Wintermute, una delle più grandi società di market-making del settore crypto, ha pubblicato di recente un nuovo report in cui analizza i flussi spot OTC del proprio desk di trading nella prima metà del 2026. I risultati emersi sono molto interessanti perché evidenziano una crescita della quota di negoziazione del segmento istituzionale, e un approccio all’investimento sostanzialmente diverso rispetto a quello adottato dal pubblico retail.
Il primo semestre del 2026 ha visto gli istituzionali concentrare il 72% dei flussi OTC, guidati da hedge fund, DAT, asset manager e family office. Invece, l’attività degli investitori al dettaglio è rimasta estremamente contenuta per tutto il periodo analizzato, complice forse anche l’evoluzione stessa del mercato che sta offrendo meno opportunità rispetto agli scorsi cicli e una maggiore complessità negli strumenti oggi utilizzati per operare.
Il mondo crypto sta cambiando: l’analisi di Wintermute
Wintermute parte analizzando un dato fondamentale, su cui anche noi della redazione di Criptovaluta.it ci siamo più volte soffermati per spiegare un cambiamento profondo alla base del mercato crypto. La volatilità realizzata di Bitcoin è ai minimi, e a ogni halving osserviamo una contrazione sempre più marcata.
Esaminando la volatilità realizzata a 30 giorni, con un dato normalizzato su base annuale, vediamo che dal ciclo del 2016-2020 a oggi, le fluttuazioni dei prezzi si sono ridotte notevolmente passando dal 75% all’attuale 45%. Inoltre, gli spike di volatilità diventano sempre meno frequenti con il passare del tempo, offrendo di conseguenza meno finestre speculative su cui l’investitore retail ha spesso fatto leva in passato, in particolare su Bitcoin.

Questo spiega perché molti trader, specialmente i retail, percepiscono oggi il mercato come “noioso”, spingendo una parte di essi a spostarsi su piazze più movimentate, come ad esempio il comparto tech e AI del mercato azionario.
Gli istituzionali guidano i flussi del mercato crypto
Tale regime di bassa volatilità sta portando a un aumento relativo della partecipazione degli istituzionali rispetto alla componente retail. Nel primo semestre del 2026 i flussi spot over-the-counter (OTC) gestiti dal trading desk di Wintermute hanno rappresentato il 72% dei flussi totali, con un dato in crescita rispetto al 61% dell’H2 2025 e al 59% dell’H1 2025.
Ovviamente, parlando di movimenti OTC, ossia di transazioni che si svolgono tra privati e non su un order book pubblico, è chiaro che gli investitori istituzionali abbiano un peso maggiore rispetto ai retail, con questi ultimi che sono abituati a scambiare volumi spesso poco adeguati a contrattazioni di questo tipo. In ogni caso, la presenza del capitale più strutturato sta crescendo, ed è indicativa di un mercato che sta modificando rapidamente le sue sembianze.
Inoltre, al di là del market share dei volumi OTC, Wintermute riporta una serie di dati – che sono probabilmente la parte più interessante del report – che spiegano la differenza nel modo in cui operano istituzionali e investitori al dettaglio.
Come investono retail e istituzionali nel settore crypto?
Innanzitutto, la prima differenza sta nel modo in cui i due segmenti si posizionano rispetto all’andamento dei prezzi di BTC e delle altre crypto. Il più delle volte i retail tendono a essere più reattivi e a inseguire le variazioni di prezzo con un posizionamento influenzato dal momentum e dal sentiment, cosa che porta a performance deludenti nel lungo periodo.
Invece, gli istituzionali si muovono il più delle volte all’interno di range ristretti, senza assumere posizioni nette fortemente sbilanciate verso il long o lo short, e soprattutto con un ritmo scandito dal proprio time frame. A volte questi investitori operano in controtendenza rispetto al mercato, ma seguono una propria strategia, che il più delle volte li porta a prendere decisioni corrette.

A questo dobbiamo aggiungere che i piccoli investitori sono più propensi a fare trading su un ampio numero di token, mentre gli istituzionali si concentrano su un set ristretto di ticker. Infatti, dal primo semestre del 2024, ossia negli ultimi due anni, la quota di token scambiati dagli operatori professionali è aumentata di appena il 24%.
Per quanto riguarda i retail invece, c’è stata un’espansione più marcata del raggio d’azione, con una crescita del 76% nello stesso periodo. Da notare come a ogni semestre il divario si fa sempre più ampio, cosa che evidenzia come l’atteggiamento degli istituzionali sia più pacato e concentrato su pochi progetti validi rispetto al resto dei trader che investono in modo più sperimentale su tanti progetti.

Come cavalcano le narrative gli istituzionali e i retail?
Un altro aspetto molto curioso riguarda il modo in cui i diversi investitori sfruttano una nuova narrativa su un token che ha registrato un incremento dei prezzi e dell’attività volumetrica. I dati di Wintermute mostrano che gli istituzionali tendono a essere più cinici e a operare con un “mordi e fuggi”, rimanendo esposti su un asset solo pochi giorni.
Dall’altra parte, i retail rimangono incollati al trade più a lungo, con una mediana di circa 3 giorni dal picco dell’attività on-chain del suddetto crypto asset. Addirittura, ci sono utenti che continuano a fare trading per più di 20 giorni, dopo settimane che gli istituzionali se ne sono già andati.

Su che settori e con che strumenti hanno investito i trader nel 2026?
Nel suo report Wintermute spiega anche come, su tutte le coorti di investitori, stiano cambiando gli stimoli e gli strumenti utilizzati per prendere esposizione sul mondo crypto. Nel primo semestre dell’anno c’è stato un aumento dell’AUM e dei volumi di trasferimento dei titoli tokenizzati, con una forte crescita che è stata anche oggetto della nostra recente intervista con Matteo Arenzi di Xstocks, con cui abbiamo parlato proprio dell’evoluzione delle tokenized equities.
Oltre a questo, Wintermute nota un graduale shift dai mercati spot a quelli derivati, con una tendenza che riguarda soprattutto le altcoin. In particolare, dal secondo semestre del 2025 il valore nozionale complessivo delle opzioni sulle alt è cresciuto di ben 3,4 volte. Ciò significa che gli investitori stanno cercando venue sempre più sofisticate per prendere posizione ed esprimere una view non necessariamente direzionale.
Allo stesso tempo, sta crescendo molto anche la partecipazione istituzionale attorno a strumenti come i CFD, che sono diventati uno dei prodotti preferiti dagli smart money per andare su asset crypto, mentre i retail continuano ad operare su contratti perps, sfruttando anche mercati decentralizzati.
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