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Yves bennheim iniziativa

Niente Bitcoin per la banca centrale svizzera. Parola ai protagonisti: “Tanti Paesi seguiranno!”

Non sono state raggiunte le 100.000 firme, ma non è una sconfitta, secondo il fondatore.
Yves bennheim iniziativa

ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: La raccolta firme (ne servivano 100.000) per forzare la Banca Nazionale Svizzera a inserire Bitcoin in riserva è fallita. Non è stato raggiunto il numero di firme e l’iniziativa pertanto si spegne qui, senza aver conseguito l’obiettivo principale. Un obiettivo titanico, che però ha prodotto anche dei risultati. Se ne è parlato – in una fase di grande cambiamento per Bitcoin come asset – se ne continuerà a parlare e non è detto che in futuro, altrove come in Svizzera, non si tenti di nuovo l’assalto metaforico alla banca centrale.

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Ne abbiamo parlato con Yves Bennaïm, animatore e fondatore dell’iniziativa, anche per analizzare insieme a che punto siamo di un cammino che interessa molti. Primo – e per tanti – per volgari questioni di denaro. Acquisti da parte di una banca centrale in quantità importanti vorrebbero probabilmente dire aumenti significativi di prezzo per Bitcoin. Secondo, perché operazioni del genere finirebbero per consacrare Bitcoin come oro digitale, un angolo che è gradito a molti.

Non è un fallimento

Criptovaluta.it®: La Bitcoin Initiative è al termine. Pensi che ci sarà tempo in futuro per riprovarci?

Yves Bennaïm: È stato fin dall’inizio un tentativo con poche speranze e lo sapevamo. Pensavamo che raggiungere le 100.000 firme fosse assolutamente possibile, ma eravamo preparati sin dall’inizio al fatto che ci fosse una probabilità maggiore che non si concretizzasse.

Per questo non abbiamo concentrato tutti i nostri sforzi solo sul “successo” dell’iniziativa, ma l’abbiamo anche utilizzata come occasione per discutere con quante più persone possibile, nei partiti politici, nei settori bancario ed energetico, presso la stessa BNS. Come si dice, il viaggio conta più della destinazione.

Abbiamo intrapreso l’iniziativa per ufficializzare e legittimare il nostro movimento, e dimostrare che eravamo seri. Ma sapevamo anche che il resto del mondo avrebbe seguito la nostra iniziativa, anche una volta terminata. Questo è ora il passo successivo che continua senza di noi, ed è una cosa molto positiva.

Non abbiamo bisogno di riprovare. Quello che dobbiamo fare ora è ringraziare sinceramente tutti coloro che hanno firmato e tutti coloro che ci hanno sostenuto, e tendere una mano, in collaborazione e pace, alla SNB nel caso in cui avessero bisogno di aiuto o consigli in futuro.

L’iniziativa non è mai stata contro la SNB; rispettiamo il loro lavoro e siamo fortunati a beneficiare della loro gestione complessivamente efficiente del CHF. Noi però sembra che comprendiamo meglio Bitcoin e saremo sempre disponibili ad aiutare in ogni modo possibile. L’iniziativa era solo un mezzo, ed è il momento di provare attraverso altre strade.


Nota di Criptovaluta.it®: La Bitcoin Initiative era nata appunto come tentativo di imporre all’interno della Banca Nazionale Svizzera (che svolge il ruolo di banca centrale nella Confederazione) una discussione sulla possibilità di inserire Bitcoin all’interno delle proprie riserve. Non è andata bene, nel senso che le 100.000 firme necessarie non sono state raggiunte. A leggere però le parole di Bennaïm, i frutti del lavoro non andranno dispersi. E si potrà probabilmente ripartire da qui, altrove, per discussioni di questo tipo.


Criptovaluta.it®: Vedi l’iniziativa della Banca Centrale della Repubblica Ceca, che ha accumulato a scopo di test una piccola quantità di Bitcoin, un segnale di un cambiamento più ampio? Oppure è ancora un caso isolato e largamente simbolico?

Yves Bennaïm: È decisamente e oggettivamente un primo passo avanti nella direzione in cui sta andando il resto del mondo. Se si studia la storia di Bitcoin, la questione diventa maggiormente chiara. Quando le persone hanno iniziato a parlare di “adozione istituzionale”, di solito lo facevano pensando a Wall Street. In realtà però non esiste una vera separazione tra istituzioni “private” e istituzioni governative (ad esempio fondi pensione, fondi sovrani come quello del Lussemburgo [N.d.R: ha comprato Bitcoin], riserve statali, banche centrali).

La banca centrale cinese (tra le altre) si sta allontanando dai titoli del Tesoro USA a favore dell’oro. La Banca Nazionale Svizzera che sta diversificando con successo le proprie riserve in azioni Nasdaq. In un contesto del genere ha senso immaginare che tra qualche anno molte banche centrali deterranno anche Bitcoin insieme all’oro. E non lo sto dicendo solo io: è letteralmente la conclusione di un rapporto di ricerca della Deutsche Bank pubblicato nel 2025.

A questo si aggiunge il fatto che vari Paesi nel mondo stanno sfruttando l’energia in eccesso (spesso rinnovabile) per il mining statale di Bitcoin. C’è il fatto che l’Iran ha dichiarato pubblicamente che imporrebbe un pedaggio nello Stretto di Hormuz pagabile in BTC, e il recente boom di interesse per le stablecoin a livello statale ovunque. È quindi davvero facile pensare che più di una banca centrale inizierà a “sperimentare” con le riserve in Bitcoin nei prossimi anni.


Nota di Criptovaluta.it®: Effettivamente di iniziative ce ne sono diverse. Dal fondo sovrano del Lussemburgo che sperimenta, a quello degli Emirati che ha molte quote di $IBIT, l’ETF di BlackRock su Bitcoin, passando per il tentativo, sopracitato, della Repubblica Ceca. Il mondo del 2026 non è più, nonostante i “cicli”, quello del 2022.


Criptovaluta.it®: in tanti dicono che finché Saylor/Strategy avranno così tanti Bitcoin, le banche centrali preferiranno non immischiarsi con BTC…

Yves Bennaïm: No. Mi sembra una posizione sciocca.

Preferirei che nessuno gli desse così tanti soldi per comprare BTC per sé stesso (questo non è un ETF, la sua azienda possiede i Bitcoin!), ma molte banche centrali detengono oro in quantità molto più piccole rispetto ad altre, e questo non lo rende meno prezioso, anzi! I grandi Paesi trainano tutti gli altri.

Intanto in Italia

Non possiamo che chiudere con una battuta: in Italia non solo è impossibile proporre certe considerazioni alla banca centrale, non solo ci sono avversari dichiarati di $BTC seduti al vertice della piramide monetaria, ma è anche impossibile sapere quanti ne abbia lo stato in seguito a sequestri e confische.

Ricordiamo di una ormai lontana interrogazione parlamentare. A quanto ci risulta, non ha mai avuto né seguito né risposta.

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