Nelle ultime 24 ore Bitcoin è in rialzo del +0,75%, con i prezzi tornati sopra i $77.000 mentre scriviamo le prime righe di questo approfondimento. Il sentiment degli investitori sembra essere leggermente migliorato rispetto al clima di panico che si respirava nelle ultime settimane, e i più ottimisti credono che da qui in poi si tornerà in bull market.
Nel breve periodo, la traiettoria della criptovaluta potrebbe essere fortemente influenzata dalle dinamiche macro, soprattutto dalle parole che verranno pronunciate questa sera nell’ultimo FOMC di Jerome Powell in qualità di presidente della Federal Reserve – il quale dovrà affrontare il tema dell’inflazione persistente negli USA. C’è però anche un altro dato, che ha a che fare con l’analisi on-chain, che potrebbe compromettere la price action di medio termine.
Bitcoin: non tutti gli investitori sono fiduciosi sull’andamento del prezzo
C’è chi parla di un ritorno a $100.000 per Bitcoin, c’è chi punta già a nuovi massimi storici, e chi invece preferisce adottare un approccio più conservativo. Tra i più prudenti ci sono gli short-term holders, categoria di investitori che nell’analisi on-chain sono contraddistinti come “tutti gli indirizzi che hanno movimentato monete entro circa 6 mesi”.
Guardando a come si è evoluta la supply custodita da tali indirizzi, notiamo subito che dal bottom di febbraio in poi, c’è stata una grossa fase di distribuzione. In particolare, in poco meno di 3 mesi gli STH hanno speso circa 177.000 BTC, evidenziando un atteggiamento poco proattivo nei confronti dei prezzi.
Di solito questa coorte tende ad aumentare le proprie scorte quando le quotazioni di Bitcoin salgono, e sono invece più propensi a distribuire durante le fasi di debolezza o incertezza del mercato. A quanto pare, il rally di Bitcoin dai $60.000 fino al di sopra dei $77.000 non è ancora sufficiente a riportare questa classe di investitori in modalità di accumulo.

Gli holders più datati ne approfittano per incrementare le posizioni
Dall’altra parte, se c’è qualcuno che sta distribuendo i propri BTC, c’è ovviamente qualcuno che sta comprando e che accetta di accumulare a questi prezzi. Parliamo dei long-term holders, indirizzi che per definizione detengono Bitcoin da almeno sei mesi e che tendono a muoversi con orizzonti temporali più lunghi.
Secondo i dati Glassnode, questi investitori hanno aumentato le proprie partecipazioni di circa 330.000 BTC dal minimo di aprile, e stanno continuando imperterriti a fare da controparte bid per il mercato. Storicamente gli LTH accumulano mentre i prezzi di Bitcoin sono in calo, e vendono invece progressivamente le monete durante le fasi di rialzo.
Qualcuno potrebbe interpretare la situazione attuale come un passaggio “sano” della supply di BTC dagli speculatori alle mani forti, ma nella pratica questa configurazione rende più complessa la buona riuscita del rally nel breve termine.

Gli short-term sono in attesa di uscire da Bitcoin
Purtroppo gli short-term holders di Bitcoin non sono abbastanza fiduciosi del movimento attuale. Secondo la metrica del “P&L to Exchanges Sum 24H”, ogni volta che il prezzo ha registrato movimenti significativi di recente, questi operatori ne hanno approfittato per spostare monete su exchange e vendere le proprie scorte.
Lo abbiamo visto praticamente durante tutti i rally di aprile, con le ultime tre sessioni cerchiate in rosso che hanno portato a un movimento complessivo di quasi 150.000 BTC. Questo è un segnale importantissimo che denota una struttura di mercato ancora fragile, e potenzialmente esposta ad altri scossoni ribassisti.

È interessante anche comprendere il contesto in cui si inseriscono queste vendite. Infatti in tutte e tre le recenti ondate di trasferimenti di BTC verso gli exchange, gli short-term holders di Bitcoin erano tornati mediamente in condizione di profitto.
La metrica SOPR applicata a questa coorte conferma infatti che durante le ultime gambe rialziste di aprile, gli investitori più orientati alla speculazione di breve sono tornati sopra il punto 1 di breakeven. Questo vuol dire che hanno avuto più opportunità per vendere le proprie posizioni sopra al prezzo medio di carico, e in tutte le occasioni hanno preferito premere sul tasto sell anziché provare a holdare più a lungo.

La situazione sui mercati derivati e i livelli di prezzo chiave per Bitcoin
Anche sul fronte dei derivati, la situazione per Bitcoin non è così incoraggiante. I funding rate continuano ad insistere in territorio negativo, dando una chance ai tori per spingere i prezzi verso uno short squeeze, ma implicando anche un segnale di stress e una forte pressione di vendita nella fase attuale.
A questo si aggiunge anche un open interest che negli ultimi due sell-off orari del 27 aprile ha risposto con una grossa contrazione, mentre nel frattempo il CVD sulle borse di Binance ha mostrato una grossa prevalenza di ordini sell ad aggredire l’order book. Anche durante l’ultimo rimbalzo, non sembra esserci abbastanza forza da parte dei tori per un follow-up della domanda.

Tutto ciò avviene in un contesto di bassi volumi sul fronte spot, con i dati che parlano del livello più basso mai raggiunto da Bitcoin dall’ottobre 2023, il che complica ulteriormente le ipotesi di un ritorno in fase bull. Chiaramente la situazione complessiva potrebbe cambiare, e nei prossimi giorni potrebbe ritornare l’entusiasmo che serve per continuare la corsa dei prezzi, ma ad una condizione.
C’è una soglia precisa da cui si torna in bull market, che vari analisti hanno evidenziato come il livello di cost-basis maggiore per Bitcoin, ossia il prezzo dove la maggior parte della supply tornerebbe in profitto. Questa soglia è quella degli $81.000, sopra la quale tanti investitori potrebbero cambiare atteggiamento e scegliere di assecondare il rally.
Fino ad allora, e in assenza di una chiusura settimanale al di sopra di quest’area, la situazione rimane ancora fortemente incerta e nelle mani dei nostri compagni orsi. Come detto più volte nelle nostre recenti analisi, il momento è decisivo, ma serve una risposta concreta sui grafici.
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