Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, è ancora dello stesso avviso. Sui mercati c’è troppa leva e qualcuno finirà per farsi male e per far male al mercato. Di più, trattandosi di debito a margine, non sempre è visibile. E dunque chi sta analizzando il mercato non avrebbe pienamente contezza della situazione. Non è la prima volta che Dimon lancia allarmi di questo tipo – in quello che è stato un lungo filotto di previsioni negative che però, almeno fino a ora, non si sono verificate.
L’allarme arriva all’interno di una lunga intervista con CNBC. Se siamo abituati a leggere previsioni ribassiste e catastrofiste da Michael Burry, che ha appena parlato di possibile crollo in stile 1987, anche perché ha da guadagnare dalle sue posizioni short, quando a parlare è il CEO di una banca che dai mercati bullish guadagna molto, sono in diversi a preoccuparsi.
Quando hai questo [livelli elevati di debito a margine, NDR] c’è la possibilità che qualcuno causi disordini sul mercato e le persone si agitano.
Il caso di Situational Awareness
Non è un Jamie Dimon cupo a 360° però. A domanda sui problemi di Situational Awareness, il fondo di Leopold Aschenbrenner che è stato costretto a vendere il grosso delle sue azioni quotate a Citadel, ha risposto così:
Il mercato ha potuto assorbire la vicenda senza ripercussioni.
Noi l’abbiamo definito il capro espiatorio, il sacrificio richiesto dal Dio dei Mercati affinché le borse ripartissero. La storia, tra qualche anno, aiuterà a fare luce su un caso che in tanti ritengono pilotato, ma che forse è l’ennesima situazione dominata da leva eccessiva.
È un rischio sistemico?
Le cupe previsioni di Jamie Dimon non arrivano però a parlare di rischio sistemico:
Non è a livelli tali da causare uno shock sistemico, che causerà un disastro, ma è alto.
Il riferimento appunto al debito a margine, difficile da valutare perché spesso nascosto nelle pieghe dei bilanci e delle operazioni.
Quanto la volatilità sale, clearing house e banche in genere chiedono per collaterale in aggiunta. E probabilmente vedremo qualcosa di questo tipo.
Una situazione che dunque è ancora lontana dal poter creare danni consistenti, ma che è nondimeno fonte di allarme per il CEO della più importante banca d’affari del pianeta.
Con una motivazione per scontare leggermente queste dichiarazioni: Jamie Dimon è da tempo sospettoso dell’eccessivo ottimismo del mercato. Durante la prima fase della crisi del credito privato parlò di scarafaggi che arrivano sempre in gruppo. A luglio Aveva parlato di tre mercati da evitare, e ancora tante volte nel corso degli ultimi due anni si è espresso con toni assai preoccupati, senza che però poi i mercati dessero retta alle sue preoccupazioni.
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