L’oro resta l’unico dei quattro metalli preziosi in positivo da inizio 2026 con un rialzo contenuto a +3,40%. Argento, platino e palladio viaggiano tutti in territorio negativo, con il palladio che arriva a -15,71%. Il rimbalzo che l’oro aveva costruito dai minimi estivi si è però fermato, e le ultime due settimane hanno riportato indietro le quotazioni dell’oro.
L’oro ritraccia dopo il rimbalzo estivo
Il calo dell’oro lo osserviamo sul grafico weekly di Tether Gold (XAUT), il token che ne replica il prezzo e che oggi ha una market cap di 2,718 miliardi di dollari. In questa panoramica abbiamo la leg up partita da settembre dell’anno scorso, che ha spinto il prezzo dell’oro sull’ATH di fine gennaio, che su XAUT segna 5.609,9 USDT.

Dal picco è iniziata una prima contrazione violenta con prese di profitto, seguita da un nuovo rimbalzo che non ha violato il precedente picco, e da lì è partita la fase di contrazione del prezzo caratterizzata da una serie di massimi e minimi decrescenti. A giugno XAUT ha toccato un minimo a 3.943 USDT, segnando un crollo dell’oro del -29,74% dal picco. Qui XAUT ha fatto base ed è scattata la fase di rimbalzo, che la settimana scorsa ha visto l’oro arrivare a un massimo di periodo a 4.680 USDT, poco sotto il livello di resistenza dei 4.700 USDT. Da lì è iniziata una fase di contrazione, che questa settimana ha visto il prezzo toccare il supporto dei 4.310 USDT, da dove è in rimbalzo.
Gli altri metalli preziosi restano in rosso
Argento, platino e palladio non seguono l’oro e chiudono i primi otto mesi del 2026 tutti sotto la parità. L’argento perde il 6,70% da inizio 2026, il platino l’11,60% e il palladio il 15,32%.

Nella tabella delle performance allegata è riportato l’andamento dei rispettivi futures. Sul brevissimo il segno è uniforme, perché tutti e quattro gli asset hanno chiuso in rosso sia sul daily sia sul weekly, con il palladio a -2,56% e l’argento a -2,02% giornaliero. Sul monthly la fotografia cambia, perché platino e palladio recuperano rispettivamente a +1,77% e a +1,385% mentre oro e argento restano sotto la parità.
Il nodo dei tassi e dei rendimenti pesa sull’oro
La spiegazione del comportamento dell’oro va cercata nel costo del denaro. L’oro come Bitcoin non distribuisce cedole, quindi chi lo detiene rinuncia al rendimento che otterrebbe da un titolo di Stato, più quel rendimento sale, meno conviene tenere oro in portafoglio.

Allo stato attuale abbiamo due movimenti opposti. Il tasso ufficiale della Federal Reserve è stato portato al 3,75% dopo essere rimasto fermo sopra il 5% per il biennio 2023-2024, e questo ha lavorato a favore dell’oro. Il rendimento del decennale americano (US10Y) invece è salito al 4,780% e toglie all’oro parte del vantaggio guadagnato nella fase precedente. L’inflazione anno su anno rilevata dal Bureau of Labor Statistics resta al 3,4%, sopra il parametro del 2% della Fed. Questa situazione ha alzato la probabilità di rialzo dei tassi.
La lettura del grafico dal 1992 conferma il meccanismo, perché le fasi di maggiore forza dell’oro coincidono con il rendimento decennale in discesa o schiacciato sui minimi, come nel decennio successivo alla crisi del 2008.
Cosa osservare nelle prossime settimane
L’appuntamento che orienta il comparto è la riunione della Federal Reserve del 15 e 16 settembre, con le proiezioni economiche aggiornate. Il fattore da monitorare resta il divario tra il tasso ufficiale e il rendimento decennale, oggi superiore a 1 punto percentuale. Una risalita ulteriore dei rendimenti a lungo termine peserebbe sui metalli preziosi, mentre un rientro dell’inflazione verso il 3% aprirebbe spazio a nuovi tagli.
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