Il mercato dei futures crypto viene spesso descritto come una pentola in pressione, pronta a una cascata di liquidazioni. Altre volte è la benzina per i rialzi. Ad oggi, i dati aggregati sull’open interest e il comportamento dei compratori spot statunitensi suggeriscono però il contrario: la leva sugli asset più esposti sta rientrando, mentre la domanda reale resta assente.
Leva in calo ma domanda assente: il mercato si sgonfia
Per analizzare la situazione della leva partiamo dalla tabella allegata che raccoglie l‘Open Interest aggregato di tutti i principali exchange, asset per asset. Partiamo con il dire che il valore assoluto, da solo, dice poco. Bitcoin concentra 20,6 miliardi di dollari di open interest, il 48,46% del totale, semplicemente perché è il mercato più grande.

Per capire dove la leva è davvero sproporzionata serve rapportarla alla taglia dell’asset, ovvero il rapporto tra open interest e capitalizzazione (OI/MCAP). Letta in questo modo, la tabella ribalta la view e i valori più alti appartengono a Hyperliquid con 13,67% e Worldcoin con 12,70%, seguiti da Zcash al 7,95%. Le crypto top per il momento restano poco cariche, con Bitcoin all’1,58% e Ripple all’1,44%. In altre parole, l’asset con più open interest in valore assoluto, Bitcoin, non è affatto quello con più leva.
La leva sta rientrando
Va sottolineata una situazione differente nelle ultime 24 ore. Sugli asset con leva più sproporzionata l’open interest è ora in calo: -0,51% su HYPE, -1,43% su WLD, -0,93% su ZEC. Invece dove l’open interest cresce è semmai sui nomi a leva contenuta, come Bitcoin (+0,89%), Solana (+0,93%) e Dogecoin (+1,49%). I trader, quindi, stanno chiudendo posizioni proprio sugli asset più esposti, riducendo il rischio anziché accumularlo.

I funding rate, inoltre, restano contenuti e disomogenei tra i vari exchange, senza valori estremi in nessuna direzione: nessun segnale di posizionamento affollato, né long né short.
La domanda spot statunitense resta assente

Sul fronte della domanda spot il quadro degli acquisti è altrettanto fiacco. Il Coinbase Bitcoin Premium Index, che misura il premio o lo sconto del prezzo di Bitcoin su Coinbase rispetto agli altri exchange ed è considerato un termometro dell’appetito statunitense. Da 57 giorni, ovvero dal 28 aprile, si trova in territorio prevalentemente negativo, con la sola eccezione del 19 maggio. Un premio sotto lo zero indica che i compratori spot americani sono assenti. Da quasi due mesi, dunque, manca la spinta di fondo che in passato ha sostenuto i rialzi più solidi del mercato.
Un mercato che si sgonfia, non che esplode
Mettendo insieme il puzzle dei dati, la lettura sembra opposta ma porta poi a ricongiungersi. La leva sulle crypto più esposte ha iniziato a calare, ma in contemporanea la domanda spot rimane bassa, per non dire assente.
Il mercato si sta sgonfiando da entrambe le parti, rispetto al passato non sta caricando o entrando in tensione. L’OI/MCAP resta utile perché individua gli asset il cui open interest è sproporzionato rispetto al flottante e quindi più esposti a movimenti bruschi. Tra tutti HYPE e WLD restano i nomi da tenere d’occhio se il prezzo dovesse accelerare.
Allo stato attuale, però, il segnale prevalente non è di leva fuori controllo, bensì di un posizionamento che si alleggerisce in un mercato privo di domanda. Il rischio va cercato dove l’open interest resta proporzionalmente alto mentre la market cap cala e la domanda di fondo latita. Siamo in una fase in cui c’è una fuga di liquidità dal mondo crypto, sia spot che speculativa.
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ci sono più speculatori che investitori e molti si sono fatti molto male cercando di fregare il tempo e se lo stanno facendo ancora uscendo dal mercato.