Negli Stati Uniti si inizia a dibattere della questione fiscale che riguarda Bitcoin. In particolare di quella che obbliga a rendicontazione e calcolo di ogni transazione (anche quando si usa Bitcoin per pagare). Una situazione simile a quella attuale dell’Italia, dopo che è stata rimossa la soglia dei 2.000€ di esenzione. In breve: l’Italia aveva un regime migliore di quello degli USA, e ha deciso di peggiorarlo. Gli USA, che partono dal peggiore dei regimi fiscali per Bitcoin, avranno al contrario nostro la possibilità di migliorarlo.
La polemica è partita dal Cato Institute, noto think tank ultra-liberale (si direbbe dalle parti nostre), che sottolinea però le storture di un mondo dove è sempre più facile pagare in Bitcoin e dove però permangono complicazioni enormi per questioni di carattere fiscale.
Nessuna soglia vuol dire il caos
Un caos è che tutto a carico dei contribuenti. Se si spendono Bitcoin per acquistare un bene o servizio si deve tenere traccia di quanto si è speso, del controvalore in dollari (e in Italia in euro) e procedere allo stesso tempo al confronto con il prezzo di acquisto. Un’operazione che è più gravosa dell’eventuale pagamento di imposte sulle plusvalenze.
Cercando di approfittare di una congiuntura politica favorevole al mondo Bitcoin, Nick Anthony contesta l’attuale impostazione, che è poi la stessa alla quale l’Italia è arrivata con le ultime leggi finanziarie.
Fino a due anni fa per gli italiani era possibile spendere crypto senza pagare alcunché, purché si rimanesse sotto la soglia dei 2.000€ di profitti dalla compravendita. Non il migliore dei mondi possibili, ma certamente un mondo migliore rispetto a quello attuale.
Negli USA invece è sempre stato così: Bitcoin è trattato da property e non da currency, ovvero non da valuta, e l’acquisto di beni e servizi (che è al tempo stesso una vendita di Bitcoin) innesca follie finanziarie simili a quelle dello Stivale.
Con una differenza sostanziale: negli USA si potrà discutere del cambiare la norma. In Italia, dato che ci siamo arrivati da poco (e dato l’ampio disinteresse delle opposizioni sul tema), si dovrà vivere con l’ennesimo fardello fiscale e burocratico.
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La chiamata al Congresso
L’appello del Cato Institute si rivolge al Congresso: ha il potere di cambiare la legge e di aprire, scrivono, a una vera competizione tra valute. Le opzioni messe sul tavolo sono tre:
- Eliminazione totale delle tasse sui capital gain: ipotesi che però è la più difficile da percorrere politicamente parlando;
- De minimis: ovvero fissare una soglia sotto la quale ci sia esenzione, come indicato dal Virtual Currency Tax Fairness Act, che però indica una soglia di 200$, ritenuta troppo bassa.
Ad ogni modo, dei tre regimi che ha affrontato l’Italia (come il forex, con soglia da 2.000€, senza soglia), gli USA hanno la possibilità di tornare verso il migliore. Noi poveri italiani, evidentemente no.
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