ESCLUSIVA CRIPTOVALUTA.IT®: Bitcoin, crisi dei debiti sovrani, stablecoin e euro digitale. I temi caldi di questa fase del mondo crypto sono tanti – e abbiamo provato a sciogliere qualche dubbio (e a superare qualche pregiudizio) parlandone, in un’intervista esclusiva, con Alexandre Stachtchenko, Head of Strategy di Bitstack.
Bitcoin è tornato prepotentemente alla ribalta anche grazie alla recente corsa sui mercati, con una narrativa che spinge anche sulla sua funzione di protezione dalla crisi dei debiti pubblici e delle valute fiat. Ecco cosa ne pensa Stachtchenko e cosa ha deciso di rivelare ai nostri lettori.
La nostra intervista a Alexandre Stachtchenko
Criptovaluta.it®: Il MiCA offre all’Europa un vero vantaggio competitivo, grazie alla certezza giuridica e al passaporto unico, oppure rischia di diventare un vantaggio solo teorico, con Stati Uniti e Asia che vanno molto più veloci?
Per un’azienda come la nostra, il MiCA è chiaramente un fattore positivo. Bitstack è autorizzata dall’AMF francese e opera in Francia, Spagna, Italia e in tutti i Paesi dell’UE con un unico passaporto. Ciò che la licenza significa per un cliente è molto concreto: separazione degli asset dei clienti dai fondi propri dell’azienda, requisiti patrimoniali, procedure sottoposte ad audit, standard di cybersicurezza, management sottoposto a verifica.
Prima del MiCA, chiunque avesse un sito web poteva definirsi un exchange. Oggi è il regolatore a verificare l’operatore prima che debba farlo il cliente. Il quadro normativo distingue gli operatori seri da tutti gli altri. Sul fronte della tutela dei clienti, l’Europa si è mossa per prima, e la fiducia è un asset difficile da costruire.
Criptovaluta.it®: Guardando ai primi effetti della regolamentazione, il MiCA ha reso il mercato delle stablecoin più solido oppure ha soprattutto alzato le barriere all’ingresso per gli emittenti europei?
La solidità è migliorata. La debolezza delle stablecoin denominate in euro, tuttavia, è solo marginalmente un problema normativo. È prima di tutto un problema di valuta.
Oggi le stablecoin vengono utilizzate per trading, regolamento e grandi trasferimenti internazionali, e quel mercato parla in dollari: i derivati crypto sono collateralizzati e regolati in USDT e USDC, i funding rate sono calcolati in dollari e la liquidità attrae altra liquidità. I token denominati in euro valgono circa 674 milioni di dollari, contro un mercato complessivo da 308 miliardi, e sono stati superati persino dalla lira turca in termini di volumi di trasferimento on-chain, perché la Turchia ha un problema monetario molto concreto, mentre l’area euro no.
La regolamentazione aggiunge un secondo livello: il divieto di corrispondere interessi e l’obbligo di detenere tra il 30 e il 60% delle riserve sotto forma di depositi bancari generano costi che solo i grandi riescono ad assorbire. Il segnale incoraggiante è che finalmente sta arrivando la distribuzione, con diversi operatori fintech e banche che stanno lanciando stablecoin in euro conformi al MiCA.
Criptovaluta.it®: Le regole sulle riserve, sulle autorizzazioni e sui limiti all’utilizzo delle stablecoin sono una tutela necessaria oppure hanno finito, di fatto, per favorire le grandi stablecoin già dominanti e denominate in dollari?
Sarei prudente nell’attribuire un rapporto di causalità. Il mercato era già in larghissima parte denominato in dollari prima ancora che il MiCA esistesse, perché i risparmiatori di Buenos Aires, Lagos o Istanbul fanno la fila per ottenere dollari, non euro. La regolamentazione non può imporre per legge la domanda di una valuta.
All’interno dell’UE, il MiCA ha premiato la conformità normativa, non la nazionalità: la stablecoin più grande al mondo non è più offerta sulle piattaforme autorizzate, mentre gli emittenti autorizzati, compresi quelli denominati in euro, hanno conquistato spazio.
La critica è invece fondata sul fronte dei costi fissi, che in qualsiasi settore regolamentato tendono a favorire gli operatori già affermati rispetto ai nuovi arrivati. Se le alternative in euro vogliono raggiungere una scala significativa, avranno bisogno di emittenti che dispongano già di distribuzione e bilanci solidi, e questo porta naturalmente alle banche. Un consorzio di 37 banche ha annunciato una stablecoin in euro per la fine del 2026. [Il riferimento è a Qivalis, consorzio al quale partecipano già diverse banche italiane, N.d.R]
Criptovaluta.it®: Nei pagamenti digitali, l’Europa ha perso la corsa alle stablecoin, in particolare a quelle denominate in dollari, oppure esiste ancora uno spazio credibile per le stablecoin in euro e per l’euro digitale?
La corsa nei pagamenti è appena iniziata. È un processo destinato a durare un decennio, e oggi la maggior parte dei volumi delle stablecoin riguarda il trading e il regolamento, non il commercio quotidiano.
Ciò che l’Europa ha già ceduto è la denominazione: come infrastruttura di pagamento, oggi le stablecoin distribuiscono il dollaro, e la risposta credibile dell’euro consiste in infrastrutture private, conformi alla regolamentazione e destinate al commercio europeo.
L’euro digitale risponde a una domanda diversa, e continuo a chiedermi quale sia. Per chiunque abbia un conto bancario, l’euro è già digitale. L’unica vera novità sarebbe detenere un credito verso la banca centrale invece che verso una banca commerciale, una distinzione che pochi consumatori hanno mai chiesto.
Il progetto dell’euro digitale è nato nel 2019 come risposta difensiva a Libra e alle infrastrutture di pagamento straniere. La domanda degli utenti non è mai stata il punto di partenza, e il design stesso sembra ammetterlo, con limiti alla quantità detenibile pensati per evitare corse agli sportelli: il risultato è una forma di denaro che non si può detenere oltre una certa soglia.
L’entrata in vigore non avverrebbe prima del 2029, a fronte di un costo di sviluppo che la stessa BCE stima in 1,3 miliardi di euro.
Resto comunque disponibile a farmi convincere, ma un prodotto di pagamento il cui principale argomento è la sovranità, piuttosto che un bisogno degli utenti, deve ancora dimostrare di essere desiderabile per chi lo utilizzerà.
Criptovaluta.it®: Bitcoin viene spesso descritto come riserva di valore più che come mezzo di pagamento. Quali condizioni dovrebbero cambiare affinché possa essere ampiamente utilizzato per i pagamenti quotidiani? E può competere con le stablecoin?
I beni monetari seguono una sequenza: prima riserva di valore, poi mezzo di scambio, infine unità di conto. L’oro ha impiegato secoli per completare questa sequenza. Bitcoin la sta comprimendo nell’arco di decenni, e siamo ancora nella prima fase.
Tre condizioni accelererebbero il passaggio alla seconda fase.
La volatilità che diminuisce man mano che la base dei possessori si sposta dai trader ai risparmiatori di lungo periodo.
La tassazione: per quanto ne so, in Italia, da gennaio, spendere o vendere bitcoin è tassato al 33% senza alcuna soglia minima, il che trasforma ogni espresso pagato in bitcoin in una registrazione contabile. Un’esenzione de minimis per i piccoli pagamenti cambierebbe i comportamenti delle persone.
E poi l’abitudine, perché le persone continuano a pensare in euro.
Quanto alle stablecoin, sono un canale di distribuzione del dollaro, con un emittente e una funzione di congelamento dei fondi, mentre Bitcoin non ha né emittente né controparte: sono più complementari che concorrenti.
Criptovaluta.it®: Lightning Network, maggiore chiarezza fiscale e integrazione con gli esercenti: qual è oggi il principale ostacolo che impedisce a Bitcoin di affermarsi come mezzo di pagamento in Europa e a livello globale?
La tecnologia non è più il fattore limitante: la capacità di Lightning ha raggiunto un massimo storico superiore a 5.600 BTC a dicembre e Block sta implementando i pagamenti in bitcoin su circa 4 milioni di terminali per esercenti negli Stati Uniti.
L’ostacolo più importante è molto più semplice: le persone adottano uno strumento quando risolve un problema reale, e per un europeo che ha accesso al mondo bancario i pagamenti sono già istantanei, economici e affidabili. È molto difficile sostituire qualcosa che funziona.
Il risparmio è un’altra questione.
L’euro protegge il potere d’acquisto molto meglio del rial iraniano o del peso argentino, ma dal 2020 ha comunque perso circa il 20% del proprio potere d’acquisto secondo i dati ufficiali HICP, e questa erosione silenziosa rappresenta un problema reale in cerca di una risposta reale.
E, come già detto, anche la tassazione rappresenta un ostacolo.
Poi fa il resto la legge di Gresham: le persone spendono la moneta debole e conservano quella forte.
La trazione di Bitcoin in Europa si concentra sul risparmio perché è lì che esiste il bisogno.
Criptovaluta.it®: Bitcoin sta tornando a correre in termini di prezzo. Pensi che questo contribuirà anche a riportare con maggiore forza al centro del dibattito il tema dell’adozione?
Il fattore scatenante di questo rally dice più della sua ampiezza. Il 19 agosto il Tesoro statunitense ha annunciato che avrebbe raddoppiato i riacquisti di titoli a lunga scadenza, portandoli da 2 ad almeno 4 miliardi di dollari per operazione. Nel giro di una settimana, Bitcoin ha guadagnato oltre il 20% e ha superato gli 80.000 dollari per la prima volta da maggio.
Druckenmiller ha definito l’operazione “gestione dei prezzi mascherata da sostegno alla liquidità”. Il rally e le prese di posizione che citate hanno la stessa origine.
Dalio ha scritto venerdì scorso che, con il debito federale statunitense sopra i 40.000 miliardi di dollari, una crisi potrebbe arrivare “tra tre anni, più o meno due”, e ha raccomandato di sottopesare le obbligazioni detenendo invece tra il 10 e il 15% in oro, più un po’ di bitcoin.
BlackRock aveva già proposto questo argomento nel settembre 2024, in un documento intitolato Bitcoin: A Unique Diversifier, che indicava i crescenti dubbi sulla traiettoria dei deficit e del debito statunitensi come uno dei fattori alla base della domanda istituzionale per un asset di riserva alternativo.
Quindi sì, il prezzo riporterà il dibattito sull’adozione al centro dell’attenzione, e questa volta il dibattito avrà una sostanza precisa: la questione fiscale.
È questa copertura l’unico futuro possibile? No: è il punto di ingresso. È il modo in cui i più grandi investitori stanno scoprendo ciò che i risparmiatori in Argentina, Turchia o Libano avevano capito anni fa: una moneta che nessuno può stampare o congelare diventa preziosa proprio quando l’emittente della propria valuta si trova sotto pressione fiscale.
Gli europei non fanno eccezione, considerando che l’euro ha perso circa il 20% del proprio potere d’acquisto dal 2020.
Una copertura di portafoglio per gli investitori istituzionali oggi, una tecnologia di risparmio già oggi per le famiglie e, se il processo di monetizzazione continuerà, una moneta di regolamento domani.
Wall Street sta arrivando all’inizio di questo processo.
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