I dati on-chain dell’ecosistema Ripple e della criptovaluta $XRP mostrano uno scenario ancora poco accomodante dal punto di vista speculativo. Il progetto arriva da una serie di news positive sul fronte dell’integrazione con la finanza istituzionale, che tuttavia non sembrano aver portato a un’inversione del trend ribassista della moneta blue chip.
I prezzi di $XRP perdono circa il 70% dai massimi storici di gennaio 2018 e circa il 50% dal top locale di gennaio 2026, nel mezzo di una fase non esattamente stimolante per il più ampio mondo crypto. Persiste una condizione di debolezza, specialmente nella redditività degli holder e nell’attività on-chain, sebbene gli investitori più convinti rimangano ancora molto fiduciosi sul futuro dell’asset.
Calo dell’attenzione per Ripple e la crypto $XRP
Il primo dato che merita di essere osservato per comprendere l’outlook in cui si muove Ripple riguarda l’andamento degli indirizzi attivi che hanno inviato o ricevuto token $XRP. La metrica di Glassnode prende come riferimento una media a 7 giorni per mitigare il rumore di fondo e offrire un risultato più esplicativo della situazione in cui naviga il progetto.
Possiamo notare come gli indirizzi attivi siano in forte calo da agosto dello scorso anno, con un trend che segue tendenzialmente la distribuzione al ribasso dei prezzi. Rispetto a un anno fa la partecipazione della community si è ridotta di circa il 64%, risultando in una diminuzione di circa 40 milioni di address. Non si tratta di un dato che da solo spiega la condizione di mercato di Ripple, ma è sicuramente un primo indizio che mostra qualche problema dal punto di vista dell’adozione e del coinvolgimento degli utenti.

Perdite costanti per quasi tutto il 2026
Fatta eccezione per i primi giorni di gennaio 2026, quando $XRP è passato velocemente da $1,82 fino a $2,40, per il resto dell’anno gli investitori hanno operato scambiando la criptovaluta in perdita. Lo capiamo dal rapporto tra profitti e perdite realizzate che, calcolato su una media a 7 giorni, mostra un andamento costante al di sotto del livello di breakeven.
Questo raffreddamento dei guadagni ci mostra come nell’anno corrente ci siano state poche vere occasioni da parte degli holder di Ripple per realizzare profitti, e che, parallelamente, pochi indirizzi hanno acquistato in prossimità dei bottom locali (a esclusione del minimo toccato a inizio luglio, livello in cui si è palesata un’ondata di domanda).

In genere queste condizioni di deficit tendono a indebolire la struttura grafica di un crypto asset, almeno finché gli investitori underwater non cedano le proprie monete ai nuovi acquirenti o i prezzi riemergano velocemente in zone dove una buona parte della supply ritorna in profitto.
Un contesto molto simile è evidenziato dalla metrica SOPR (Spent Output Profit Ratio), che a differenza dell’indicatore di cui sopra calcola il profitto o la perdita media delle monete scambiate sul mercato, anziché la loro quantità totale. Da inizio anno, la maggior parte degli output spesi sulla rete è stata trasferita a un valore inferiore rispetto al prezzo di acquisto.
Gli investitori di $XRP hanno una media di acquisto ancora elevata
In questo momento il Realized Price di Ripple, ossia la base di costo aggregata di tutte le monete $XRP in circolazione, si trova a $1,34, ovvero a circa il 21% di distanza dalle quotazioni della criptovaluta. Questo è un problema per l’andamento dei prezzi nel breve periodo, poiché ogni potenziale pump rischia di essere assorbito da una fetta del mercato che ne approfitta per vendere e limitare le perdite latenti.
Inoltre, dando un’occhiata più da vicino alla distribuzione del costo d’acquisto sui vari livelli di prezzo, osserviamo come la situazione appaia ancora parecchio critica. In particolare, l’elemento più preoccupante riguarda i grandi acquisti di $XRP effettuati dagli investitori al di sopra degli $1,60, mentre ai prezzi attuali vediamo una bassa concentrazione di supply.

Gli holder di lungo periodo continuano a tenere duro
D’altro canto, seppur la base di costo del mercato rimanga relativamente elevata, c’è da ammettere che gran parte della pressione di vendita registrata negli ultimi mesi sia arrivata soprattutto dagli speculatori attivi nel breve termine e non dai veterani. Infatti, dalla metrica HODL Waves possiamo vedere come le classi di holder attivi nei range 3-6 mesi e 6-12 mesi siano cresciute molto durante il 2026.
Nel frattempo la coorte 1-3 mesi ha ridotto abbondantemente la propria presenza, il che significa che chi ha acquistato $XRP a cavallo tra il Q4 2025 e il Q1 2026 non è ancora uscito dal mercato. Gli holder di lungo termine stanno tenendo duro e non ne vogliono sapere di vendere in perdita le proprie monete, nonostante lo scenario difficile dal punto di vista speculativo.
Questo dato è confermato anche dalla supply complessiva detenuta dagli LTH di Ripple, che dal 2026 mostra una variazione netta a 30 giorni costantemente positiva.

Ad ogni modo, una situazione del genere può rappresentare un’arma a doppio taglio per $XRP: tutti quegli investitori che oggi stanno holdando posizioni underwater potrebbero innescare un altro sell-off nel caso decidessero di vendere, anche se il loro atteggiamento mostrato in questa prima parte del 2026 sembra indicare la volontà di attendere tempi migliori per valutare concretamente una vendita.
Nel frattempo, per ritornare a una fase bullish, è necessario che anche le nuove coorti si mobilitino per offrire una nuova ondata di domanda e provare a far uscire la criptovaluta da questo trend ribassista. Dal punto di vista dell’analisi on-chain, il futuro di Ripple dipenderà dall’evoluzione della redditività complessiva dei partecipanti e dalla capacità del mercato di recuperare il livello del Realized Price.
Criptovaluta.it® Ultime Notizie Bitcoin e Crypto News | Criptovalute Oggi

