Si sta muovendo qualcosa sul settore altcoin, con le maggiori memecoin crypto che registrano un piccolo rimbalzo sui grafici, in concomitanza alla reazione positiva di Bitcoin e, in generale, alle condizioni più accomodanti sugli asset speculativi dopo le ultime fasi di riduzione del rischio. Gli operatori sembrano ora mostrare un leggero ottimismo sugli asset a maggiore beta, tra cui rientrano anche le famose Shiba Inu e Pepe.
Su entrambe le monete è in atto un’attività di accumulazione da parte degli holders, con segnali che sembrano anticipare un potenziale recupero nel Q2 2026. Rimane però ancora un problema: il pubblico retail appare poco coinvolto sul fronte altcoin, e senza quella spinta – che nel comparto meme è una delle componenti fondamentali – l’outlook rischia di rimanere improntato alla distribuzione.
Shiba Inu: le whales acquistano la crypto meme
La crypto Shiba Inu segna un rialzo del 3.2% nelle ultime 24 ore, mentre gli investitori tentano di rompere al rialzo la zona di equilibrio formatasi dopo il sell-off del primo trimestre. La situazione più ampia rimane ancora critica, con i prezzi in drawdown del -51% rispetto a un anno fa e del -93% rispetto ai massimi storici di ottobre 2021.
Alle whales questa difficoltà sembra tuttavia importare il giusto, visto e considerata l’accumulazione che stanno compiendo sul token SHIB. Secondo quanto riportato da CryptoQuant, le balene della crypto meme avrebbero acquistato e portato al di fuori degli exchange circa 30 miliardi di monete a fine marzo, consentendo di ridurre la pressione dell’offerta.
In tutto ciò, anche un wallet collegato alla piattaforma di custodia istituzionale BitGo avrebbe comprato 120 miliardi di SHIB, sempre nello stesso periodo, confermando il trend di accumulazione.
C’è chi sostiene che con questo outflow i mercati di Shiba Inu rischiano di innescare un supply shock rialzista, ma in verità rimangono ancora 81 trilioni di SHIB come riserva sulle piazze di scambio. Si tratta di un valore che, seppure in discesa negli ultimi mesi e da intendersi in ottica positiva, permette ancora negoziazioni particolarmente profonde.
Difficile pensare a uno shock dell’offerta, se quest’ultima equivale a circa mezzo miliardo di dollari in termini di capitalizzazione. Ad ogni modo, al di là delle esagerazioni dei soliti shillers, dal punto di vista degli inflow il quadro resta positivo.
Pepe: continua il trend di uscite dagli exchange
Anche per la crypto Pepe, lo scenario è del tutto simile a quello della memecoin Shiba Inu. Nella sessione odierna i prezzi si muovono in modo convincente con un rialzo del +6,9% nelle ultime 24 ore, ma da una visione più ampia la moneta resta ancora lontana dai massimi storici, a circa -86% dai livelli più alti registrati a dicembre 2024.
Così come per SHIB, anche PEPE continua a mostrare un progressivo deflusso dagli exchange, con gli investitori che approfittano per accumulare silenziosamente mentre i prezzi sono in sconto. I dati Glassnode evidenziano infatti un picco di 500 miliardi di token in uscita a metà marzo dalle principali borse di scambio (media a 14 giorni).
Si tratta del secondo outflow più consistente dell’ultimo anno di trading, nonché in generale uno dei movimenti più vigorosi dell’ultimo ciclo. Probabilmente gli holders della crypto meme cercano di abbassare il proprio prezzo medio di carico, posizionandosi in anticipo per cogliere i frutti di un possibile rally al rialzo.

Ricordiamo che negli asset più speculativi come le memecoin, spesso dopo lunghe fasi di distribuzione capita di osservare forti pump al rialzo, come accaduto ad esempio a fine dicembre e maggio 2025 su PEPE. Ciò non vuol dire necessariamente che da lì si vada verso un ritorno bullish, ma che fasi prolungate di scarico possono essere interrotte da violenti mosse rialziste.
Manca ancora l’entusiasmo dei retail sulle crypto meme
Purtroppo, i dati che abbiamo a disposizione ci portano a pensare che se ci dovesse essere realmente un rally improvviso sui Shiba Inu e Pepe nei prossimi giorni, gli investitori saranno pronti a cogliere l’occasione per disfarsi di qualche posizione. Lo capiamo dal fatto che i dati on-chain segnalano trasferimenti frequenti a livelli di prezzo inferiori rispetto ai precedenti prezzi di ingresso, indicando una possibile volontà di alleggerire le bags.
In questo momento, solo il 19% della supply di PEPE è in profitto, mentre su SHIB la situazione è ancora più drastica, con solo il 4% dei token che risulta in territorio positivo. Questa discrepanza potrebbe suggerire un maggior rischio di pressione dell’offerta per la seconda moneta, essendoci più supply pronta a voler recuperare dalle perdite latenti.
Aggiungiamo anche che in questo momento, in ottica più generale, mancano proprio le condizioni strutturali per un rialzo sostenuto del segmento altcoin. Secondo quanto mostrato dalla società di analisi Swissblock, le alternative coins stanno attraversando una fase di compressione, dopo essere uscite a fine marzo da un contesto di alta volatilità.

Da questa prospettiva, è da aspettarsi ancora una fase debole e noiosa sulle altcoin, almeno fin quando la volatilità non tornerà a farsi sentire. Di solito infatti i retail si ripresentano sulle alt quando vedono movimenti rapidi e decisi al rialzo, tali da giustificare un rapporto rischio/rendimento favorevole.
In questo momento tutti gli occhi sono puntati su asset tradizionali come il petrolio e su strumenti meno speculativi. E per quel poco che rimane nel mondo crypto, i capitali si spostano molto velocemente, come ad esempio su questo token che ha fatto +3.000% in una settimana.
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