Tra i temi più attesi dal mercato questa settimana spicca il collocamento di SpaceX, in arrivo venerdì sul Nasdaq sotto il ticker SPCX. Un’operazione che oggi si può già “tradare” su Hyperliquid attraverso un future sintetico, non un token. Prima di arrivare alla quotazione ufficiale, conviene quindi una rapida ricognizione dei numeri e delle dinamiche tecniche che muovono il titolo.
SpaceX verso il debutto
Da quasi un mese SpaceX è già tradabile nell’ecosistema crypto in attesa del debutto in TradFi venerdì 12 giugno. Sul grafico 4H di Hyperliquid il future SPCX-USDC ha segnato un massimo a 230 USDC sull’hype del lancio. Da questo picco il prezzo è scivolato fino all’area dei 155 USDC, per poi rimbalzare e attualmente quota 163 USDC.

È bene chiarire che non si tratta di un token, ma di un future sintetico che replica il valore di SpaceX prima della quotazione. La discesa del prezzo su Hyperliquid verso i minimi può riflettere un riposizionamento, in quanto qualche trader toglie capitali dal derivato per dirottarli sull’azione vera, attesa al debutto. Il funding resta neutro, mentre l’open interest si ferma a 122 milioni di dollari. Pertanto non si tratta di una bocciatura dell’azione.
I numeri del collocamento di SpaceX
L’IPO di SPCX è prezzata a 135 dollari per azione, a prezzo fisso e senza forchetta. SpaceX offre 555,6 milioni di azioni, per una raccolta di circa 75 miliardi di dollari. L’opzione greenshoe consente agli underwriter (banche di investimento) di collocare ulteriori 83,33 milioni di azioni, spingendo la raccolta verso gli 86 miliardi di dollari. Goldman Sachs guida un consorzio di 23 banche.
La capitalizzazione teorica sfiora i 1.770 miliardi di dollari, la più grande IPO della storia. La quota retail arriva fino al 30%, pari a circa 22,5 miliardi, contro lo standard del 5-10%. I ricavi 2025 toccano i 18,674 miliardi di dollari, in crescita del +33,2% sull’anno precedente. La perdita netta consolidata sale però a 4,94 miliardi dopo la fusione con xAI. Il deficit accumulato raggiunge i 41,3 miliardi, mentre Starlink resta l’unico segmento profittevole del gruppo. Chi compra SpaceX, compra anche X e Grok, tutt’altro che in profitto.
Il Nasdaq si piega a Musk
Sul tavolo della quotazione ci sono alcuni elementi tecnici che potrebbero sostenere il prezzo. Dal 1° maggio il Nasdaq ha cambiato le regole. Le società tra le prime 40 per capitalizzazione entrano nel Nasdaq 100 entro 15 giorni di negoziazione, contro i tre mesi precedenti.
Ovviamente i numeri permettono a SpaceX di superare subito la soglia. L’inclusione obbliga i fondi indicizzati e ETF passivi, che replicano il benchmark, ad acquistare il titolo a prescindere dalla valutazione. Le stime parlano di 7-8 miliardi di dollari di acquisti forzati nel primo mese.
Acquisti forzati da ETF e fondi passivi
In teoria, si crea così un circolo di acquisti che spinge la capitalizzazione, con relativo aumento del peso nell’indice e obbligo di nuovi acquisti. Solo il 3% circa delle azioni sarà scambiabile sul mercato. Il restante 97% resta bloccato, con la quota di Musk, vicina al 40%. Il restante è in mano a dipendenti e ai primi investitori, tutti soggetti alla clausola di lock-up di 366 giorni. Alla scadenza, l’offerta si moltiplica e la dinamica può invertirsi.
L’S&P 500, invece, non si è piegato e ha mantenuto i criteri di redditività e flottante, escludendo SpaceX per almeno un anno.
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