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RESET totale Bitcoin e crypto: il CROLLO del mercato segna l’inizio di una nuova fase

Analisi post-mortem dopo il crollo: Bitcoin e crypto resettano tutto. Ecco cosa ci aspetta.

Il crollo degli ultimi giorni ha avuto inevitabilmente un ruolo fondamentale nel segnare la rottura del precedente ordine di mercato. Bitcoin (BTC), e più in generale tutto il comparto crypto, ha registrato un sell-off violentissimo, con i prezzi che sono precipitati senza la benché minima reazione della domanda, e con ampie liquidazioni che nel frattempo hanno resettato completamente la partita sulle piazze futures.

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Il sentiment degli investitori è fortemente deteriorato: moltissimi traders hanno venduto in perdita e tra chi ancora è rimasto in gioco, la maggior parte si trova ora a gestire portafogli sanguinanti e posizioni sofferenti. Il bull market è ormai un miraggio, e ci vorrà probabilmente un po’ prima che i tori tornino a farsi vedere in città riportando fiducia e capitale. 

Ma intanto, possiamo dire che con l’ultimo crash si è completato definitivamente il reset strutturale del mercato, destinato a ridefinire le modalità di partecipazione degli investitori e i nuovi equilibri su cui si costruirà il prossimo ciclo.

Crollo Bitcoin e crypto: una riflessione  post-mortem

Neanche a conti fatti è semplice spiegare cosa è accaduto nel corso dell’ultima settimana su Bitcoin e sui mercati crypto. Non c’è stato un singolo cigno nero che si è scagliato sulle borse, quanto più un’insieme di eventi ed una concatenazione di dinamiche interne al mercato che hanno alimentato un loop continuo di pressione al ribasso.

Tutto il sell-off si è svolto comunque in maniera molto più ordinata rispetto ad esempio allo shake-out del 10 ottobre, dove il problema era un vuoto di liquidità sui book dei mercati. Questa volta, nonostante le performance disastrose e la direzione degli scambi a senso unico, il movimento si è sviluppato in maniera relativamente disciplinata, con il prezzo che ha continuato a costruire una sequenza di massimi e minimi decrescenti senza un vero e proprio affondo verticale.

Cosa ha scatenato il crollo delle crypto?

A noi investitori piace cercare un capro espiatorio da incolpare quando accade qualcosa di insolito sui mercati, ma questa volta puntare il dito contro qualcuno sembra quantomeno difficile. Da giorni nel mondo crypto girava infatti un sentiment di sconforto dato da tutta una serie di complicazioni e campagne di FUD: tra il clima geopolitico incerto, shutdown negli USA, Epstein files e bufala del wallet Satoshi, narrative sul rischio del quantum computing ed allarmi provenienti dai dati on-chain.

Tra le tante cose, come avevamo accennato il 4 febbraio, c’era anche il rischio di capitolazione degli holder di Bitcoin, visto le pesanti perdite non realizzate che si stavano registrando. Ma non c’è stato un vero e proprio catalizzatore del ribasso: come ha specificato anche il nostro caporedattore Gianluca Grossi nella sua ultima live, non sempre i mercati hanno una motivo valido per fare follie.

La nostra live di giovedì!

Deleveraging e chiusura forzata posizioni su Bitcoin

Uno dei fattori che più ha contribuito ad alimentare crollo, ma che non è la causa in sé del movimento quanto più una diretta conseguenza (che ha comunque ampliato il sell-off), riguarda il posizionamento degli investitori sui mercati futures. Non tanto a livello di semplici posizioni long in leva: le liquidazioni sono state elevate, ma non così estreme come quelle del 10 ottobre. E allora cosa è successo?

Liquidazioni futures Bitcoin
Liquidazioni futures crypto – Fonte dati: https://www.coinglass.com/liquidations

Uno dei problemi principali è che per molti mesi, tanti investitori stavano vendendo volatilità, ossia mettendo in atto strategie di options carry (vendendo opzioni + hedge sui futures) o cash and carry (delta neutral, hedge long + short). Queste configurazioni hanno spesso funzionato portando a premi dignitosi agli investitori, ma di recente qualcosa si è interrotto.

Quando tanti scommettono su una riduzione della volatilità, ed invece quest’ultima esplode (non importa la direzione), inevitabilmente si innesca una spirale. Chi aveva venduto opzioni call ha dovuto ricomprare aumentando la domanda di protezione e spingendo al rialzo l’IV, chi stava hedgando long sui perps è stato costretto a chiudere creando pressione market sell, i market maker hanno continuamente aggiustato le proprie posizioni aumentando lo spread per coprirsi.

Nel frattempo sono partite le liquidazioni, sia sui futures che in DeFi, che hanno fatto partire in loop ulteriori coperture, vendite forzate a mercato e capitolazioni. Possiamo descrivere quanto accaduto come una “volatility spiral”, non dettata da un singolo evento da una catena di flussi di mercato. 

Interessante notare come il DVOL di Bitcoin, che calcola la volatilità implicita sulla base dei prezzi delle opzioni, sia esploso al rialzo molto più di quanto successo il 10 ottobre, nonostante le liquidazioni di entità minore.

DVOL Bitcoin
DVOL BitcoinFonte dati: https://www.deribit.com

Capitolazione e reset totale

Un altro elemento importante da osservare in relazione all’ultimo crollo di Bitcoin riguarda il modo con cui gli investitori hanno capitolato le proprie posizioni. Prendiamo in esame l’indicatore “Capitulation Metricdi Glassnode, che misura l’intensità delle vendite avvenute in perdita sul mercato, evidenziando maggiormente quelle operazioni registrate con drawdown più profondi.

La metrica ci dice dunque quando gli holders di Bitcoin smettono di mantenere la posizione e accettano la perdita pur di uscire dal mercato, e quando soprattutto questo avviene con maggiore forza nel tempo. Ecco, dalla chart notiamo visibilmente come poco fa si sia registrata londata di capitolazione più grande degli ultimi anni, davanti anche quella dello scorso novembre.

Indice della capitolazione Bitcoin
Indice della capitolazione BitcoinFonte dati: https://studio.glassnode.com/

Ciò significa che tantissimi holders hanno venduto durante il crollo, con perdite particolarmente importanti rispetto al loro prezzo di acquisto iniziale. È il segnale più forte che indica la paura nelle negoziazioni, e l’uscita di Bitcoin dalle mani deboli a quelle forti. Questa configurazione di solito precede possibili minimi locali o addirittura ciclici, e resetta completamente lo stato del mercato, con nuovi posizionamenti, nuovi attori e un nuovo modo di vedere il rischio.

Crollo e capitolazione: abbiamo toccato il bottom?

Come abbiamo spiegato ieri, non è detto che abbiamo toccato definitivamente il bottom. C’è potenzialmente ancora spazio per scendere, anche se non per molto, e non è escluso che nelle prossime settimane si vada a scavare più in basso prima di una ripartenza. Ma al di là di questo, piuttosto che provare ad indovinare il minimo, ciò che conta davvero è osservare come è cambiata la struttura del mercato dopo il crollo, e come siamo giunti ad un reset completo.

Da qui inizio un nuovo ciclo, non forse dal punto di vista temporale secondo l’orizzonte quadriennale di Bitcoin, ma inizia una nuova fase per le borse crypto. La leva è stata assorbita ed una parte significativa dei partecipanti più esposti è stata costretta a uscire dal mercato con perdite ingenti. È il momento in cui il mercato si svuota degli eccessi e torna a selezionare chi è realmente disposto a sopportare la volatilità.

Chi non è sopravvissuto, probabilmente non ha gestito bene il rischio o non era abbastanza preparato emotivamente per sostenere drawdown simili. Bitcoin e le crypto non perdonano: a questo gioco resiste solo chi sa restare al tavolo e gestire bene le proprie puntate.

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