Oggi è il giorno del markup del Clarity Act. La legge onnicomprensiva sul mondo crypto negli USA sarà votata dalla Commissione Affari Bancari, per quello che sarà però soltanto un primo passaggio. Toccherà poi al Congresso approvare la versione definitiva. L’appuntamento è a partire dalle 16:30 circa ora italiana, per un evento che seguiremo anche sul nostro Canale Telegram.
Tanti dei protagonisti si sono già espressi: dalla senatrice anti-crypto Elizabeth Warren, che ha già inviato 43 emendamenti, alle banche, che hanno mandato più di 8.000 lettere per fermare l’avanzamento della legge, passando per i toni decisamente più mansueti per i sostenitori della legge: dai CEO dei principali exchange, passando anche per David Sacks, che per quasi due anni ha guidato la divisione crypto della Casa Bianca.
Come funziona? Che cos’è il markup?
Oggi sarà il giorno del markup: è il primo passo ufficiale verso l’approvazione di una legge, almeno in senso ufficiale. La legge viene discussa e votata nella commissione competente, e da lì, in caso di voto positivo, si passa poi alla votazione al Congresso.
In realtà è il primo passo sì, ma soltanto ufficiale, perché prima che una legge arrivi nella commissione competente c’è in genere un accordo di massima, anticipato da lunghe discussioni tra le parti coinvolte.
Sembra che ci sia una maggioranza, nonostante siano stati proposti più di 130 emendamenti, dei quali più di quaranta inviati dalla senatrice Elizabeth Warren, storicamente ostile al mondo crypto. Gli emendamenti chiedono il blocco di ogni forma di rendimento sulle stablecoin, nonché limitazioni totali alla possibilità di investire in crypto e Bitcoin da parte dei funzionari pubblici.
Ci sono poi le oltre 8.000, secondo le indiscrezioni, lettere inviate dalle lobby bancarie affinché si blocchi tutto. L’accordo è ritenuto infatti poco soddisfacente per le banche, che temono di perdere depositi a favore degli exchange, soprattutto se questi dovesse essere consentito (seppur con limitazioni) agli exchange di offrire rendimenti.
La parola dei protagonisti
Grande soddisfazione per David Sacks, che pur avendo lasciato il suo ruolo di zar delle crypto per la Casa Bianca, ha deciso di commentare pubblicamente sul tema:
Il markup di domani per il Clarity Act è un passo in avanti monumentale per rendere gli USA la capitale crypto del mondo e per mantenere la leadership americana nell’innovazione. Applaudo Tim Scott e il Comitato Banking del Senato per aver lavorato così duramente ai compromessi necessari per far avanzare questa legge. A livello di staff, voglio ringraziare anche il il direttore crypto della Casa Bianca Patrick Witt per averci aiutato ad arrivare a questo punto. Infine voglio ringraziare l’industria crypto per i suoi sforzi. Ci sono circa 50 milioni di persone negli USA che detengono asset crypto o le utilizzano. Questa legge permetterà all’ecosistema di sbocciare nei prossimi anni e innovare.
Il chairman della commissione, Tim Scott, ha pubblicato invece un breve messaggio, ritraendosi con i laser eye, uno dei meme più in voga, da sempre, tra i bitcoiner.
È tempo di rendere l’America capitale mondiale delle crypto. È tempo di approvare il Clarity Act. È tempo per l’America di diventare guida. Il futuro degli asset digitali ci appartiene, se decidiamo di agire.
Dello stesso tono commenti della senatrice Cynthia Lummis, tra le più convinte proponenti della legge. I numeri dovrebbero esserci, per il resto – seguiremo la vicenda sul nostro Canale Telegram in tempo reale.
Il Congresso è costretto ad approvare, nel caso?
No. Il Congresso non è costretto ad approvare e i singoli membri possono comunque proporre degli emendamenti anche più avanti. Un’approvazione in Commissione però sarebbe un passo decisivo che lascerebbe relativamente poco spazio agli oppositori più avanti.
I tempi per chiudere prima delle midterm – elezione che dovrebbe riconsegnare sia Senato sia House ai democratici – dovrebbero ancora esserci, a patto che si proceda ora spediti.
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