Si parla spesso di liquidazioni nel mondo dei crypto asset, ma il più delle volte gli investitori non sono in grado di comprendere come un evento del genere influenzi effettivamente i prezzi, e come leggere i livelli che contano davvero sui grafici. In questo approfondimento facciamo un recap completo di tutte le nozioni da assimilare, vediamo quali metriche analizzare e soprattutto con quale logica interpretarle.
Le liquidazioni – nel contesto dei perpetual futures crypto – sono movimenti che determinano spesso delle accelerazioni del trend, poiché implicano degli acquisti o delle vendite forzate a mercato che tendono ad avere una forte influenza sul prezzo. Quando una posizione a leva viene chiusa automaticamente, infatti, si genera una sequenza di ordini taker che contribuiscono ad amplificare il movimento in corso.
Liquidazioni crypto nei perpetual futures: come funzionano
Innanzitutto è fondamentale comprendere quanto appena detto nell’introduzione. Nelle piazze dei perpetual futures si può investire in un crypto asset andando long o short con l’uso della leva finanziaria. In pratica, non si acquista direttamente l’asset, ma si apre un contratto derivato che replica l’andamento del prezzo sul mercato spot, senza una scadenza prestabilita (da qui il termine “perpetual”).
Ogni posizione ha un suo margine di copertura: se stiamo scommettendo long su Bitcoin con leva 10X, con una size dell’ordine complessiva di $5.000, il nostro margine – ossia il capitale effettivamente impiegato – è di $500. Stiamo quindi moltiplicando per 10 volte gli eventuali profitti: se Bitcoin sale di un +10% dal nostro prezzo di apertura, siamo in profitto netto di $500.
Tuttavia, anche le perdite vengono amplificate allo stesso modo. Se il margine da $500 non è più sufficiente a coprire la posizione, perché ad esempio il prezzo di Bitcoin scende di circa il -10% rispetto al livello di apertura, allora scatta la tanto temuta liquidazione.
Cosa significa? Semplicemente che perdiamo il collaterale fornito: il sistema lo usa per chiudere forzatamente la posizione con un’operazione a mercato e riportare il contratto in equilibrio. In termini pratici, quei $500 a margine – che nel nostro caso coprivano la posizione long – vengono venduti istantaneamente dal sistema del broker, indipendentemente dalla liquidità disponibile sul lato bid dell’order book.
Ed è proprio questa vendita forzata, necessaria per evitare che la piattaforma si esponga a perdite (bad debt), che spinge il prezzo dell’asset ad accelerare in prossimità delle aree di grandi liquidazioni. Si crea infatti una pressione di acquisto o vendita immediata che, molto spesso, non trova una controparte sufficientemente solida da assorbirla senza impattare direttamente sul prezzo.
L’effetto a catena delle liquidazioni crypto
Dunque, ogni liquidazione crea un ordine di vendita opposto a quello della direzione del trade, con size equivalente. Riprendendo l’esempio sopra: una posizione long leva 10X su Bitcoin da $5.000 (margine $500), se liquidata dopo un drop del prezzo, innesca un ordine di vendita a mercato, detto taker, che va ad aggiungersi alla pressione già presente sul lato sell.
L’ordine taker impone di pescare liquidità dal mercato in modo immediato, accettando il primo prezzo disponibile sul lato opposto dell’order book, ed eseguendo l’ordine di vendita a qualsiasi condizione. Questo fattore spesso amplifica di fatto il movimento in corso, andando a sua volta a colpire altre aree di liquidazione, in un effetto a catena che genera forte volatilità sul grafico.
Proprio per questo motivo, in un’analisi tecnica fatta a dovere – che parte dalla lettura della struttura di mercato e dal posizionamento della leva – non può mancare lo studio dei livelli chiave in cui sono concentrate possibili grandi liquidazioni dei tori o degli orsi.
Le liquidazioni realizzate: dove il mercato ha già fatto pulizia
Il primo passo è guardare alle liquidazioni che sono già avvenute nei mercati perpetual dei crypto asset. Nelle zone ad alto valore liquidato il mercato tende a scaricare leva, ripulendo posizioni eccessivamente esposte e riportando equilibrio dopo fasi di eccesso.
È importante osservare sul grafico dove si sono verificate grandi liquidazioni e come il prezzo ha reagito di conseguenza. In molti casi infatti, questi eventi danno vita a movimenti di forte accelerazione che anticipano una continuazione/inversione del trend, e che ci indicano dove i compratori e i venditori hanno subito fasi di profondo stress.
Da un punto di vista operativo, queste informazioni – unite ad una lettura di altre metriche come l’open interest, il funding rate e il cvd, servono a costruire il contesto di mercato e a individuare le aree in cui il prezzo ha già reagito o invertito il movimento.
Possiamo osservare questi livelli attraverso le principali piattaforme di analisi del mercato futures come Coinglass o Kiyotaka, selezionando tra gli indicatori la voce “liquidations” oppure “aggregated liquidations”, che aggrega i dati provenienti dai vari exchange. Le liquidazioni sono visualizzate con delle barre che distinguono i long nella parte alta dagli short nella parte bassa.

Heatmap delle liquidazioni: leggere i livelli più caldi per i prezzi
Il secondo step, probabilmente anche più interessante ai fini dell’analisi della price action, è cercare quali sono le zone sul grafico dove si concentrano più potenziali liquidazioni, ergo, i livelli in cui i trader con posizioni a leva sarebbero costretti a chiudere le proprie posizioni se il prezzo dovesse raggiungerli.
Di solito le aree più interessanti si trovano appena sopra le resistenze o appena sotto i supporti, proprio perché nella maggior parte dei casi gli investitori tendono a comportarsi in maniera prevedibile e ad utilizzare i livelli più “scontati” come punti di riferimento per l’operatività.
In genere, i prezzi tendono ad avvicinarsi alle zone più dense di liquidazioni, come un effetto calamita che porta periodicamente il mercato a ripulirsi dall’eccesso di leva. Capire dove sono raggruppate le maggiori esposizioni ci permette di individuare con facilità dove il mercato potrebbe accelerare violentemente con uno squeeze, sia al rialzo che al ribasso.
In termini analitici, possiamo osservare in tempo reale queste informazioni partendo dagli stessi tools menzionati nel paragrafo precedente, cercando tra gli indicatori disponibili le cosiddette heatmap di liquidazione. I dati delle varie liquidazioni vengono rappresentati da una mappa di calore sovrapposta al grafico del prezzo, dove le aree più “intense” indicano una maggiore concentrazione di posizioni a leva.
In linea generale, più la colorazione è accesa, più il mercato evidenzia una densità elevata di posizioni potenzialmente vulnerabili in quella fascia di prezzo.

Alcuni consigli pratici
Lo studio delle liquidazioni – sia quelle già avvenute sia quelle evidenziate nelle heatmap – è utile per capire dove il mercato ha già fatto pulizia e dove invece potrebbe nascere nuova pressione direzionale. Si tratta però di informazioni che hanno davvero senso solo se inserite dentro una lettura più ampia, che parte prima di tutto dall’andamento del prezzo e dalla struttura dei livelli chiave sul grafico.
Inoltre, è fondamentale tenere in considerazione che le heatmap possono risultare sensibilmente diverse da un exchange all’altro, con livelli di liquidazioni posizionati su aree di prezzo differenti. Questo perché ogni piattaforma riflette un proprio book, con profondità e posizionamenti che non sempre coincidono. Per questo è spesso utile confrontare più piazze per individuare i livelli realmente rilevanti, e basare queste informazioni prevalentemente per l’analisi su time frame brevi.
Allo stesso tempo, soprattutto nel breve periodo, molte aree possono essere influenzate da flussi di ordini aggressivi da parte di balene e market maker, rendendo talvolta meno “pulita” l’interpretazione direzionale. Per questo le liquidazioni vanno lette solo ed esclusivamente come un’indicazione probabilistica di dove il mercato potrebbe aumentare di volatilità e non come segnali operativi in senso stretto.
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