Numeri incredibili quelli che arrivano dal PPI, che misura la crescita dei prezzi ai produttori negli Stati Uniti. Crescono ben oltre le aspettative sia la versione classica, sia invece quella core, che esclude dal conteggio gli energetici e gli alimentari. Una situazione dunque preoccupante – molto peggiore di quanto avesse fotografato il comunque pessimo dato di ieri.
Le criptovalute, unico mercato significativo aperto al momento della pubblicazione dei dati, hanno risposto con una correzione, che ha colpito principalmente – nella top 5 – Solana. Il dato scaccia ogni possibilità – almeno sul breve periodo – di concepire possibili tagli ai tassi di interesse negli USA, nonostante l’avvicendamento già questa settimana tra Jerome Powell e Kevin Warsh a capo di Federal Reserve.
Dati che ora fanno paura davvero
I dati fanno davvero paura. Per la PPI classica abbiamo infatti una crescita del 6% anno su anno. Dato di molto superiore a aspettative, che erano tra il +4,7% e il +4,9% e ritenute già un pessimo segno.

Anche la Core, che rimuove dal conteggio gli energetici (e dunque la fonte, si credeva, dei principali rincari) fa segnare un dato poco edificante. Siamo infatti a +5,2% anno su anno, segnale che la situazione, per quanto riguarda il contenimento dell’inflazione, è compromessa.
- Situazione tagliI rialzi della PPI non sempre vengono trasmessi ai prezzi ai consumatori (che sono quelli che interessano di più Fed). Quando lo fanno, in genere hanno un lag variabile e questo meccanismo farà da sponda ideale a tutti coloro i quali, nel FOMC, preferirebbero una politica monetaria più restrittiva. Serviranno certamente altri dati – e possibilmente di segno diverso – per poter tornare a sostenere l’ipotesi tagli.
Si attende la reazione dei mercati
Il dato arriva mentre il Presidente degli Stati Uniti è in viaggio verso la Cina, con al seguito i CEO più importanti degli USA. Si discuterà anche – è evidente – di economia. E chissà se qualcuno tra i giornalisti presenti si preoccuperà di fare anche qualche domanda sulla situazione dell’inflazione.
Da mesi Donald Trump accusa Jerome Powell di non aver voluto effettuare tagli, nonostante (a suo avviso) l’inflazione fosse ampiamente rientrata.
Sarà certamente difficile sostenere questa tesi di fronte a numeri del PPI così poco incoraggianti.
Intanto da BCE…
Curiosa invece una presa di posizione all’interno di BCE. Il governatore della banca centrale austriaca, Martin Kocher, che soltanto due giorni fa aveva parlato di rialzi ai tassi imminenti se la situazione non fosse migliorata sul breve.
Ha parlato però poco fa del fatto che rialzi a giugno non siano il caso base affermando che non siamo ancora nel caso peggiore tra quelli preventivati.
Incertezza piena in un’Europa che è stretta tra due morse: quella dei prezzi che continuano a salire anche a causa della guerra in Iran, e quella della scarsa crescita, che verrebbe probabilmente azzerata da eventuali rialzi dei tassi di riferimento.
I mercati comunque danno quasi per certi rialzi già in giugno.
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