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Iran: assicurazione per Hormuz pagata in Bitcoin? Prove deboli, segnali di truffa. Cosa abbiamo scoperto

In Iran Bitcoin torna al centro della geopolitica, ma la storia fa acqua da tutte le parti.
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L’Iran si starebbe preparando a offrire assicurazioni navali con pagamento in Bitcoin. La storia ha fatto già il giro del web, dopo che su Fars News è comparso un dispaccio, sul social network interno – quasi completamente riservato a giornalisti affiliati ai media di stato di Teheran. Mentre però tutti ci vedono una svolta per Bitcoin, sarà il caso di indagare un po’ più a fondo su chi ha fatto girare la notizia, sul sito internet che riporterebbe l’offerta e su cosa vorrebbe effettivamente dire per Bitcoin.

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Ci sarebbe anche un sito, che offrirebbe già informazioni di base e che però non è più raggiungibile, probabilmente subissato di richieste di accesso da parte dei curiosi. C’è però, come ci siamo detti, qualcosa che non quadra – o comunque qualcosa che non sembra essere poi in linea con quanto raccontano tanti siti specializzati.

Hormuz safe: assicurazioni… in Bitcoin?

Le notizie che sono state fatte circolare su una sorta di social interno al sito Fars News sono in realtà due. La prima parla del futuro post guerra e del controllo che l’Iran potrebbe esercitare sullo Stretto di Hormuz grazie a coperture assicurative obbligatorie.

E sono proprio queste coperture ad aver sollecitato la fantasia più sfrenata da parte dei reporter: si pagherà in Bitcoin dice un account con verifica da parte di Fars News, che indica poi un sito internet dove l’iniziativa sarebbe stata già presentata.

Utilizziamo il condizionale, perché in realtà il sito internet è già irraggiungibile e non offre più alcun tipo di informazione. Google però ha registrato almeno parte dell’annuncio, che recita:

Hormuz Safe offre alle COMPAGNIE DI TRASPORTI IRANIANE e ai PROPRIETARI DI CARGO un’assicurazione digitale verificabile e PAGATA IN BITCOIN.

Non vi è nessun riferimento dunque, almeno per ora, a chi dovrebbe transitare dallo Stretto di Hormuz e pagare quell’assicurazione per assicurarsi un passaggio sicuro.

Stessa storia del pedaggio pagato in Bitcoin?

In realtà le notizie a tema Bitcoin e Iran trovano sempre una gran diffusione proprio perché Teheran è sottoposta a sanzioni e non ha libero accesso ai principali canali bancari.

Questa storia, come la precedente di pagamenti in Bitcoin, non sembrerebbe essere solida e per confermarla serviranno delle prove ben più solide di un sito internet irraggiungibile e delle interminabili elucubrazioni degli appassionati BTC.

Questo nonostante la notizia abbia avuto un’enorme diffusione sui media specializzati in Bitcoin, senza che però – almeno a nostro avviso – qualcuno si sia preoccupato di verificare la storia a fondo.

Ci sarà da stare alla porta, attendere prove effettive ed evitare che si finisca ancora una volta vittime di truffe che – soltanto poche settimane fa – hanno colpito dei cargo esteri che hanno pagato il pedaggio in Bitcoin e crypto, salvo poi scoprire di aver versato criptovalute a dei truffatori che hanno approfittato della confusione per scappare con il malloppo.

Sito registrato presso hosting “non governativo”

È altresì bizzarro che il sito che viene fatto circolare sia stato registrato presso hostiran.ir e non su Arvan, che è in genere l’intermediario di riferimento di tutte le attività pubbliche iraniane.

I siti legati al governo iraniano sono quasi sempre su Arvan

Per quantoostira tutto potrebbe essere possibile, di red flag ce ne sono diverse e la notizia, almeno per ora, sembra assai fiacca.

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