendo? Lo shock petrolifero avrà un impatto sull’inflazione e sulla crescita. Certe banche centrali potranno ignorare quello sull’inflazione, altre invece dovranno ignorare quello (negativo) sulla crescita. Il quadro che ne esce è positivo – in rapporto – per gli USA – e di gran lunga peggiore per Europa e Giappone.

USA: Bloomberg si aspetta comunque un paio di tagli

Gli economisti di Bloomberg non sono d’accordo con quanto il mercato sta prezzando al momento e ritengono che entro fine anno Federal Reserve taglierà i tassi almeno dello 0,50%, ovvero in due occasioni per lo 0,25%.

Gli USA, nonostante l’inflazione sia ancora molto alta – possono concedersi almeno un paio di lussi. Il primo è quello di ignorare relativamente il prezzo del petrolio – Powell ha confermato che se la crisi dovesse prolungarsi, negli USA si può aumentare la produzione interna.

Il secondo lusso è quello di poter scendere di più con i tassi perché si è tagliato meno prima. Lo scarto tra Washington e Francoforte è al momento di 1,50%-1,75%, lasciando maggiore spazio di manovra.

Europa: almeno un rialzo

In area euro invece la questione sarà inversa. BCE alzerà quasi certamente i tassi da qui a fine anno, almeno dello 0,25%. Questo sempre secondo le previsioni degli economisti di Bloomberg.

Caso curioso: anche in questa circostanza gli economisti di Bloomberg ritengono che i mercati stiano esagerando con le previsioni catastrofiche. Nel momento in cui scriviamo i mercati sono posizionati su due o tre aumenti dei tassi in Europa entro fine anno, con il primo che dovrebbe arrivare già in giugno.

Giappone: 0,50% di rialzi entro fine anno

È la situazione della quale si parla meno, e sarà probabilmente quella con il maggiore impatto sulle piazze azionarie. Il Giappone dovrà proseguire il percorso di normalizzazione della sua politica monetaria. Un percorso che dovrà passare da almeno due rialzi dei tassi da 25 punti base entro fine 2026.

Ad ogni rialzo sentiremo tornare prepotenti le discussioni sulla fine del basis trade. Andranno in larga parte ignorate. Occhi puntati comunque su luglio, quando dovrebbe arrivare il primo rialzo.

Il bicchiere mezzo pieno

C’è spazio per l’ottimismo in un mondo che sta virando verso politiche monetarie più restrittive? Sì, può esserci. Almeno secondo le indagini di Bloomberg, che tira in ballo gli economisti del suo circolo, i mercati per il momento stanno prezzando una situazione peggiore di quella che dovremo affrontare davvero.

E quindi siamo posizionati in modo eccessivamente pessimistico. Se questo dovesse essere il caso, i mercati potrebbero paradossalmente giovarsene. Ricordiamoci sempre che i mercati prezzano le aspettative – senza attendere… il dato reale.

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