Il popolo americano è terrorizzato: previsioni su inflazione e su andamento economia in forte peggioramento. Ecco i dati
Il popolo americano risponde picche: i numeri dell'indagine dell'Università del Michigan sono in forte peggioramento
Aggiornato 25/09/2026
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Il classico giro di soft data che arrivano dall’Università del Michigan restituisce un sentiment dei consumatori poco edificante. Già le aspettative sull’economia in generale, sulle aspettative sull’inflazione, con outlook a 1 anno che tocca il 4,6%, contro il 4,0% della lettura precedente. È un pubblico americano, se vogliamo, piuttosto abbattuto dalle ultime evoluzioni macro ed economiche che hanno portato, tra le altre cose, a un rialzo dei tassi imposto da Fed.
È una situazione non buona, almeno secondo dati che vengono raccolti direttamente presso il grande pubblico e che – storicamente – hanno un bias, un pregiudizio negativo. Ad ogni modo, il sentiment dei consumatori, per quanto sia un soft data, ha un impatto sui suoi comportamenti. E dunque i mercati guardano sempre con grande attenzione a quello che viene raccontato da questi… numeri.
Sentiment generale in negativo
La lettura del dato sul sentiment è semplice. Se il numero riportato dall’Università del Michigan è superiore al 50, allora il sentiment è in miglioramento. Se invece è sotto il 50, è in peggioramento rispetto all’ultima rilevazione. Per la lettura di oggi siamo a 48,1, non esattamente il migliore dei numeri. Per quanto riguarda le aspettative, siamo a 46,3, ma il dato forse più “preoccupante” arriva dalle aspettative sull’inflazione.
Per quanto riguarda le aspettative a 5 anni, abbiamo il 3,4%, dello 0,1% superiore rispetto all’ultima rilevazione. Male però quella di più breve termine, che balza dal 4,0% al 4,6%. In breve: il pubblico americano non ha grande fiducia sulla capacità del governo USA di riportare le cose in carreggiata e più in generale sulla possibilità che si torni verso il target del 2%.
Quanto contano i soft data?
Invero relativamente poco. Siamo davanti a dati che misurano il sentiment e non la realtà in quanto tale. Tuttavia questo sentiment è rilevato in quelle persone che poi compiono delle scelte sui mercati – fossero anche soltanto da consumatori come in questo caso. Come negli eserciti, il morale può fare la differenza.
Va però indicato anche un certo pessimismo atavico del pubblico, quando è interrogato su certe questioni. Il pubblico tende a essere molto poco ottimista, anche quando le cose sono in miglioramento.
Non è questo il caso – del miglioramento, intendiamo – ma è comunque qualcosa che conterà meno delle rilevazioni ufficiali degli enti statistici americani.
Per ora, inoltre, i mercati sembrano essere maggiormente concentrati sull’Iran, ovvero sulla capacità che si arrivi a una sorta di pace di breve periodo, almeno.
Intanto interviene la presidente di Fed Cleveland
Beth Hammack non è esattamente una colomba. È tra le aventi voto nel FOMC (la riunione che decide i tassi di interesse negli Stati Uniti, all’interno di Fed) più risolute nel combattere l’inflazione e nel sostenere una politica monetaria restrittiva.
È intervenuta poco fa parlando di inflazione persistente sopra il 2% (non una sorpresa) ma indicando indirettamente i dati di cui sopra come segnale del pubblico che perde fiducia nelle istituzioni, o meglio, nella capacità che queste ultime avranno di riportare l’inflazione in target. Il prossimo meeting di Fed sarà probabilmente molto acceso – e riserverà per Donald Trump una possibile e ulteriore brutta sorpresa.
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Sicuramente vedere il prezzo dei beni energetici salire deve essere una novità importante per gli americani, di conseguenza per le loro paure.