Il Financial Times, in un momento invero assai particolare per i mercati, trova il tempo di canzonare i detentori di Bitcoin oro. Sono due asset che – citiamo testualmente – il bull market ha dimenticato. E dunque – ma dovrebbe essere lapalissiano – mentre le azioni fissano record su record, chi si è impegnato in questi due asset, uno fisico l’altro digitale, rimane a rimuginare sulle scelte fatte.
Bitcoin come l’oro, ma non come speravamo
L’oro si è comportato come un asset di rischio, una scommessa più che un porto sicuro. Mentre le banche centrali compravano, trasmettendo gaudio ai retail, la tradizionale correlazione tra oro e tassi di interesse reali si è rotta. L’esuberanza e non la paura ha guidato oro e argento verso numeri straordinari a inizio anno. […] La guerra in Iran sembrerebbe aver interrotto la corsa.
Così scrive Katie Martin, che di occasioni per sbeffeggiare Bitcoin e oro non vuole perdersene neanche una. La correlazione in questione, pur valida storicamente però, è messa a dura prova per le stesse questioni che ha evidenziato. Questioni che sono note a tutti e da tempo. E dunque…
Ma c’è anche spazio per Bitcoin: il problema di base è che il denaro istituzionale tramite ETF ha abbandonato BTC.
Il calo di Bitcoin, inoltre, non sarebbe causato dalle aspettative più alte sui tassi di interesse (in particolare in Europa e USA), ma piuttosto dalla sua natura altamente speculativa, con tanti speculatori che starebbero investendo… altrove.
Anche questa è una lettura che abbiamo visto ripetersi da anni, ogniqualvolta Bitcoin si trova ad affrontare un momento di debolezza. Può starci: essere un asset speculativo non è il marchio della bestia, ma facciamo fatica a capire ancora una volta l’ottima Katie Martin: perché non fare lo stesso discorso sull’oro? Perché non mettere nell’equazione la guerra in senso proprio? Perché non guardare anche a cosa è successo il 10 ottobre, data dalla quale è iniziato il secco decoupling tra mondo azionario e Bitcoin?
E, aggiungiamo, perché non tenere conto dell’ottima performance che Bitcoin ha offerto all’inizio della guerra – durante le prime 4-6 settimane?
Andrebbero fatti discorsi più complessi, che immaginiamo non possano trovare spazio neanche in quel tempio dell’informazione finanziaria che è Financial Times.
Di spazio però per canzonare un asset che vale comunque più di giganti come Berkshire Hathaway ce n’è sempre a sufficienza.
Ce ne faremo una ragione: di pelo sullo stomaco ormai ne abbiamo abbastanza. È la vita di chi sceglie asset speculativi e li tratta da investimenti di lungo periodo.
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