Secondo quanto riportato da The Wall Street Journal, dalle infrastrutture dell’exchange di criptovalute Binance sarebbero transitati valori per 850 milioni di dollari, gestiti da Babak Zanzjani, che facilita a livello professionale l’aggiramento delle sanzioni a cui sono sottoposti individui, stati e organizzazioni di altro tipo. Binance, tramite il co-CEO Richard Teng rigetta però le accuse del giornale statunitense, parlando di transazioni che erano state correttamente flaggate e comunque avvenute prima che i soggetti coinvolti fossero sottoposti a sanzioni.
Le accuse sono precise e circostanziate: The Wall Street Journal cita infatti report interni di Binance che Teng, almeno per ora, non ha confutato. Lo scoop del giornale è da considerarsi anche all’interno di un aumentato scrutinio delle attività di Binance successivamente all’ottenimento, dal parte del fondatore Changpeng Zhao, della grazia presidenziale da parte di Donald Trump, evento che ha trascinato l’exchange di criptovalute nell’agone politico statunitense.
Le accuse di The Wall Street Journal
Lo scoop di The Wall Street Journal formula una lunga serie di accuse verso Binance, exchange che rimane ad oggi (almeno secondo i dati dichiarati e registrati dagli analisti) il principale per volumi a livello globale.
Almeno fino allo scorso dicembre, la rete per aggirare le sanzioni economiche guidato dal (quasi mitologico) Babak Zanjani avrebbe infatti utilizzato i servizi dell’exchange, per volumi intorno agli 850 milioni di dollari. Avrebbe inoltre utilizzato account intestati alla compagna, alla sorella e anche a persone legate alla sua azienda. Sempre secondo quanto riporta The Wall Street Journal, gli accessi sarebbero avvenuti dagli stessi dispositivi, cosa che avrebbe portato la compliance interna di Binance a segnalare le transazioni.
Nonostante però – riporta sempre il giornale statunitense – diverse segnalazioni interne, gli account principali del network di Zanzjani avrebbero continuato a operare indisturbati, almeno per quindici mesi dalla prima segnalazione.
Fondi per le Guardie Rivoluzionarie
I fondi sarebbero parte – scrive WJS – di più ampi movimenti per il finanziamento del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, per un periodo di almeno due anni, andando a ritroso dall’inizio della guerra tra Teheran e Washington.
Il giornale cita anche attività di tracciamento delle forze dell’ordine dagli account di Binance sopracitati verso appunto le disponibilità del regime di Teheran.
La risposta di Richard Teng
In realtà non è la prima volta che emergono dettagli di questo tipo. Richard Teng, co-CEO di Binance arrivato dopo le dimissioni di Changpeng Zhao, scrive su X:
Il reportage di the Wall Street Journal continua a contenere degli errori importanti riguardanti i fatti e l’impegno di Binance per la compliance. Fatti: Binance non ha permesso alcuna transazione con soggetti sanzionati sulla sua piattaforma. Le transazioni menzionate da The Wall Street Journal sono avvenute prima che gli individui coinvolti fossero sanzionati. Fatti: Binance ha investigato tali transazioni prima del contatto con The Wall Street Journal. Binance ha offerto i fatti al WSJ, che ha deciso di non inserirli nel reportage. Fatti: Binance ha tolleranza zero per attività illecite e ha costruito e gestisce un programma di compliance che è il migliore dell’industria e che continua a crescere. Binance continuerà a lavorare fianco a fianco con le forze dell’ordine USA e globali per combattere i crimini finanziari.
Chi è Babak Zanzjani
Babak Zanzjani ha una storia moto curiosa. Era stato condannato a morte in Iran, dopo una lunga carriera come facilitatore di affari di ogni tipo. Ricco, anzi ricchissimo, si è definito più volte specialista dell’aggiramento delle sanzioni, offrendo i propri servizi anche al governo iraniano.
Era stato sanzionato nel dicembre del 2012 dalle autorità europee e da aprile 2013 da OFAC, senza che le sanzioni fossero state mai completamente rimosse. A gennaio 2026 – e deve essere questo il termine a cui fa riferimento Richard Teng – Zanzjani è stato inserito nella lista di soggetti sanzionati OFAC. Si tratta di sanzioni che obbligano qualunque soggetto a livello globale a non interagire finanziariamente con Zanzjani, pena l’esclusione dal sistema finanziario USA e la perdita di accesso al sistema bancario del dollaro.
Le tempistiche tra le nuove sanzioni comminate a Zanzjani e quanto riporta The Wall Street Journal (che parla di “almeno fino a dicembre”) sembrerebbero coincidere.
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