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I piccoli investitori conquistano le borse USA: leva con opzioni, fiducia eccessiva e addio mondo crypto?

È un mercato a trazione retail. I numeri diffusi da Goldman Sachs sono i più alti di sempre.
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Il pubblico dei piccoli investitori retail vale ora il 30% dei volumi sulle borse americane. Il mese di giugno ha registrato un nuovo record, superiore del 10% ai volumi registrati nel 2021, durante la stagione delle meme stock. In aggiunta, per tutto il mese di luglio non c’è stato un solo giorno con i retail venditori netti su Citadel. Sono numeri che segnalano un boom dell’azionario che è principalmente a conduzione retail e che spiega forse anche lo strano momento del mondo crypto.

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È una situazione che però non piace a tutti: i retail possono trasformarsi in venditori forzati sia in caso di ampie correzioni, sia ancora nel caso del peggioramento delle condizioni economiche generali. Il grande entusiasmo del pubblico dei piccoli investitori è controbilanciato da un atteggiamento dei grandi fondi invece informato alla più grande prudenza.

Parla Bobby Molavi di Goldman Sachs

Ed è un’analisi molto interessante, soprattutto per chi ritiene che siano i grandi capitali e i grandi player a dominare il mercato. Non è stato così per diversi mesi. Sono infatti i retail, con i dati di cui sopra, a fissare i prezzi, a fissare i temi principali e i canali di investimento e in aggiunta a fissare la quantità di flussi. Sarebbero dunque, almeno secondo questa analisi di Goldman Sachs, in controllo pieno dei mercati.

A condizionare i mercati in questo senso sono stati non soltanto i grandi volumi registrati dal fronte retail, ma anche un atteggiamento prudente degli investitori più strutturati. Fondi, istituzionali, operatori di grandi family office hanno avuto negli ultimi mesi un atteggiamento prudente, con esposizioni sotto la media e con leve molto contenute.

La leva

C’è anche una questione che riguarda la leva. Il volume di opzioni negli USA ha superato i 50 milioni di contratti scambiati ogni giorno. Siamo a livelli doppi rispetto al 2023. Tali titoli però non vengono più soltanto acquistati da chi ha strategie complesse ed è in cerca di copertura, ma anche da un esercito di investitori retail che vuole esporsi per quantità maggiori di capitale rispetto a quanto ha davvero a disposizione.

Il grande successo infatti è delle opzioni 0DTE, che scadono in poche ore e che sono enormemente sensibili ai cambiamenti di prezzo. La grande fame di leva non è dunque soltanto una questione dei mercati coreani. Siamo davanti a un generale aumento di appetito per il rischio da parte dei piccoli investitori.

Su cosa stanno investendo di più i piccoli investitori?

In realtà non si tratta soltanto di investimenti nell’azionario in generale. L’arrivo di SpaceX ha confermato un enorme appetito per le IPO, che probabilmente sarà amplificato con l’arrivo in borsa di Anthropic (IPO prevista in ottobre) e di altri big del settore intelligenza artificiale.

Grande apprezzamento anche per gli ETF tradizionali e per quelli a leva, nonostante i secondi presentino un profilo di rischio molto meno adatto a chi investe su lungo periodo. Boom anche per i perpetual futures, strumenti che un tempo erano diffusi principalmente nel mondo crypto e che oggi – ad esempio su Hyperliquid – sono disponibili anche su asset dei mercati tradizionali.

Il 10% dei soldi è in conti autonomi

Si tratta di 12.000 miliardi, ovvero il 10% delle intere somme investite nelle borse americane. E sono in conti dove è l’investitore a prendere decisioni, senza il ricorso a promotori e consulenti, oppure a piattaforme comunque gestite.

È la quantità più alta di sempre da quando si registrano questi dati, segnale ulteriore che il cambiamento è ormai strutturale e non può essere più imputato a questioni come il lockdown, l’arrivo dei sussidi o altri eventi una tantum che si ritenevano giustificazione dello sbarco dei retail in massa sui mercati finanziari.

È per questo che…

…il mondo crypto è in sofferenza? Può essere una delle spiegazioni. Gli investitori retail hanno visto la loro attenzione catturata principalmente da investimenti nel settore azionario, evitando così mercati che almeno un tempo erano gli unici a offrire il brivido della volatilità e leve molto elevate.

Chissà se ci sarà un’inversione di trend: se c’è un’altra caratteristica infatti dei retail è che hanno preferenze assai volubili.

Qui c’è l’intervento completo di Bobby Molavi, ripreso da Bloomberg.

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