Arbitrum è intervenuta e ha congelato 30.766 ETH legati all’attacco a KelpDAO. La mossa è insolita, ha visto l’intervento del Security Council e ha visto anche input da parte di forze dell’ordine però per il momento non identificate. I fondi sono così recuperati, anche se probabilmente servirà tempo prima della restituzione ai legittimi proprietari. La mossa è al centro di polemiche importanti, con diversi appassionati che accusano Arbitrum di aver sacrificato la decentralizzazione in cambio del recupero di circa 70 milioni di dollari legati a un attacco hacker.
Almeno secondo quanto riporta il comunicato di Arbitrum, affidato a X, la decisione non sarebbe stata presa a cuor leggero. Oltre alle pressioni da parte di non meglio precisate autorità, a contribuire all’insolita decisione del Security Council è stata la gravità della situazione. Ricordiamo ai nostri lettori che l’hack di KelpDAO che ha permesso l’emissione di rsETH senza collaterale, ha causato degli importanti effetti a cascata che hanno di fatto bloccato il funzionamento di diversi protocolli DeFi.
Spostare fondi senza permesso
Arbitrum è riuscita a trasferire i fondi appartenenti all’hacker su un indirizzo intermedio, in attesa di decidere il da farsi con gli $ETH recuperati. Non è un’attività normale, per quanto pienamente entro i poteri tecnici di chi controlla il layer 2.
Più tecnicamente: Arbitrum ha una struttura tecnica di controllo per le emergenze, che permette di effettuare unilateralmente degli upgrade e anche delle azioni con privilegio rispetto ai normali utenti. Non c’è stata dunque alcuna sottrazione della chiave, ma un intervento di imperio che può essere effettuato in situazioni, appunto di emergenza. Il dettaglio tecnico dell’azione non è stato ancora spiegato e ci sarà tempo più avanti per analizzarlo.
- Ethereum può essere congelato?
No, Ethereum su chain nativa non può essere congelato. Ad essere congelati sono stati gli $ETH che tramite bridge sono arrivati su Arbitrum. È una differenza all’apparenza minima, ma che deve essere presa in considerazione prima di trarre conclusioni sulla questione.
Arbitrum, così come il grosso dei L2, mantiene un controllo pervasivo di ciò che avviene sulla propria chain e sui propri smart contract.
Il Consiglio di Sicurezza di Arbitrum ha intrapreso azioni di emergenza per congelare i 30.766 ETH che erano detenuti su di un indirizzo Arbitrum One collegato all’attacco a KelpDAO. Il Consiglio di Sicurezza ha agito con input dalle forze dell’ordine e in relazione all’identità dell’attaccante e in tutto il processo decisionale ha soppesato il proprio impegno per la sicurezza e l’integrità della community Arbitrum senza impattare né App né utenti. […] I fondi sono stati trasferiti con successo a un wallet intermedio. Non sono più accessibili per l’indirizzo che li deteneva in origine e potranno essere spostati solo tramite un’azione della governance di Arbitrum, che sarà coordinata con tutte le parti coinvolte.
Polemiche
Ci sono state polemiche importanti, che hanno coinvolto anche personaggi molto in vista nel mondo crypto. Tra questi Justin Sun di Tron, che scrive:
Ok, lo annuncio ufficialmente: Tron è la blockchain più decentralizzata del mondo.
Un’occasione, ennesima, di marketing per un Justin Sun che in tanti accusano di avere scarso rispetto per le situazioni delicate che coinvolgono altri, a patto che ci sia un’occasione, anche fiacca, di marketing per il suo network.
Ma non avevate chiesto voi una banca centrale?
Ieri abbiamo pubblicato un appello per una banca centrale DeFi. La cosa è però sensibilmente diversa dall’avere network che bloccano fondi, anche se con ottime ragioni.
Chi vi scrive rimane convinto della necessità sia di avere dei cuscinetti, sia però di far sopportare il costo finanziario di certe operazioni a chi è stato colpito, vuoi per scarsa attenzione alla sicurezza, vuoi per scarsa qualità degli smart contract che ha scritto.
Sulle blockchain intervenire, anche se in modo chirurgico come ha fatto Arbitrum, rimane una riscrittura della storia che assimila certi network a dei database centralizzati ma molto più complicati da far funzionare.
Anche su questo ultimo tema però l’insieme delle posizioni possibili non è binario. Tra la decentralizzazione massima di chi si è visto si è visto e gli interventi ad ogni minimo problema esistono tutta una serie di posizioni intermedie.
In questo caso, esistendo la possibilità tecnica, riteniamo che Arbitrum non abbia avuto scelta. E riteniamo anche che si è fatto di tutto per mantenere l’integrità del network.
Rimane però una domanda, con la quale chiudiamo questo approfondimento: se le forze dell’ordine chiedessero il congelamento di crypto su Arbitrum di provenienza illegale, cosa accadrebbe?
Sarebbe corretto invertire trasferimenti ad esempio per la cessione di stupefacenti, per l’acquisto di merci al mercato nero, o ancora per l’acquisto di merci o servizi proibiti nei regimi? È una questione filosofica e politica non banale, che il mondo crypto tornerà ad affrontare ciclicamente.
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