L’ultima fase ribassista dei mercati potrebbe essere ricordata come il bear market più veloce ed intenso nella storia del settore crypto. Bitcoin e tutto il resto del comparto altcoin hanno registrato 5 candele mensili rosse consecutive, vedendo evaporare in tempi record ben $2,4 trilioni di capitalizzazione, considerando l’ampiezza massima del movimento. Ora però un indicatore segnala che il peggio potrebbe essere finito, o che perlomeno il mercato stia entrando nella fase finale della sua compressione.
Riprendiamo lo “Sharpe Ratio” associato a Bitcoin, metrica di cui abbiamo già discusso a novembre dello scorso anno, e che ci ha fornito preziosi spunti sulla struttura del ciclo e sulla qualità dei rendimenti espressi dalla criptovaluta. In quell’occasione la chart aveva suggerito la possibilità di un nuovo dump dei prezzi, cosa che a posteriori possiamo dire ci sia stata. Oggi invece ci dice come potrebbe arrivare un’inversione da qui a breve.
Sharpe Ratio: come funziona?
Lo Sharpe Ratio è un indicatore che serve ad evidenziare quanto Bitcoin, e di riflesso tutto il mercato crypto nel suo insieme, sia considerato rischioso in relazione ai rendimenti offerti. Viene utilizzato prevalentemente nelle piazze tradizionali ma anche in quelle degli asset digitali ha una sua interessante utilità, poiché ci mostra quanto pesa la volatilità nel rapporto rischio/rendimento.
In altre parole, lo Sharpe Ratio misura se il rischio assunto dagli investitori viene effettivamente compensato dalle performance ottenute. Matematicamente si calcola come la differenza tra il ritorno medio dell’asset in questione ed il ritorno offerto da un asset a basso rischio, tipicamente bond statunitensi, rapportando il tutto alla sua volatilità.
Quando l’indicatore sale, significa che il rischio assunto per investire in quel prodotto viene compensato in modo efficiente sul mercato, mentre quando invece scende, vuol dire che i rendimenti non giustificano il rischio di rimanere esposti al mercato. Soprattutto nel mondo crypto questa metrica è stata storicamente molto precisa nell’individuare le fasi di inversione da bear market a bull market, e viceversa.
Il bear market più celere e feroce della storia della crypto
Secondo quanto emerge dalla lettura dello Sharpe Ratio su Bitcoin, notiamo che in questo momento il rapporto è entrato in una zona che statisticamente in passato ha coinciso con le fasi finali dei bear market crypto. L’indicatore è infatti appena sceso sotto il livello -10, punto da cui negli anni 2014, 2018 e 2022 si era arrivati nei momenti finali delle fasi di maggiore pressione ribassista.
Ciò non significa che abbiamo necessariamente toccato il bottom su Bitcoin e sugli altri asset crypto, ma che piuttosto in questo momento il mercato potrebbe trovarsi in una fase avanzata del ciclo ribassista. Tutto ciò senza considerare aspetti legati al tempo o altre variabili macro, ma limitandosi esclusivamente alla relazione tra performance e volatilità.

Da notare soprattutto come il rapporto rischio/rendimento sta diventando sempre più estremo: ora come ora il deterioramento è ancora in corso, a dimostrazione del fatto che le performance di Bitcoin non sono all’altezza del rischio assunto dagli investitori. Detto ciò però, queste condizioni tendono a manifestarsi proprio quando ci si avvicina ad una zona di papabile inversione.
Lo Sharpe Ratio risponde infatti con una sorta di “lag”, in quanto riflette le conseguenze dell’evoluzione del mercato e non le sue cause. Ovviamente ciò non esclude il fatto che Bitcoin e le altre crypto potrebbero continuare a performare male nei prossimi mesi, portando l’indicatore a segnare minimi storici o comunque rimanere su livelli compressi per un periodo più prolungato del previsto.
Investitori crypto sotto pressione: perdite in corso per STH ed LTH
Aggiungiamo anche che in questo momento tanti holders di Bitcoin si trovano “under water”, come direbbero gli americani, ossia stanno riportando grosse perdite non realizzate sulle proprie posizioni. E questo vale sia per gli short-term (STH), che per i long-term (LTH), con entrambe le categorie di investitori crypto che soffrono il recente calo di prezzo di BTC sotto la loro rispettiva base di costo.
Per comprendere il concetto prendiamo il grafico del “Realized Price” di Bitcoin, suddiviso per bande UTXO, che ci mostra il prezzo medio a cui i diversi gruppi di monete sono stati movimentati l’ultima volta, dividendolo per fasce temporali. Ecco, notiamo subito che tutti i detentori, esclusi quelli con età delle monete superiori a 18 mesi, stanno negoziando sotto il loro costo di carico.
Le monete più recenti, con età compresa tra 1-3 mesi, segnano un realized price intorno ai $90.000. Quelle leggermente più datate, tra 3-12 mesi, mostrano livelli medi ancora più elevati, superiori ai $100.000. Male anche per il gruppo 12-18 mesi, che ha perso una condizione di profitto che perdurava da ottobre 2023, dopo il breakdown dei $85.000. Capite bene che tutti questi operatori al momento stanno vivendo una situazione psicologica difficile e potrebbero continuare a capitolare se BTC dovesse accennare ad altra debolezza tecnica.

Ora il prezzo di Bitcoin sembra aver reagito al raggiungimento del realized price associato agli holders tra 18 mesi e 2 anni, situato intorno ai $63.000. L’ultima volta che è successo nel 2022, poi il prezzo di Bitcoin si è consolidato al ribasso per qualche settimana prima di trovare definitivamente il bottom (nel mezzo della bancarotta di FTX).
Come comportarsi in questo periodo?
Dipende essenzialmente da quello che è il vostro orizzonte e la vostra strategia. Diversi indicatori suggeriscono che potremmo essere vicini a toccare il minimo di questo ciclo, il che sarebbe un evento anomalo secondo le tempistiche dei precedenti bear market, ma non dal punto di vista del posizionamento degli investitori e dal rapporto rischio/rendimento.
Iniziare ad accumulare da qui in poi potrebbe essere una buona idea per chi ha un ottica di lungo periodo. Se invece si vuole battere il mercato nel breve periodo, la situazione si fa più sfumata e servirebbero altre conferme prima di poter dire di aver toccato il bottom.
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