BIS, quella che viene affettuosamente chiamata la banca centrale delle banche centrali, ha attaccato di nuovo il mondo delle stablecoin. Lo ha fatto all’interno del suo report economico annuale del 2026, definendole non adeguate per funzionare come denaro. Mancano troppe caratteristiche: singolarità, elasticità, capacità di essere interoperabili e non solo. Non è la prima volta che BIS mostra la sua insoddisfazione per questa nuova tecnologia, che almeno a certi piani riaccende vecchie paure.
Tra i problemi sottolineati c’è anche l’impatto che quello che di fatto è narrow banking può avere sull’intero sistema del credito, del finanziamento delle attività bancarie e della solidità di queste attività. Preoccupazioni, come abbiamo già detto, certamente non nuove.
Necessario il progresso su due fronti
Il report è piuttosto lungo e una parte considerevole viene dedicata al tema stablecoin, un tema che è diventato preminente a livello politico per tutta una serie di fattori: dalla spinta negli USA (complice il governo Trump) alle evidenti resistenze che invece accompagnano il movimento in Europa.
La fiducia è il fondamento del denaro. Ciò che conta di più è che sia accettata come pagamento, senza che si facciano troppe domande.
E poi aggiunge in apertura il report:
Il sistema stablecoin oggi presenta diverse mancanze. Puntano a mantenere un valore stabile relativo a un asset (tipicamente il dollaro USA), ma il loro valore in pratica fluttua. In aggiunta, l’infrastruttura attuale delle blockchain pubbliche e permissionless mostra frammentazione e non può essere scalato facilmente. E senza KYC ci sono problemi di integrità finanziaria.
I temi sono quelli che abbiamo sentito affrontare più e più volte: i self-hosted wallet, così come li chiamano le autorità, permettono alle stablecoin di funzionare più o meno come contante, con l’assenza pressoché totale (almeno secondo BIS) di tracciabilità.
Ma a preoccupare BIS ci sono anche gli effetti macro. Dal funzionamento del mercato del credito alla stabilità finanziaria, passando per la trasmissione della politica monetaria e lo spazio fiscale.
Il vecchio problema del finanziamento delle attività bancarie
È un problema che è stato discusso non solo per le stablecoin, ma anche per operazioni come quelle dell’euro digitale. Le banche vivono (anche) di depositi, e il denaro che finisce nelle stablecoin e nelle CBDC esce da quel circuito, rendendo molto più difficile per le banche finanziarsi a buon mercato.
- Narrow banking
Anche se BIS si guarda bene dal citarlo, il problema è anche questo. Le banche prendono i depositi e li girano all’economia reale tramite credito. Le stablecoin non fanno nulla di tutto questo – e sono per assurdo più sicure e più resilienti allo stress.
Il narrow banking è visto come fumo negli occhi da BCE, Fed e da tutte le principali banche centrali. Tant’è che quando istituti bancari di nuova generazione hanno provato a chiedere autorizzazione per operare così, si sono visti chiudere le porte da Fed stessa.
La soluzione?
BIS punta su denaro tokenizzato che sia però sempre emanazione delle banche centrali. Come è noto sta lavorando a diversi progetti pilota in questo senso, al fine anche di arginare le stablecoin.

Infine però, complice anche un sostegno importante da parte degli USA (almeno finché sarà in carica il governo attuale) sarà molto difficile per BIS e per le banche centrali ostacolare l’avanzata delle stablecoin. Sono importanti già per liquidità (già oltre 300 miliardi), sono nulla rispetto all’intera massa monetaria, ma a quanto pare fanno già paura.
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