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Kentucky: giù le tasse a chi fa mining Bitcoin e PoW

Il Kentucky si candida a diventare lo stato ufficiale dei miners, o meglio, quello dove pagheranno meno tasse. Secondo una proposta di legge che è già passata dal parlamento locale per 19 voti a 2, il Kentucky accorderà a chi stabilisce imprese e organizzazioni per il mining di criptovalute importanti sconti sul costo dell’elettricità, tagliando le tasse che si pagano sui relativi consumi.

Kentucky tasse cripto
Il Kentucky ci prova: abbassare le tasse a chi porterà il mining nello stato

Per ora ad essere approvata, come riportano le cronache locali più informate è un taglio alla sales tax, una sorta di IVA che si applica alle vendite anche tra business, in questo caso specifico sull’energia elettrica che sarà utilizzata dalle società che faranno mining di criptovalute. Una mossa, questa, che rientra in un progetto più ampio da parte dello stato del Kentucky per iniziare ad attirare nuove attività digitali.

E si parla ovviamente di Bitcoin, anche se non è espressamente citato dalle proposte di legge. Perché di attività che potrebbero facilmente reggersi sul mining esistono quelle che minano BTC ed altri pochi top token.

Non serve però necessariamente spostarsi in Kentucky per ottenere dei Bitcoin. Possiamo investire anche tramite broker come eToro (qui per il conto prova gratuito), che permette di comprare o vendere BTC senza spostarsi da casa e anche con il proprio smartphone.

Non è stata ancora approvata in modo definitivo

In realtà, nonostante la schiacciante maggioranza che ha approvato la risoluzione in parlamento, ci dovrà essere un altro passaggio obbligato per la House Bill 230, questo il nome della legge.

Il Kentucky ha infatti, anche a livello statale, un sistema bicamerale che prevede la seconda lettura di una legge in approvazione da parte del senato, con conseguente voto. Al Senato però, ad aspettarla, ci sarà un’altra legge a favore del mining di criptovalute, ovvero il Senato Bill 225, che prevederebbe il taglio di tasse sui profitti generati dalle operazioni di mining.

Il Kentucky nuova culla del mondo delle criptovalute made in USA?

Non è detto. Sebbene il taglio sia consistente, soprattutto nel caso in cui le leggi da essere approvate dovessero essere entrambe.

A fare la differenza però per i cryptominers sarà sempre il costo finale dell’elettricità, che varia grandemente all’interno degli Stati Uniti e che potrebbe trovare il Kentucky meno competitivo nonostante il generoso taglio alle tasse.

Con questo taglio di tasse il Kentucky, che è già particolarmente competitivo sul costo dell’energia elettrica, potrebbe avvicinarsi a stati come l’Oklahoma, il North Dakota e la Louisiana, che ad oggi offrono elettricità ad un costo che è circa del 15% in meno.

La vera notizia è che negli USA sta partendo la criptomania

La vera notizia è che negli USA, dopo le iniziali resistenze, la criptomania starebbe finalmente prendendo piede. Siamo pur sempre davanti al paese maggiormente minacciato da un’ascesa di tipo globale di Bitcoin al posto del dollaro come riserva monetaria globale e che continua ad opporre resistenza, soprattutto a livello di FED e di dichiarazioni pubbliche.

Questa apertura del Kentucky, seriamente intenzionato ad attrarre miner organizzati – e non semplicemente chi opera con un PC per il mining – sembrerebbe essere una mossa nella direzione giusta.

Anche se su scala globale potrebbe voler dire poco: di luoghi del mondo dove l’elettricità è molto meno cara che negli USA ce ne sono tanti. E non detto che questa mossa del Kentucky, che costerà circa 9 milioni di dollari l’anno in tasse non raccolte, avrà i suoi frutti.

Rimane però la buona intenzione: se anche negli USA gli stati – e dunque le autorità per eccellenza – cominciano a cercare di attirare disperatamente il mondo delle criptovalute… potremmo essere a buon punto.

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