Cathie Wood – una veterana dei mercati Bitcoin nonostante gestisca fondi piuttosto popolari nel settore TradFi – è tornata a parlare di capitalizzazione di mercato. Ed è tornata a farlo ricorrendo a vecchi numeri che aveva già pronunciato in passato. Vecchi numeri che – sempre in passato – erano stati più che in grado di generare entusiasmi. Ci riusciranno anche adesso?
Per il 2030, secondo Ark Invest, Bitcoin avrà una capitalizzazione di mercato di 16.000 miliardi di dollari. Il conto, in termini di prezzo per singolo $BTC è presto fatto: si tratta di circa 10 volte il prezzo attuale. Nel momento in cui scriviamo Bitcoin viaggia intorno a 78.000$ e quindi per raggiungere quel livello di capitalizzazione dovrà toccare almeno gli 800.000$. Qualcosina in meno rispetto al milione del quale parlava zia Cathie (come la chiamano affettuosamente diversi appassionati di Bitcoin) fino a qualche tempo fa.
Oro digitale, con una capitalizzazione al 40% dell’oro, circa
Il conto è spannometrico: Bitcoin, almeno secondo il ragionamento di Cathie Wood e dei ricercatori di Ark Invest, continuerà a guadagnare terreno come oro digitale, una sorta di versione in miniatura dell’asset che è riserva di valore per eccellenza. E da qui partirà un’accelerazione della domanda istituzionale, che potrà spingerne la quotazione sui mercati in modo consistente.
A inizio anno Ark Invest – che in verità cambia molto spesso le sue previsioni su Bitcoin – aveva indicato una forbice molto ampia tra i 300.000$ e 1.500.000$. Ora, nell’ultima analisi offerta dal gruppo (che tra le altre cose gestisce anche dei fondi su BTC), la previsione è non troppo lontana dalla mediana degli estremi di quella forbice.
È una previsione attendibile?
Ark Invest ama giocare con i prezzi, perché sa bene che sono in grado di attirare l’attenzione di tanti lettori e investitori. A parziale discolpa di Ark Invest è da riconoscere però che il gruppo è stato sempre bullish, anzi estremamente bullish su questo asset. E aggiungiamo che lo è stata quasi sempre soltanto su Bitcoin.
Anche il suo impegno presso i mercati quotati ha in genere sostenuto la crescita di Bitcoin e non quella di asset alternativi. E passerà anche alla storia il suo abbandono di un ETF su Ethereum, che fu lasciato nelle mani di 21Shares.
Ad ogni modo, questi numeri in genere lasciano il tempo che trovano. Non sono previsioni precise ma soltanto, in una certa misura, direzionali.
Va anche aggiunto che investitori meno in hype come Paul Tudor Jones si aspettano grandi cose da Bitcoin, anche se da un angolo diverso. Di voci bearish, almeno con un sufficiente orizzonte temporale, ce ne sono poche.
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