OpenAI, secondo indiscrezioni pubblicate da The Wall Street Journal, starebbe valutando la possibilità di tagliare i costi per l’utilizzo dei suoi modelli. WSJ parla di tagli drastici, spinti dal bisogno di competere con Anthropic. Una decisione non è ancora stata presa, ma il segnale – almeno secondo gli analisti – sarebbe chiaro (e preoccupante).
Una precisazione: le fonti sono anonime e non possono essere verificate da terzi. Siamo pertanto nel campo dei rumors – che non sempre si sono rivelati affidabili anche da parte di un giornale come The Wall Street Journal. La discussione è comunque partita: cosa ne sarà dei diversi concorrenti di Anthropic se partirà una guerra al ribasso, mentre i profitti sono ancora una chimera?
Token a costi più bassi: il tentativo di OpenAI è allo studio
Secondo quanto riporta The Wall Street Journal, OpenAI starebbe seriamente considerando la possibilità di tagliare il costo dei token applicato ai clienti. La mossa – aggiunge il giornale – sarebbe in vista di tagli simili che sarebbero oggetto di discussione (e futura applicazione) anche da parte di Anthropic.
Recentemente Sam Altman, CEO di OpenAI, aveva espresso preoccupazioni sui costi praticati ai clienti, che starebbero diventando appunto un collo di bottiglia importante per la diffusione delle tecnologie.
Tagliare costi però non è così semplice: i profitti, quando presenti, delle aziende che sviluppano modelli LLM sono già ridotti e una guerra sui prezzi potrebbe eroderli ulteriormente.
Una vittoria – momentanea? – dei dubbiosi
La notizia ha scatenato discussioni già molto accese su social e giornali. I bear sul mondo AI hanno conseguito una vittoria parziale e ci tengono a farlo sapere a tutti. Tra i notabili che hanno commentato c’è anche James Chanos, storico re degli short, sempre a caccia di bolle da far esplodere.
I tagli ai prezzi nell’ecosistema AI dove la domanda per il “compute” è presumibilmente infinita sembra… problematico.
Non è stato l’unico e la discussione probabilmente accompagnerà il ciclo delle IPO che ci attende nei prossimi mesi. Le più attese saranno tutte del comparto AI – con la questione profitti che diventerà, prima o poi, centrale.
Rimane il problema accessorio dell’importanza di avere utenti e di non perderli a favore della concorrenza. Non solo perché gli utenti pagano, ma anche perché forniscono dati sui quali le AI possono fare training. E chi ha meno utenti, finisce per accumulare ritardi importanti nello sviluppo dei nuovi modelli o nel miglioramento di quelli già esistenti.
Tra 24 ore sarà il gran giorno di SpaceX
I rumors pubblicati da The Wall Street Journal arrivano con un tempismo curioso. Domani sarà il gran giorno di SpaceX, la società di Elon Musk che ha incorporato anche xAI e dunque Grok – qui l’approfondimento sul tema firmato da Alex Lavarello.
Difficile che i rumors abbiano un impatto immediato su una IPO che ha già quattro volte le sottoscrizioni rispetto alle azioni che saranno effettivamente disponibili. Per il futuro di questi investimenti, tuttavia, i prezzi praticati ai clienti e i costi diventeranno motivo di discussione che orienterà le decisioni di molti.
La corsa verso il fondo
I temi che ci piacerebbe introdurre – come spunto per le discussioni future – riguardano un paio di concetti molto cari a Warren Buffett e che, nonostante abbiano pensionato il più grande di sempre, dovranno prima o poi diventare parte della discussione.
Il primo è quello di moat – il fossato che un’azienda ha a protezione del suo business. È decisivo per trattenere la clientela ed evitare che vada altrove con troppa facilità. Nel caso dei modelli LLM, questo fossato non c’è. Almeno per ora.
Il secondo riguarderà a breve la qualità del management, un altro pallino di Warren Buffett del quale forse si parla troppo poco, almeno in relazione ad alcune delle aziende del comparto.
La notizia arriva inoltre in un momento di grande difficoltà per le aziende AI in borsa.
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