Il comparto crypto frena in avvio di giornata, mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano sullo sfondo. Eppure gli indici americani tengono, e in particolare l’S&P 500 si avvicina ai massimi storici grazie alla forza del settore bancario e alle sue solide trimestrali. Il petrolio, intanto, resta in decisa crescita sul weekly, sostenuto dai timori sullo Stretto di Hormuz.
Bitcoin in fase di indecisione con S&P 500 vicino ai massimi
I movimenti delle crypto sono stati alla fine abbastanza in ordine sparso. Bitcoin ha chiuso in ribasso del -0,43% e attualmente quota 64.640 USDT. Osservando il grafico daily, si può vedere come si sia fermato su quella che era l’area di resistenza dei 65.400 USDT, dove ha poi iniziato a calare. Anche oggi è al momento in leggera contrazione, ma sostanzialmente non è ancora successo nulla. Siamo di fronte solo a una frenata, con il primo livello di supporto di breve termine a 63.700 USDT.

Ethereum sta invece risultando più forte e ieri ha chiuso in positivo di un +1,37% e attualmente quota 1.918 USDT, mentre oggi è sostanzialmente invariato. Il suo obiettivo è l’arrivo sull’area di resistenza dei 1.985 USDT, mentre sul lato corto ha un primo supporto di breve termine in area 1.830 USDT.
Ethereum più forte, debole Hyperliquid
I movimenti delle crypto sono in ordine sparso. Su base settimanale alcuni token rimangono in negativo. Tron cede il -2,29% e Hyperliquid il -1,95%.
Sul mensile invece, la fotografia resta positiva per quasi tutti i token. L’unica eccezione è Stellar ancora in rosso del -0,79% mensile, ma in recupero su base settimanale. Sul fronte annuale, invece, il bilancio resta pesante con la maggioranza che viaggia in profondo rosso . Fanno eccezione Tron e Hyperliquid, gli unici in positivo YTD.
Wall Street tiene, S&P 500 verso i massimi
Sul fronte azionario americano, Wall Street si sta muovendo a due velocità. Il future sull’S&P 500 viaggia a un passo dal record storico e oggi è già in positivo nell’apertura notturna.

Diverso il quadro del Nasdaq. Il future quota 29.739 punti e resta lontano dal proprio massimo di 30.975,50. Sui sette giorni cede lo 0,97% e sul mensile arretra del 2,51%, segnalando una debolezza relativa rispetto all’S&P 500.
Le banche spingono S&P 500
La forza dell’S&P 500 ha un motore preciso ed è il settore bancario. Le banche pesano molto di più sull’indice cap-weighted che sul Dow Jones, e le loro trimestrali record stanno trainando il listino.
Ieri ha riportato Morgan Stanley, con numeri record. Ricavi netti per 21,3 miliardi di dollari, utile per azione record di 3,46 dollari e un trading azionario da 6,3 miliardi, ben oltre le attese.

Sempre ieri BlackRock ha battuto le stime, con ricavi per 7,08 miliardi di dollari e il titolo in netto rialzo. L’altro ieri era toccato a JPMorgan, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo. JPMorgan ha segnato il maggior profitto trimestrale della sua storia.
Attenzione al Kospi in frenata
Passando alla seduta odierna, l’Asia parte debole. Il KOSPI sudcoreano viaggia in ribasso, appesantito dalla nuova ondata di vendite sui semiconduttori. L’indice quota 6.837,05 punti, in calo al momento di questa stesura di circa il -6%, mentre il resto della regione resta contrastato con rialzo Hang Seng.
Il petrolio resta alto

Chiude il quadro il petrolio, sostenuto dalle tensioni geopolitiche Iran – USA. Il WTI quota 79,59 dollari, con un progresso weekly del +11,50%, mentre il Brent quota 84,72 dollari, in rialzo del +1,46%. Sul daily, invece, la giornata è più fiacca, entrambi i contratti si muovono di pochi centesimi. A tenere alta la tensione restano gli attacchi statunitensi sull’Iran e il blocco navale nello Stretto di Hormuz.
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