Quanto credono i mercati al ciclo AI? Ancora molto, nonostante i contrarian stiano chiamando la bolla ormai da tempo immemore. Ci sono almeno due esempi cristallini dell’appetito per il ciclo. Il primo è il lancio di SPCX SpaceX, che ha collocato 75 miliardi di dollari in grande scioltezza. Il secondo arriva da Nvidia. L’emissione di bond programmata da 20 miliardi di dollari ha raccolto domanda per 85 miliardi di dollari.
Le cose sono andate, come è proprio del mondo AI, alla velocità della luce. Nvidia aveva annunciato il tentativo di raccogliere 20 miliardi di dollari tramite la prima vendita di bond dal 2021. In poche ore è arrivata la notizia che le richieste ammontano già a 85 miliardi di dollari. La domanda così importante ha spinto poi il gruppo a offrire 5 miliardi aggiuntivi.
Che cos’è una raccolta di capitali tramite bond
È uno dei metodi di raccolta del capitale più utilizzati. Un’azienda emette delle obbligazioni, paga cedole/interessi a chi le compra e poi rimborsa il capitale a scadenza.
Una scelta chiara: non emettere nuove azioni e diluire gli azionisti, ma preferire l’emissione di debito che un giorno sarà rimborsato.
Altra questione: in realtà tante altre aziende collegate al grande ciclo di spesa dell’intelligenza artificiale hanno già emesso bond: Alphabet/Google ne ha emessi per 90 miliardi di dollari complessivi, Facebook/Meta per 55 miliardi di dollari, Amazon per 82 miliardi, Oracle per circa 50.
Lo stanno facendo perché la domanda di questi titoli è molto elevata e si possono strappare anche dei buoni tassi.
Come sappiamo che c’è domanda? Quello di Nvidia ha attratto più di quattro volte l’offerta. Certo, in parte dipende dall’aver affidato il collocamento a tre dei giganti di Wall Street (JPM, GS, MS), ma se il prodotto non piace non c’è domanda, neanche i draghi della finanza mondiale possono fare granché.
Troppi investimenti? E per cosa?
Tutti conoscono ormai la posizione di chi ritiene che questi investimenti siano più fonte di preoccupazione che fonte di giubilo per chi ha investito sui mercati. D’altronde non si era mai visto un ciclo di investimenti di questo livello, anche per società come le magnifiche 7.
Il punto è che la corsa all’AI costa, finanziarsi non è così difficile e le aziende del settore non vedono un motivo per fermarsi.
C’è poi la questione dell’ingegneria dei propri conti: Nvidia può ottenere tassi relativamente bassi, ottenere finanziamenti la cui durata corrisponde a quella del bene sul quale si investe e il rating comunque non ne risentirebbe granché.
Se la bolla AI esiste, il mercato del credito non se n’è certamente ancora accorto, né tantomeno lo ritiene un problema. I numeri che hanno fatto registrare Nvidia e gli altri del comparto offrono una conferma anche ai più scettici.
La lettura “contrarian” è legittima?
Non è campata in aria. Tutti riescono a finanziarsi con enorme facilità, a tassi bassi e sono dunque spinti alla spesa forse poco razionale.
La corsa per vincere la guerra dell’AI, almeno tra gli “hyperscaler” sembrerebbe potersi permettere qualunque tipo di spesa. La storia dei mercati è ricca di cicli di credito facile che ha portato a investimenti eccessivi, comprimendo margini e ritorni sul capitale.
Con una differenza: Nvidia è di fatto fornitrice delle altre aziende che trovi nel grafico di cui sopra.
E il segnale, per ora, è che gli investitori vogliono essere coinvolti a qualunque titolo nel ciclo dell’intelligenza artificiale. Comprando azioni, è vero, ma anche prestando denaro alle stesse aziende.
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